«Oggi la nostra intenzione è quella di offrire risposte concrete alle priorità espresse dalle strutture strategiche come il corridoio di Lobito, che collegherà l’Occidente all’Oriente del continente africano. Penso a connessioni digitali sicure e moderne, con il cavo Blue-Raman, che si proietterà verso l’Africa. Penso a una promozione etica delle opportunità che vengono dall’intelligenza artificiale, con il Centro sull’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa mattina a Roma, aprendo i lavori del vertice internazionale “The Mattei Plan for Africa and the Global Gateway”.
In un momento di grandi trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, Meloni ha ribadito che il Piano Mattei non è una dichiarazione d’intenti ma un insieme di iniziative concrete, costruite su basi paritarie e orientate allo sviluppo. E in questo contesto, la convergenza tra intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e cooperazione con l’Africa non è solo un elemento tecnico, ma una scelta politica di lungo periodo.
Al centro del suo discorso, due pilastri della strategia italiana: il cavo sottomarino Blue-Raman e il nuovo Centro italiano per l’intelligenza artificiale applicata allo sviluppo sostenibile, inaugurato proprio oggi a Roma, alla presenza di rappresentanti di Paesi africani, delle istituzioni europee, del FMI, della Banca Mondiale e dell’Unione Africana.
Ma che cos’è il Blue-Raman? Si tratta di un progetto infrastrutturale ambizioso, frutto della collaborazione tra Google, Sparkle (società del gruppo TIM) e partner internazionali, nato per rivoluzionare le connessioni digitali tra Europa, Africa e Asia. Il sistema si compone di due sezioni principali: “Blue”, che attraversa il Mediterraneo fino a Israele, e “Raman”, che prosegue via terra attraverso Giordania, Arabia Saudita, Mar Rosso, Oman e infine India. In tutto, oltre 20.000 chilometri di fibra ottica ad altissima capacità, in grado di trasmettere dati a velocità superiori a 400 terabit al secondo.
Non si tratta solo di un’infrastruttura di telecomunicazione: il Blue-Raman rappresenta una dorsale strategica per la nuova geopolitica dei dati, offrendo un’alternativa sicura alle rotte tradizionali che passano per l’Egitto e il Canale di Suez, spesso soggette a congestioni, instabilità o dipendenze critiche.
Con due landing point italiani – a Roma e a Genova – l’Italia rafforza il suo ruolo di ponte digitale tra i continenti. Una scelta coerente con l’idea di un Mediterraneo sempre più interconnesso, in cui l’innovazione tecnologica diventa uno strumento di stabilità e crescita condivisa.
Proprio grazie a questa dorsale digitale, sarà possibile alimentare la crescita di nuovi servizi nei Paesi africani: cloud computing, data analytics, piattaforme educative e sanitarie, sistemi di monitoraggio ambientale e agricolo. Ma soprattutto, ecosistemi di intelligenza artificiale responsabile, pensati per rispondere a bisogni reali e locali.
Il nuovo Centro sull’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile, promosso dall’Italia e ospitato a Roma, avrà un ruolo chiave in questo processo. Il suo obiettivo sarà supportare – anche con risorse europee – la nascita di laboratori e startup africane capaci di usare l’AI in settori strategici: gestione dell’acqua, agricoltura di precisione, prevenzione sanitaria, accesso all’istruzione, economia del mare. In altre parole, rendere l’AI uno strumento di giustizia digitale e non un fattore di ulteriore disuguaglianza.
L’Africa, oggi, rischia di essere marginalizzata nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Meno del 4% delle pubblicazioni scientifiche sull’AI proviene da istituzioni africane, e meno dell’1% degli investimenti mondiali viene destinato al continente. È qui che il Piano Mattei, congiunto con il programma europeo Global Gateway, prova a invertire la rotta. E il cavo Blue-Raman diventa la condizione abilitante per farlo.
Meloni, nel suo intervento, ha parlato di una «promozione etica delle opportunità che vengono dall’intelligenza artificiale». Un’espressione che sintetizza bene l’ambizione italiana: fare dell’innovazione una leva non solo economica, ma anche sociale e culturale. Costruire un modello di cooperazione digitale che tenga conto delle specificità locali, valorizzi le competenze, e garantisca sovranità tecnologica anche ai Paesi oggi più vulnerabili.
Il Blue-Raman corre sotto il mare, ma non è un’infrastruttura invisibile. È la spina dorsale della prossima generazione di scambi tra Europa, Africa e Asia. Accanto a ferrovie, porti e impianti energetici, il cavo trasporta anche una nuova idea di partnership: quella in cui la condivisione della conoscenza conta quanto la costruzione delle opere.
Connettività e intelligenza artificiale diventano così le due facce della stessa medaglia. E l’Italia, con il vertice di oggi, prova a dimostrare che può guidare – con visione e pragmatismo – una nuova stagione di cooperazione euro-africana, in cui i dati non sono solo bit, ma strumenti di dignità e libertà.

Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".



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