Mario Zanetti, delegato all’Economia del mare di Confindustria, Presidente di Confitarma e AD di Costa Crociere è intervenuto questa mattina al Sustainable Economy Forum, organizzato da San Patrignano e Confindustria, da sette anni importante momento di riflessione e condivisione di esperienze sui temi chiave della sostenibilità e della responsabilità. Ad aprire i lavori della giornata Letizia Moratti, cofondatrice Fondazione San Patrignano, il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini e Michele de Pascale, Presidente della Regione Emilia Romagna.

I TRASPORTI MARITTIMI
Nella prima parte del suo intervento Zanetti ha sottolineato la rilevanza dei temi della transizione energetica e della sostenibilità per il cluster dell’Economia del mare e dei trasporti marittimi in particolare: “Queste tematiche sono estremamente importanti. Lo sono per noi, per la mia azienda, ma più in generale per tutto ciò che riguarda l’economia del mare. Un settore – o meglio, un cluster – da sempre molto impegnato su questi fronti, a partire dalla riduzione delle emissioni fino all’economia circolare, dove abbiamo già esempi concreti di best practice.
Partiamo dalla riduzione delle emissioni. Ci sono alcuni numeri poco conosciuti, ma che raccontano molto. Quando parliamo di economia del mare, parliamo innanzitutto di shipping. E lo shipping, numeri alla mano, è la modalità di trasporto più eco-compatibile al mondo. L’80% delle merci globali viaggia via mare, eppure il settore è responsabile di meno del 3% delle emissioni di gas serra. Questo significa che è già stato fatto un lavoro significativo, anche se naturalmente il percorso davanti a noi è ancora lungo. Ma partiamo da basi solide”.
COSTA CROCIERE
Zanetti è stato poi chiamato a raccontare l’esperienza pratica e diretta di Costa Crociere impegnata in azioni di circolarità e sostenibilità: “restando sul tema delle emissioni e della combustione, posso dire che sia noi come Costa, sia il gruppo Carnival di cui facciamo parte, lavoriamo da anni su questi aspetti. Lo facciamo da ben prima che diventasse un obbligo normativo o un tema “top of mind”. Il nostro primo bilancio di sostenibilità certificato risale al 2007, e da allora non abbiamo mai smesso di investire. Se guardiamo i dati, oggi – rispetto al 2019 – abbiamo ridotto le emissioni del 10%, pur avendo aumentato la capacità del 30%. Un gap positivo di 40 punti percentuali, che racconta tanto dell’impegno concreto messo in campo.
Sul fronte dell’economia circolare, le nostre navi sono delle vere e proprie piccole città. Anzi, per dare un’idea concreta: sono mediamente più grandi del 60% dei comuni italiani. Sei comuni su dieci, infatti, hanno meno abitanti della media delle nostre navi. In questo momento, ad esempio, abbiamo a bordo 35.000 passeggeri e 10.000 membri di equipaggio. Oggi serviremo 120.000 pasti.
All’interno di questo ecosistema abbiamo introdotto pratiche che spesso superano gli standard dei migliori comuni italiani. Mentre i comuni più efficienti – pur essendo tra i più virtuosi d’Europa – arrivano all’80% di raccolta differenziata, a bordo delle nostre navi siamo al 100%. E non si tratta solo di raccolta differenziata: abbiamo processi di economia circolare ben strutturati. Un esempio: separiamo il PET dal resto della plastica e, in collaborazione con aziende italiane come Guzzini, abbiamo sviluppato un ciclo completo di produzione-riacquisto. In pratica, ciò che viene scartato come rifiuto rientra a bordo sotto forma di prodotto finito. Un modello circolare reale, operativo e già attivo.
Le nostre navi sono oltre il 90% indipendenti a livello idrico, e abbiamo circuiti di riutilizzo per oli esausti, vetro, acciaio. Anche sul piano delle risorse alimentari stiamo facendo molto. Tornando a quei 120.000 pasti al giorno: numeri alla mano, a bordo produciamo almeno il 20% in meno di spreco alimentare rispetto a quello che generiamo a casa. Può sembrare sorprendente, ma in realtà è semplice: noi a casa non abbiamo algoritmi, non pianifichiamo i pasti in modo così preciso, né abbiamo i macchinari che usiamo a bordo per gestire le materie prime.
Tutto questo – dall’efficienza all’economia circolare – ci riporta al discorso della transizione energetica. Perché, al di là della tecnologia o del tipo di carburante che verrà adottato, la prima vera leva è una: consumare meno. Meno consumiamo, minore sarà l’impatto ambientale, anche a parità di tecnologia o carburante. E questa è una direzione in cui, come Costa, ma anche come shipping e come intero cluster dell’economia del mare, stiamo investendo in modo deciso e strutturato, sia in termini operativi sia in ricerca e sviluppo”.
L’ECONOMIA DEL MARE
Infine Zanetti ha potuto evidenziare il lavoro svolto dal Gruppo Tecnico sull’Economia del mare di Confindustria da lui presieduto, su delega del presidente Orsini: “Le sfide sono molteplici: vanno dal ruolo dei porti alla digitalizzazione, al cambiamento delle professioni. Mi concentro su un punto chiave: da qui, come andiamo avanti nel processo di decarbonizzazione? Antonio Gozzi ha citato giustamente l’ETS, che oggi ha un impatto negativo sulla competitività delle imprese, e quindi sul sistema europeo – e italiano in particolare. Perché cos’è l’ETS? È, di fatto, una tassa che nel settore marittimo viene pagata dalle aziende che navigano su rotte e porti europei. Questo cosa comporta? Comporta che, per evitare questa tassa, le navi cambiano rotta, fanno scalo in altri porti, in altri mari.
Nel Mediterraneo – dove la prossimità è una delle caratteristiche fondamentali – questo ha un effetto immediato. Pensiamo alla crisi del Canale di Suez, del Mar Rosso: ha portato molte rotte a deviare verso l’Africa. Ora, l’ingresso nel Mediterraneo ha a poche miglia porti europei e porti non europei. La scelta, quindi, diventa strategica.
Perché questa è una sfida? Perché ci impone di capire come utilizzare le risorse a disposizione. Il percorso verso la decarbonizzazione prevede diverse strade: investimenti in ricerca e sviluppo per nuove tecnologie, per nuovi carburanti, per creare una rete di approvvigionamento. Dobbiamo anche sostenere il costo di questi nuovi carburanti, almeno finché la loro produzione non raggiungerà un livello industriale che ne abbassi il prezzo, rendendoli competitivi rispetto a quelli tradizionali.
Abbiamo davanti molte sliding doors, molte scelte cruciali. La più importante: affrontare tutto questo con un’ottica sistemica. Non settoriale, non nazionale, ma europea. Che non vuol dire solo abbattere i costi delle tasse, ma investire nella produzione di energia sostenibile, a costi sostenibili. Vuol dire coniugare la sostenibilità ambientale con quella economica, e quindi anche con quella sociale.
Come Confindustria, e come Economia del Mare, stiamo riassumendo queste sfide in un position paper che presenteremo a breve. Abbiamo individuato tre driver fondamentali: i vettori, ovvero le flotte – perché il mare è fatto innanzitutto di asset; i porti e le infrastrutture – il porto non è solo un punto d’arrivo, è l’accesso a un territorio; e le persone, quindi le competenze.
Attraverso questi tre assi vogliamo orientare le politiche, aiutare a scegliere la strada giusta – la porta giusta – per affrontare le sfide che abbiamo davanti”.



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