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Nei porti italiani è allarme competenze: difficile trovare i profili giusti, introvabili i tecnici del traffico portuale

La fotografia del Randstad Research Institute su 13 professioni chiave della filiera portuale
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La ricerca “Il capitale umano nel settore portuale italiano” presentata a Blue Connect durante la Naples Shipping Week 2026

I porti italiani sono in profonda evoluzione per effetto della digitalizzazione e della transizione green, ma è sempre più difficile trovare le competenze necessarie per accompagnare questa trasformazione. Il settore ha una forza lavoro quasi solo maschile (l’86% degli occupati è composto da uomini), con livelli di istruzione medio-bassi (4 su 10 hanno la licenza media) e un’età media avanzata: un terzo di lavoratori ha tra i 45 e 54 anni e appena uno su cinque meno di 35. Alla necessità di ricambio generazionale si accompagna quella di adeguate skill per ricoprire ruoli in costante evoluzione, ma le aziende hanno forti difficoltà nel reperire del personale, sia tra le figure tecniche specializzate che tra gli operatori dei mezzi di trasporto.

Fino al caso limite dei tecnici dell’organizzazione del traffico portuale, per cui si registra un tasso di difficoltà di reperimento del 100% rispetto alle assunzioni previste: sul mercato, cioè, sono totalmente assenti candidati con una preparazione adeguata alle mansioni richieste. Ma è molto difficile assumere anche vigili del fuoco (62% di difficoltà di reperimento), spedizionieri e tecnici della distribuzione (61%), ingegneri industriali e gestionali (60%), autisti di mezzi pesanti e camion (56,7%), conduttori di barche e battelli (50,5%).

È la fotografia del settore che emerge dalla ricerca di Randstad Research “Il capitale umano nel settore portuale italiano: struttura, demografia e fabbisogni di competenze per il futuro”, che è stata presentata a Blue Connect, l’iniziativa  ideata da Clickutility Team e realizzata con il supporto di Randstad Italia, per mettere in collegamento i professionisti della Blue Economy con gli studenti, organizzata durante la Naples Shipping Week 2026.

L’indagine ha analizzato il capitale umano e le dinamiche del mercato del lavoro basandosi su 13 profili chiave emersi dalla mappatura del settore: comandanti e ufficiali di bordo, tecnici dell’organizzazione del traffico portuale, spedizionieri e tecnici della distribuzione, addetti alla gestione dei magazzini, addetti alla gestione amministrativa dei trasporti merci, vigili del fuoco, conduttori di mezzi pesanti e camion, conduttori di carrelli elevatori, marinai di coperta, conduttori di caldaie, conduttori di barche e battelli a motore, facchini, addetti allo spostamento merci.

“Il settore portuale sta attraversando una fase di profonda trasformazione per la convergenza tra transizione digitale e ecologica, tra evoluzione dei modelli operativi di banchina, automazione dei processi, integrazione delle catene di fornitura e obiettivi di decarbonizzazione – afferma Antonio Lampugnani, Associate Director, Randstad Operational Intempo  -. E questo ha un profondo impatto sul lavoro: impone un aggiornamento costante delle competenze e modifica le caratteristiche degli stessi profili, in un settore caratterizzato da un profondo squilibrio strutturale tra gli occupati e evidenti criticità nel reperimento del personale da, a causa di un grave mismatch di competenze”.

“Per affrontare la carenza di competenze nel settore portuale serve un intervento strutturale su più fronti – prosegue Antonio Lampugnani, Associate Director, Randstad Operational Intempo -. Bisogna investire nella formazione, sia per rafforzare il collegamento tra imprese, scuole e università con percorsi sempre più aderenti alle esigenze del mercato del lavoro, sia per aggiornare le competenze di chi già opera nel settore. Occorre rendere le professioni portuali più attrattive per i giovani e favorire una maggiore partecipazione femminile, superando l’immagine di un comparto legato esclusivamente a mansioni tradizionali e fisiche. Il futuro dei porti italiani non dipenderà soltanto dagli investimenti in infrastrutture e tecnologie, ma anche dalla capacità di formare, attrarre e valorizzare le persone che dovranno gestirle”.

