Proseguono le indagini sulla tragica vicenda che ha coinvolto il subacqueo olandese Rob Cornelis Huijben, deceduto il 9 maggio scorso durante le operazioni di recupero del relitto del veliero Bayesian, affondato al largo di Porticello nell’agosto 2024.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal sostituto procuratore Raffaele Cammarano e dalla procuratrice facente funzioni Concetta Federico, i sub della società olandese Smit Salvage non sarebbero risultati in possesso dei requisiti minimi previsti per l’esecuzione di attività subacquee a elevate profondità. La normativa vigente impone, infatti, l’iscrizione degli operatori che vi lavorano al “Repertorio Telematico della Subacquea Industriale”, gestito dal Gruppo VI dell’Assessorato al Lavoro della Regione Siciliana. Se i sub non risultano iscritti, la responsabilità di eventuali incidenti, come nel caso del sub deceduto a Porticello, ricade sui titolari dell’azienda esecutrice dei lavori.
Il nodo cruciale dell’inchiesta riguarda proprio la mancata iscrizione al suddetto repertorio del sub impegnato nei lavori sul Bayesian. La normativa, di rilevanza sia nazionale che comunitaria (Direttiva 2005/36/CE), rappresenta un’estensione applicativa del Decreto Legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento alle attività subacquee. Il Decreto Presidenziale della Regione Siciliana n. 31/2018 specifica inoltre i tempi di fondo e il numero minimo di immersioni richieste per ottenere l’abilitazione a operare in ambienti subacquei fino a -50 metri (Top-Up).
Il Repertorio, istituito con finalità di tracciabilità e garanzia di sicurezza, consente all’amministrazione regionale di verificare, tramite il Log Book individuale di ogni sommozzatore, il possesso della formazione ed esperienza pratica necessarie per operare in sicurezza a profondità significative, in linea con gli standard internazionali IDSA (International Diving Schools Association), come previsto dalla Legge regionale n. 7 del 21 aprile 2016.
L’iscrizione al Repertorio Telematico permette inoltre all’Assessorato regionale di controllare che ciascun operatore subacqueo disponga di una formazione documentata e di una casistica operativa conforme agli standard IDSA e ai percorsi raccomandati dall’IMCA (International Marine Contractors Association), organismo internazionale di riferimento per le attività subacquee e offshore.
Dall’avvio del repertorio siciliano nel marzo del 2021, dove risultano iscritti 164 soggetti, dei quali 70 residenti in Sicilia, 80 in altre regioni italiane e 14 all’estero (un numero rilevante tenuto conto del carattere molto specialistico di questa attività), nessuno degli iscritti è mai incorso in incidenti gravi o mortali nell’esercizio dell’attività professionale subacquea. Smit Salvage avrebbe dovuto presentare, in via preventiva all’amministrazione regionale, tutta la documentazione attestante la formazione conseguita dal proprio personale, realizzata in Italia o all’estero, così come previsto dalla normativa vigente.
Una domanda, apparentemente ovvia, potrebbe sorgere: “Qual è la connessione tra la formazione del sub e la sua morte, avvenuta a seguito dell’esplosione del boma?” La responsabilità si assume nel momento in cui il datore di lavoro assegna mansioni ad alto rischio a personale privo di formazione certificata, designa figure apicali di cantiere senza adeguata preparazione o affida la redazione del Piano di Sicurezza a un RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) senza che questi verifichi le qualifiche effettive del personale operativo. In simili circostanze, la responsabilità penale e civile si estende, quindi, al datore di lavoro, al direttore di cantiere e allo stesso RSPP.
I sommozzatori non in possesso delle certificazioni previste dalla legge 7/2016 possono esclusivamente operare in superficie, svolgendo attività di supporto tramite strumenti come lo scan sonar, utili per individuare, nel caso del Bayesian, i punti in cui applicare le fasce per l’alaggio del relitto, posizionato a circa 50 metri di profondità.
Un’ulteriore criticità è rappresentata dal potenziale rischio ambientale: l’impiego di operatori non abilitati potrebbe compromettere, infatti, l’integrità dello scafo del Bayesian, al cui interno sono ancora stoccati circa 18.000 litri di carburante. Una quantità sufficiente a configurare un grave pericolo ambientale, oggetto di monitoraggio da parte delle autorità competenti al fine di prevenire possibili sversamenti.
Intanto, proseguono i lavori di recupero grazie anche ad una ditta proveniente dalla Sardegna che, utilizzando una strumentazione appropriata, potrà operare solo dalla superficie da dove dovrà individuare nuovi punti dai quali fare passare le fasce per consentire, tramite gru, il definitivo recupero del relitto del Bayesian.



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