Una materia prima ancora sottovalutata
Quando si parla di alghe, il pensiero corre spesso al cibo o agli integratori. Eppure il loro interesse va molto oltre l’alimentazione. Le alghe rappresentano una risorsa biologica e industriale di grande rilievo, capace di alimentare filiere diverse: chimica verde, cosmetica, farmaceutica, depurazione ambientale, nuovi materiali, agricoltura e bioeconomia marina.
Il loro valore dipende da una combinazione rara di caratteristiche. Crescono in ambiente acquatico, non richiedono necessariamente suolo agricolo fertile, comprendono una straordinaria varietà di specie e producono composti chimici di grande interesse: polisaccaridi, pigmenti, molecole bioattive, sostanze strutturali e biomasse tecniche. In un’epoca in cui si cercano alternative più sostenibili alle risorse fossili e ai cicli produttivi più impattanti, le alghe si stanno affermando come una delle matrici biologiche più promettenti.

Dalle coste all’industria
L’uso non alimentare delle alghe non è affatto una novità. In molte regioni costiere del mondo esse sono state raccolte per secoli come fertilizzanti o ammendanti naturali. La trasformazione moderna è avvenuta quando la chimica industriale e le biotecnologie hanno iniziato a isolare e valorizzare i singoli composti presenti nelle diverse specie.
Da quel momento, le alghe hanno smesso di essere soltanto una biomassa generica e sono diventate una fonte di sostanze precise, dotate di proprietà tecniche spesso difficili da sostituire. Alcuni derivati ottenuti da alghe rosse e brune sono ormai entrati stabilmente in molti processi produttivi grazie alla loro capacità di addensare, gelificare, stabilizzare o emulsionare.
Tabella 1. Derivati industriali delle alghe
| Derivato | Alghe di origine | Codice UE (E-number) | Uso industriale principale | Prodotti comuni |
| Alginati | Alghe brune (Laminaria, Macrocystis) | E400-E405 (acido alginico e sali: sodio, potassio, ammonio, calcio) | Addensanti, stabilizzanti, emulsionanti | Gelati, pane e prodotti da forno, birra (schiuma), salse |
| Agar-agar | Alghe rosse (Gelidium, Gracilaria) | E406 | Gelificante naturale (alternativa vegetale alla gelatina animale) | Budini, dolci, caramelle, yogurt, microbiologia (terreni di coltura) |
| Carragenina | Alghe rosse (Chondrus crispus -“muschio d’Irlanda”) | E407 | Addensante e stabilizzante, migliora cremosità | Yogurt, panna da montare, latti vegetali, creme, bevande |
Questi composti mostrano bene come il mondo algale sia già da tempo intrecciato con l’industria. Il loro interesse non risiede soltanto nell’origine naturale, ma nelle proprietà fisico-chimiche che li rendono preziosi in molte applicazioni tecniche. Le alghe, in questo senso, non sono semplicemente una materia da trasformare: sono una piattaforma chimica.
Biotecnologie e nuovi usi
Negli ultimi decenni, accanto ai derivati più classici, si è allargato il campo delle applicazioni biotecnologiche. Alcune microalghe vengono studiate per la produzione di biocarburanti, altre per l’ottenimento di pigmenti, antiossidanti o molecole con potenziale farmaceutico. Altre ancora entrano nello sviluppo di materiali biodegradabili e packaging sostenibile.
Tabella 2. Usi biotecnologici delle alghe
| Settore | Alghe / Microalghe principali | Prodotti ottenuti | Applicazioni industriali |
| Energia (biocarburanti) | Nannochloropsis | Lipidi (50-70% del secco) per biodiesel | Produzione di biocarburanti di 3ª generazione, riduzione CO2 |
| Chlorella | Zuccheri e amidi per bioetanolo | Produzione di bioetanolo sostenibile | |
| Botryococcus braunii | Biomassa per biogas (CH4) | Produzione di biogas tramite digestione anaerobica | |
| Nannochloropsi, Chlorella | Fotobioconversione per bioidrogeno | Generazione di bioidrogeno in condizioni anossiche | |
| Cosmetica | Alghe brune (Ascophyllum, Fucus) | Polisaccaridi idratanti | Creme idratanti, anti-age, shampoo, maschere nutrienti |
| Alghe rosse e microalghe pigmentate | Carotenoidi e antiossidanti | Creme solari, prodotti anti-ossidanti | |
| Farmaceutica | Alghe rosse e brune, microalghe varie | Molecole antivirali, antitumorali, immunomodulanti | Ricerca farmaci naturali, biomateriali biomedici |
| Bioplastiche | Alghe rosse (Gelidium, Gracilaria), brune (Laminaria, Macrocystis) | Polisaccaridi (agar, alginati) | Bioplastiche, packaging sostenibile, film alimentari |