Gli occupati del settore portuale. L’indagine di Randstad Research ha analizzato la struttura demografica degli occupati, basandosi sull’analisi dei dati Istat relativi al bacino complessivo dei 13 profili in esame (pari a 1,07 milioni di lavoratori). Sotto il profilo del genere, il settore è caratterizzato da un profondo squilibrio strutturale: l’85,9% della forza lavoro è composto da uomini, solo 14,1% da donne. Dal punto di vista della scolarizzazione, quasi metà degli occupati (il 49,4%) è in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, il 41,4% possiede al massimo la licenza media o ha assolto l’obbligo scolastico. I laureati sono solo il 9,2% degli occupati.

L’età media è avanzata: la fascia anagrafica più consistente è quella compresa tra i 45 e i 54 anni, che assorbe il 32,6% del totale, mentre quella tra i 35 e i 44 anni il 23,1% e quella tra i 55 e i 64 anni il 21%. I giovani con meno di 35 anni costituiscono complessivamente solo il 21,4% degli occupati. L’86,9% della forza lavoro è italiana; gli stranieri sono il 13,1%, di cui l’8,5% cittadini extra-UE. La distribuzione geografica vede una netta concentrazione delle figure nel Settentrione: il Nord-Ovest assorbe il 31,4% e il Nord-Est il 25,5%, seguiti dal Centro (19,3%), dal Sud (16,8%) e dalle Isole (7%).

Il mismatch. L’analisi basata sulle previsioni di reclutamento del Sistema Informativo Excelsior delle 13 professioni fa emergere con chiarezza che il mercato del lavoro legato alle attività portuali e alla logistica annessa è segnato da criticità di reperimento accentuate, che colpiscono sia le figure tecniche ad elevata specializzazione che gli operatori dei mezzi di trasporto.

Il dato più emblematico riguarda i tecnici dell’organizzazione del traffico portuale, per i quali si registra un tasso di difficoltà di reperimento pari al 100% delle previsioni occupazionali. Ma difficoltà di assunzione alte si riscontrano anche per i vigili del fuoco (62,5% di difficoltà) e spedizionieri e tecnici della distribuzione (60,9%), per i quali esiste una cronica carenza di profili con competenze integrate in ambito digitale, doganale e negoziale.

La carenza è confermata per Ingegneri industriali e gestionali, per i quali quasi il 60% delle entrate previste è di difficile reperimento, principalmente per l’inadeguatezza della preparazione dei candidati o per la loro scarsità numerica. I conduttori di mezzi pesanti e camion sono la professione con il volume d’entrata più elevato (oltre 232 mila assunzioni previste), ma la difficoltà di reperimento supera il 56,7%. Un fenomeno analogo si osserva nelle professioni strettamente marittime e nautiche: i conduttori di barche e battelli a motore mostrano un tasso di difficoltà del 50,5%, i conduttori di carrelli elevatori del 45,4%, i marinai di coperta del 44,5% e i comandanti e ufficiali di bordo del 36,7%.

Al contrario, la difficoltà di reperimento è più contenuta per i profili operativi d’ufficio e per la manodopera generica di magazzino. Per gli addetti alla gestione amministrativa dei trasporti merci e gli addetti alla gestione dei magazzini, la difficoltà di reperimento si ferma poco sotto il 28% e si riduce ulteriormente per i facchini e addetti allo spostamento merci, figura centrale del sistema logistico e portuale, che con un tasso del 23,2% risultano la figura professionale meno complessa da reclutare tra le 13 mappate. La ricerca ha realizzato un’analisi dettagliata e verticale dell’evoluzione di ciascuno dei 13 profili professionali chiave del comparto portuale e della logistica intermodale. Per ogni figura, è stata analizzata l’evoluzione delle competenze secondo le nuove esigenze di mercato, individuando i principali fattori di trasformazione e le competenze tecnologiche, ecologiche e trasversali emergenti. Uno strumento operativo a supporto dell’orientamento, della progettazione didattica, delle attività di reskilling e upskilling e della pianificazione formativa per le maestranze del settore.