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L’Economia del Mare al centro dell’agenda di Governo

Intervista alla Sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo

Del 23 maggio 2017

Lei ha la delega per conto del Ministero dell’Ambiente al coordinamento delle politiche di tutela del mare e le connesse strategie di crescita economica sostenibile. Quali sono i principali obiettivi sui quali ha scelto di lavorare in questi ultimi anni?

Il primo obiettivo a cui ho lavorato in questi anni è stato quello di portare il mare al centro dell’agenda di governo, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche come un’opportunità per uno sviluppo sostenibile. Su 20 Regioni, in Italia, solo 5 non sono bagnate dal mare. Questo fa capire quanto sia rilevante l’economia del mare nel nostro Paese. Secondo i recenti dati forniti da Unioncamere, le attività legate alla blue economy nel 2015 hanno prodotto quasi 43 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 3,5% del totale dell’economia nazionale, coinvolgendo oltre 835 mila occupati. L’economia del mare è, dunque una fetta rilevante del PIL italiano, che può e deve crescere all’insegna della sostenibilità ambientale.

 

In una nostra intervista del 28 ottobre scorso, ci disse che non le piace quando dicono che l’ambiente è un freno allo sviluppo ma nemmeno il contrario. Come ha gestito il rapporto ambiente-sviluppo in questi anni al Governo? 

Intanto in tutte le azioni che abbiamo messo in campo, penso alla lotta all’erosione costiera o alla riforma dei dragaggi per citare alcuni esempi, abbiamo coinvolto tutti i soggetti interessati, Istituzioni, Enti Locali, associazioni di categoria e mondo scientifico. Lo ribadisco, l’ambiente non può essere in alcun modo un freno allo sviluppo. Faccio un esempio, il turismo. Con quasi 5 mila siti di balneazione sui circa 14 mila di tutti i Paesi europei, il nostro Paese rappresenta il 36% delle coste balneabili del continente europeo e uno dei problemi più gravi che affliggono le nostre coste è quello dell’erosione. Per prima cosa abbiamo sottoscritto con le Regioni rivierasche un Protocollo d’intesa per la stesura delle linee guida nazionali per la difesa delle coste dall’erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici.

Con il protocollo è stato istituito il Tavolo Nazionale sull’Erosione Costiera che sta contribuendo ad affrontare la questione in forma coordinata e integrata individuando procedure comuni e omogenee per una gestione corretta e sostenibile della fascia costiera a livello nazionale. Si tratta di un’esperienza importante in quanto vede sedute attorno allo stesso tavolo istituzioni statali, regionali e comunità scientifica, unite per fronteggiare il fenomeno della continua perdita dei sedimenti.

In questo modo affrontiamo un’emergenza ambientale ed economica, tutelando da una parte le nostre coste e, dall’altra, le attività sul territorio. È del tutto evidente, quindi, che abbiamo messo in campo un nuovo modello di azione che tiene conto della sostenibilità ambientale come vero e proprio motore di sviluppo economico.

 

Dal settembre scorso è in vigore la nuova normativa sugli escavi e i dragaggi. Quanto è importante per favorire la crescita dei traffici di merci e persone nei nostri porti? E quali altri vantaggi porta alle imprese e all’ambiente?

La riforma definisce, finalmente, un quadro regolamentare chiaro, certezza e semplificazione delle procedure. In sintesi una normativa che affronta in maniera organica la questione dei dragaggi nelle varie tipologie dei porti italiani. Vengono superate le difficoltà riscontrate in questi anni durante le operazioni di dragaggio e nella gestione del materiale dragato nei vari usi consentiti, casse di colmata, immersione a mare e ripascimento.

Si tratta di un percorso di riforma atteso da anni che va nella direzione della semplificazione normativa e che favorisce l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per l’esecuzione degli interventi, a dimostrazione che sviluppo economico e sostenibilità ambientale possono e, anzi, devono coesistere. Un lavoro, anche questo, che il Ministero dell’Ambiente, ha portato avanti per più di un anno assieme ad altre amministrazioni e con il prezioso supporto del mondo scientifico.

 

Da qualche giorno è online il nuovo portale www.erosionecostiera.isprambiente.it. Quali sono i suoi principali obiettivi?

Il portale è il frutto di un lavoro messo a punto dal Ministero dell’Ambiente, dalle Direzioni per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque e per la Protezione della Natura e del Mare che hanno svolto un ruolo di supervisione dei lavori per garantire l’omogeneità di azione su scala nazionale e il Geoportale Nazionale che ha assunto il ruolo di infrastruttura cartografica di sintesi delle attività svolte in materia di difesa delle coste. Inoltre per ottenere un quadro conoscitivo omogeneo sull’assetto fisiografico delle coste italiane, è stata eseguita un’analisi sulle variazioni della linea di costa dal 1960 al 2012, oltre a una serie di elaborazioni preliminari utili a inquadrare l’entità delle problematiche esistenti lungo i litorali. Da oggi il Ministero dell’Ambiente ha un nuovo strumento per affrontare la problematica relativa alla difesa delle coste italiane e per monitorare le attività del TNEC, il Tavolo Nazionale per l’Erosione Costiera.

 

Accanto alla sua intervista, riportiamo la recente pubblicazione del bando relativo alla riqualificazione della Villa dell’Agronomo di Pianosa che diventerà un Museo dell’agricoltura. Perché questa scelta?

La Casa dell’Agronomo è un edificio di pregio, il più bello di Pianosa, realizzato dopo la metà ottocento per ospitare la residenza dell’agronomo, la figura chiave nel contesto isolano a cui veniva anche affidato il ruolo di vicedirettore del carcere.

Proprio per il valore simbolico di questo manufatto abbiamo deciso di iniziare da qui, recuperando e riqualificando l’immobile e il giardino esterno che diventeranno un museo e un laboratorio dedicati all’agricoltura.

L’immobile è passato ufficialmente dal Demanio al Parco Nazionale, che sarà titolare della progettazione e dell’esecuzione dell’intervento.

Sarà un intervento da 540mila euro, di cui 300mila saranno stanziati dal Ministero dell’Ambiente e il resto dal Parco nazionale.

Con questo intervento diamo il via, assieme agli altri Enti coinvolti, a un percorso di rilancio dell’Isola di Pianosa nell’ottica di un turismo che deve rimanere all’insegna della sostenibilità ambientale.