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Porti e Mediterraneo ONTM punta sulla cooperazione tra Italia e Marocco

Tanger Med e Nador West Med al centro del confronto su competitività degli scali, transizione energetica e tutela del mare

Il Mediterraneo dei porti ha un nuovo baricentro, e non si trova sulla sponda nord. In poco più di due mesi Il Sole 24 Ore ha documentato due passaggi che, letti insieme, raccontano una strategia nazionale. Ad agosto la consacrazione di Tanger Med come primo scalo del bacino, a fine ottobre la seduta presieduta da Sua Maestà Mohammed VI a Rabat che ha messo sul tavolo 62 miliardi di dirham tra Nador West Med e Tanger Med 3.

“Per l’Osservatorio Nazionale per la Tutela del Mare (ONTM) non si tratta di una notizia lontana. Ogni container che cambia rotta, ogni terminal Gnl che si accende, ogni nave che allunga il viaggio intorno al Capo di Buona Speranza ha effetti diretti sull’ecosistema marino comune e sulla competitività dei nostri scali. È anche per questo che ONTM ha scelto di firmare un protocollo d’intesa con l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia: trasformare una concorrenza percepita in un terreno di cooperazione” spiega Sergio Prete, delegato per la portualità dell’ Osservatorio.

I numeri spiegano la leadership. Nel 2025 Tanger Med ha movimentato 11,1 milioni di teu (+8,4%) e il record di 161 milioni di tonnellate (+13,3%), secondo i dati NextMed, Srm e Assoporti ripresi dal quotidiano. Alle spalle ha oltre 3mila ettari di aree industriali e logistiche e più di 1.500 imprese.

La seconda fase alza ancora l’asticella. Tanger Med 3 aggiungerà 1.200 metri di banchine e 4,5 milioni di container l’anno, con concessione a Maersk-A.P. Moller. A lavori ultimati la capacità complessiva potrà toccare 20 milioni di container, con l’ambizione dichiarata di entrare tra i primi dieci porti al mondo.

Nador West Med è il tassello più interessante per chi guarda al mare. Ha già assorbito 54 miliardi di dirham e il primo terminal container da 3,5 milioni di unità sta per entrare in esercizio, il secondo da 1,8 milioni è atteso ad aprile 2027. Ma il complesso nasce anche come polo energetico:

  • terminal idrocarburi con stoccaggio potenziale di 4 milioni di metri cubi;
  • terminal Gnl fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno;
  • banchine per rinfuse solide e merci varie.

Il disegno è chiaro: Tanger Med piattaforma globale, Casablanca gateway economico, Nador West Med polo industriale ed energetico, Dakhla Atlantique proiettata verso l’Africa e il Sahel. Una visione pluridecennale, guidata dal centro.

“La lezione marocchina è di grande ispirazione e mostra come la scala cresce quando porto, industria, energia e formazione avanzano insieme. Un modello da cui l’Italia può trarre spunti preziosi e con cui può dialogare da pari, mettendo in campo le proprie eccellenze” constata il Presidente di ONTM, Roberto Minerdo.

Dal punto di vista della tutela del mare, il salto marocchino è un’occasione per l’intero bacino. Nuove infrastrutture progettate oggi possono nascere già con gli standard ambientali più avanzati, e diventare un modello per il Mediterraneo.

Energia per la transizione. Il terminal Gnl di Nador, fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno, rafforza la sicurezza energetica dell’area e apre spazio a protocolli condivisi di monitoraggio delle acque e prevenzione ambientale.

Porti verdi. La nuova generazione di terminal può puntare da subito su elettrificazione delle banchine e carburanti alternativi, in coerenza con l’area ECA per ossidi di zolfo (SOx) e particolato, entrata in vigore il 1° Maggio 2025.

Navigazione più coordinata. Lo Stretto di Gibilterra è uno dei passaggi più trafficati al mondo: la crescita dei traffici è l’occasione per rafforzare la collaborazione tra autorità marittime delle due sponde.

Lavoro e competenze. La richiesta del re di accelerare la formazione sui nuovi mestieri trova ONTM pienamente d’accordo: giovani preparati sono la migliore garanzia per un mare tutelato.

Interviene sull’ argomento anche il Direttore generale di ONTM, Federico Pescetto: “Il protocollo d’intesa tra ONTM e l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia nasce dalla semplice constatazione che l’Italia ed il Marocco condividono lo stesso mare, e le scelte di uno ricadono sull’altro. Meglio governarle insieme che subirle.”

L’accordo apre un canale stabile su quattro fronti:

  • scambio di dati e buone pratiche su monitoraggio ambientale, gestione dei rifiuti portuali e prevenzione dell’inquinamento;
  • formazione congiunta sui nuovi mestieri del mare, in linea con la richiesta emersa a Rabat;
  • accompagnamento delle imprese italiane interessate alle zone industriali e logistiche di Tanger Med e Nador West Med, con attenzione agli standard ambientali;
  • iniziative comuni di sensibilizzazione e ricerca sulla tutela dell’ecosistema mediterraneo.

Per le imprese italiane il messaggio è concreto. Le piattaforme marocchine non sono solo concorrenti dei nostri scali: sono anche mercati, catene di fornitura e opportunità di investimento. Il protocollo vuole essere il ponte attraverso cui queste opportunità si colgono nel rispetto del mare.

Il Marocco descrive Tanger Med e Nador West Med come complementari, non duplicati. La stessa logica vale tra le due sponde. L’Italia porta competenze industriali, ricerca marina e una lunga tradizione marittima; il Marocco porta capacità d’investimento, visione e rapidità di esecuzione. Insieme, i due Paesi possono fare molto.

“La crescita dei traffici e la tutela del mare possono andare di pari passo. Il protocollo tra ONTM e l’Organismo marocchino nasce proprio per dimostrarlo: un primo passo concreto verso un Mediterraneo più connesso, più competitivo e più sostenibile, da costruire insieme.” conclude il Presidente Minerdo.