In questo quadro, il settore energetico rimane uno dei più discussi. Le microalghe hanno una produttività teorica elevata e possono generare lipidi, zuccheri o biomassa utile per biodiesel, bioetanolo, biogas e bioidrogeno. Il problema, almeno per ora, non è tanto la fattibilità scientifica quanto la sostenibilità economica e industriale su vasta scala. È un ambito promettente, ma ancora in cerca di un equilibrio stabile tra costi, rese e infrastrutture.
Più maturi appaiono altri sbocchi, soprattutto quelli legati ai composti bioattivi. Pigmenti come beta-carotene, astaxantina e ficocianina, insieme ai polisaccaridi idratanti e ad altre molecole funzionali, hanno aperto un terreno molto fertile per cosmetica e ricerca biomedicale. Anche il settore delle bioplastiche e dei film biodegradabili si muove in questa direzione: non come sostituzione totale dei materiali tradizionali, ma come sviluppo di nicchie ad alto valore tecnologico e ambientale.
Agricoltura, economia circolare e biomassa tecnica
Le alghe hanno un ruolo importante anche in agricoltura, soprattutto attraverso estratti e formulati tecnici usati come biostimolanti o come componenti di prodotti per il miglioramento della fisiologia vegetale. Qui il loro interesse non consiste soltanto nell’apporto di minerali, ma nella presenza di sostanze che possono sostenere la crescita, la risposta agli stress e l’efficienza d’uso dei nutrienti.
Un altro aspetto interessante è la possibilità di valorizzare la biomassa secondo una logica di bioraffineria. In questo modello, la materia prima non viene destinata a un solo prodotto, ma scomposta in più frazioni utili: polisaccaridi, pigmenti, estratti, residui per impieghi agronomici o per altri processi. È una prospettiva importante, perché aumenta il valore economico complessivo e riduce gli scarti.
Le alghe come alleate dell’ambiente
Il valore delle alghe non dipende solo da ciò che se ne può estrarre. In molti casi esse svolgono direttamente funzioni ecologiche e applicazioni ambientali di grande interesse. Possono partecipare alla rimozione di nutrienti in eccesso, contribuire alla depurazione delle acque, legare metalli, fissare carbonio e creare habitat favorevoli alla biodiversità.
Tabella 3. L’alleanza ecologica con le alghe
| Funzione | Alghe usate | Meccanismo | Applicazioni |
| Depurazione nutrienti | Chlorella, Ulva, Gracilaria | Assorbimento di N e P | Trattamento reflui, acquacoltura integrata |
| Rimozione inquinanti | Microalghe varie | Degradazione/adsorbimento composti organici | Acque reflue urbane e industriali |
| Bioaccumulo metalli | Ulva, Fucus, Sargassum, Chlorella | Legame ioni metallici su polisaccaridi | Bonifica ambientale, recupero metalli critici |
| Sequestro di CO2 | Kelp, Saccharina, Macrocystis | Fotosintesi e stoccaggio in biomassa/sedimenti | Mitigazione cambiamento climatico |
| Habitat ecologico | Foreste di macroalghe | Strutture tridimensionali | Protezione biodiversità , riduzione erosione |

In particolare, il loro impiego nella depurazione e nel trattamento dei reflui le rende interessanti all’interno di sistemi integrati, dove il miglioramento ambientale e la produzione di biomassa possono procedere insieme. Anche il bioaccumulo di metalli apre scenari notevoli, soprattutto in relazione alla bonifica di ambienti contaminati e, in prospettiva, al recupero di elementi utili.
Le grandi macroalghe, inoltre, hanno un ruolo essenziale nei cicli del carbonio e nella costruzione di habitat marini complessi. Le foreste sommerse non sono semplicemente masse vegetali, ma vere architetture biologiche che ospitano comunità marine, sostengono la biodiversità e contribuiscono alla stabilità di molti ecosistemi costieri.
Un divario netto tra Asia ed Europa
Non tutte le regioni del mondo hanno sviluppato allo stesso modo la filiera delle alghe. In Asia, soprattutto in Cina, Giappone e Corea, la produzione è enorme, la coltivazione è consolidata e il settore beneficia di una lunga tradizione, di economie di scala e di un sostegno pubblico consistente. In Europa, invece, il comparto resta più piccolo, costoso e frammentato.
Tabella 4. Confronto Asia – Europa nella filiera delle alghe
| Aspetto | Asia (Cina, Giappone, Corea) | Europa (Francia, Spagna, Irlanda, Norvegia) |
| Produzione annua | ~30 milioni tonnellate (97% mondiale) | <1% mondiale, pochi impianti pilota |
| Tecniche di coltivazione | Reti e corde sospese, metodi semplici e consolidati | Impianti sperimentali, fotobioreattori costosi, progetti offshore |
| Costi di produzione | Bassi, economia di scala, manodopera meno cara | Alti: piccoli volumi, manodopera costosa |
| Regolamentazione | Iter snelli, aree costiere dedicate alla maricoltura | Burocrazia complessa (concessioni, VIA, EFSA per novel food) |
| Supporto statale | Forte sostegno pubblico e sussidi | Incentivi limitati, ricerca ancora frammentata |
| Ruolo economico | Industria multimiliardaria, export globale | Settore emergente, legato a sostenibilità e innovazione |
Questo squilibrio mostra che il problema non è soltanto biologico o tecnico. Conta anche la capacità di costruire una filiera integrata, di semplificare i passaggi normativi, di creare mercato e di rendere economicamente sostenibile l’intero sistema. L’Europa dispone di competenze scientifiche molto avanzate, ma non ha ancora raggiunto una scala paragonabile a quella asiatica.
Il quadro italiano
In Italia il settore è ancora giovane, ma già presente in forme diverse: produzione di microalghe, fotobioreattori, derivati industriali, omega-3, biostimolanti, progetti di economia circolare e recupero di biomassa.
Tabella 5. Produzione di microalghe in Italia
| Azienda/Progetto | Località | Tipo di alghe | Caratteristiche principali |
| Archimede Ricerche | Genova / Camporosso | Microalghe | Primo impianto industriale italiano; filiera completa |
| ALGAE spa | Emilia (Solierese) | Spirulina, cianobatteri | Fotobioreattori automatizzati e chiusi; verde e modulare |
| Serenissima | Padova (Codevigo) | Microalghe | Produzione con fotobioreattori |
| BioSyntex | [vari luoghi] | Microalghe | Fornitura impianti, biostimolanti AlgLiftTM |
| Tere Group | Modena, Milano | Microalghe | Impianti industriali per microalghe e derivati ad alto valore aggiunto |
Il quadro che emerge è quello di una filiera ancora in costruzione, ma già capace di sperimentare direzioni diverse: coltivazione controllata, trasformazione industriale, applicazioni ambientali, prodotti ad alto valore aggiunto. L’Italia non dispone ancora di un comparto maturo, però mostra una base tecnica e imprenditoriale che potrebbe crescere se sostenuta da ricerca, investimenti e maggiore continuità normativa.
Limiti e prospettive
Le alghe non sono una soluzione magica. Restano aperti problemi di costo, di raccolta e coltivazione, di variabilità biologica, di standardizzazione della biomassa, di investimento tecnologico e di reale sostenibilità economica su larga scala. Alcune applicazioni sono già consolidate, altre sono ancora in fase di sviluppo e richiedono prudenza.
Ciò che rende le alghe particolarmente interessanti è però la loro versatilità. Poche altre biomasse consentono di immaginare, a partire dalla stessa materia prima, derivati industriali, estratti cosmetici, applicazioni ambientali, materiali innovativi e filiere integrate. È proprio questa molteplicità a renderle strategiche per la bioeconomia blu.
Strumenti concreti
Le alghe sono molto più di una semplice presenza nei mari o di una curiosità biologica. Sono una risorsa capace di alimentare processi industriali, sostenere la ricerca applicata, contribuire alla gestione ambientale e aprire nuove strade alla chimica verde e ai biomateriali. Il loro valore non dipende da un unico uso, ma dalla possibilità di far convergere ecologia, innovazione e produzione in una stessa materia biologica.
Per questo, guardare alle alghe come risorsa significa riconoscere che il mare può offrire non solo paesaggi e biodiversità, ma anche strumenti concreti per ripensare industria, sostenibilità e futuro delle economie costiere.
Fonti bibliografiche
Chisti, Y. (2007). Biodiesel from microalgae. Biotechnology Advances, 25(3), 294–306.
Chopin, T., Cooper, J. A., Reid, G., Cross, S., & Moore, C. (2012). Integrated multi-trophic aquaculture: A marine biomitigation measure? Reviews in Aquaculture, 4(4), 209–220.
European Commission. (2022). Towards a strong and sustainable EU algae sector (COM(2022) 592 final). Publications Office of the European Union.
Food and Agriculture Organization of the United Nations. (2024). The State of world fisheries and aquaculture 2024. FAO.
Krause-Jensen, D., & Duarte, C. M. (2016). Substantial role of macroalgae in marine carbon sequestration. Nature Geoscience, 9(10), 737–742.
McHugh, D. J. (2003). A guide to the seaweed industry (FAO Fisheries Technical Paper No. 441). FAO.
Wijffels, R. H., & Barbosa, M. J. (2010). An outlook on microalgal biofuels. Science, 329(5993), 796–799.
Fonti iconografiche
CSIRO ScienceImage. (n.d.). Diatom micrographs (SEM) [Image gallery].
NASA Earth Observatory. (n.d.). Phytoplankton bloom in the Baltic Sea [Landsat 9 OLI-2 image].
Rivault, E. (2020, December 28). Seaweed farms in South Korea [Sentinel-2 image]. Wikimedia Commons.

Silvio Rossignoli
Coordinatore Scientifico ed Esperto Economia del Mare, Underwater,Space&Blue


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