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AERO, eolico offshore: la sfida del tempo per costruire una filiera industriale italiana

A Roma il IV Convegno nazionale dell’Associazione presieduta da Fulvio Mamone Capria
Eolico offshore

L’eolico offshore non rappresenta soltanto una delle principali opportunità per accelerare la transizione energetica del Paese. È, soprattutto, una grande occasione di politica industriale, capace di attivare investimenti, occupazione qualificata e nuova capacità manifatturiera lungo l’intera filiera nazionale.

I numeri presentati nel corso del IV Convegno Nazionale AERO, svoltosi a Roma, delineano con chiarezza la portata della sfida. Secondo lo studio illustrato durante l’evento, nello scenario di tempestiva attivazione delle aste FER2 l’eolico offshore potrebbe generare fino al 2080 circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Un contributo che equivale a quasi il 3% del PIL italiano del 2025.

Ma il dato forse più significativo riguarda il peso della manifattura, che rappresenterebbe il 35% del valore generato, una quota quasi doppia rispetto alla sua incidenza nell’economia nazionale. Un elemento che conferma come l’eolico offshore non sia soltanto un tema energetico, ma un progetto industriale in grado di coinvolgere siderurgia, cantieristica, componentistica, logistica, portualità e servizi avanzati.

Lo stesso studio evidenzia tuttavia il costo dell’inazione. In uno scenario di ritardo nell’avvio delle aste, i benefici economici si dimezzerebbero: 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di gettito fiscale e circa 399 mila occupati. Una differenza che rende evidente come la variabile decisiva non sia più soltanto la disponibilità tecnologica o la qualità dei progetti, ma il fattore tempo.

Il panel “Strategie per l’indipendenza energetica – porti e infrastrutture”

Non a caso proprio il tema del tempo è emerso come uno dei punti centrali dell’intervento del Vicepresidente della Camera dei Deputati, Sergio Costa, che ha aperto la sessione – che ho avuto il privilegio di moderare – dedicata a “Strategie per l’indipendenza energetica – porti e infrastrutture” insieme all’On. Massimo Milani. Costa ha richiamato l’attenzione su tre priorità fondamentali: la sicurezza, intesa sia come tutela delle infrastrutture strategiche sia come affidabilità della filiera industriale; il lavoro, con la necessità di accompagnare la transizione energetica con nuove competenze e occupazione qualificata; e, appunto, il tempo, fattore determinante per trasformare progetti e investimenti in realtà produttive.

Più degli aspetti tecnologici, più delle stesse risorse finanziarie, il vero protagonista del dibattito è stato proprio il fattore tempo. Tutti i relatori, pur da prospettive diverse, hanno richiamato la necessità di accelerare processi autorizzativi, investimenti infrastrutturali e strumenti di sostegno. Perché la finestra di opportunità per costruire una filiera industriale nazionale non resterà aperta indefinitamente.

La discussione ha evidenziato come l’eolico offshore si inserisca in un processo più ampio che sta ridefinendo il ruolo dei porti italiani, anche in una fase particolarmente delicata per la governance del settore, con la riforma portuale oggi all’esame della IX Commissione della Camera dei Deputati.

Le infrastrutture portuali non sono più soltanto nodi logistici dedicati alla movimentazione delle merci, ma stanno assumendo una funzione sempre più centrale come hub energetici e industriali, chiamati a supportare la costruzione, l’assemblaggio, l’installazione e la manutenzione delle nuove infrastrutture per la produzione di energia rinnovabile.

Il dibattito ha intrecciato soluzioni operative territoriali, necessità di una visione nazionale, governance e certezza dei tempi per favorire gli investimenti.

Mario Galea, Direzione Generale Infrastrutture e Sicurezza del MASE

In questo contesto assumono particolare rilevanza i primi interventi pubblici avviati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Come ricordato da Mario Galea della Direzione Generale Infrastrutture e Sicurezza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il bando lanciato nel 2025 per il finanziamento dei porti destinati a supportare lo sviluppo dell’eolico offshore ha individuato Augusta e Taranto come primi hub strategici nazionali. Le risorse serviranno ad adeguare banchine e aree operative per ospitare componenti di dimensioni eccezionali: torri alte oltre 160 metri e pale che possono superare i 100 metri di lunghezza.

Galea ha inoltre evidenziato il lavoro svolto dalla Direzione generale per favorire una maggiore infrastrutturazione energetica dei porti italiani, soprattutto rispetto alla capacità di assorbire i nuovi fabbisogni energetici e accompagnare la transizione energetica degli scali, sottolineando anche le opportunità offerte dagli strumenti di finanziamento europei.

La sfida riguarda in particolare il Mezzogiorno, destinato a diventare il principale baricentro industriale dell’eolico galleggiante nel Mediterraneo.

Francesco Di Sarcina, Commissario Straordinario dell’AdSP del Mare di Sicilia Orientale

Attorno alla Sicilia si concentra infatti una quota rilevante dei progetti previsti nei prossimi anni. Il Commissario Straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, Francesco Di Sarcina, ha illustrato il percorso che punta a trasformare Augusta in uno dei principali poli per la costruzione e l’assemblaggio delle piattaforme galleggianti, evidenziando al tempo stesso la necessità di sviluppare collaborazioni con altri scali e operatori industriali per costruire una filiera mediterranea integrata.

Di Sarcina ha posto l’accento anche sulla necessità di disporre di adeguati spazi retroportuali da destinare alle attività industriali collegate all’eolico offshore. Un tema che richiama inevitabilmente il dibattito sulla riforma della governance portuale e sulla capacità del sistema nazionale di pianificare in maniera coordinata infrastrutture e funzioni strategiche. Viene spontaneo chiedersi se la riforma oggi in discussione saprà affrontare anche questa esigenza, destinata a diventare sempre più centrale nello sviluppo delle nuove filiere energetiche.

Giovanni Gugliotti, Presidente dell’AdSP del Mar Ionio

Una visione condivisa anche dal Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, che ha sottolineato come Taranto e Augusta debbano essere considerati infrastrutture complementari e non concorrenti. La dimensione dei progetti e i ritmi produttivi richiesti dal mercato rendono infatti insufficiente la capacità di un singolo porto.

Taranto è per vocazione un porto industriale e può diventare il fulcro di una filiera che coinvolga siderurgia, componentistica, logistica e produzione energetica. Il riferimento all’ex Ilva, alla presenza di grandi operatori industriali come Vestas e alla possibilità di creare sinergie con altri territori del Mezzogiorno restituisce l’ambizione di costruire una filiera capace di servire non soltanto il mercato italiano ma l’intero bacino mediterraneo.

Francesco Benevolo, Presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale

Sul fronte adriatico, Francesco Benevolo, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale, ha evidenziato la visione integrata che Ravenna sta sviluppando per accompagnare la transizione energetica del porto e del cluster industriale territoriale, attraverso progetti che spaziano dal rigassificatore SNAM al carbon capture and storage di ENI, dalle infrastrutture per il GNL al cold ironing fino all’eolico offshore.

Benevolo ha inoltre ricordato come Ravenna e Rimini rappresentino un modello differente, basato sull’eolico offshore a fondazioni fisse. I progetti AGNES ed Energia 2020, rispettivamente da 600 e 330 MW, attendono da tempo l’avvio delle aste FER2 per trasformarsi in investimenti concreti. Anche in questo caso il tema centrale resta la certezza regolatoria: progetti maturi, competenze industriali consolidate e un’esperienza ultraventennale nelle attività offshore rischiano di rimanere inutilizzati senza un quadro normativo stabile e tempi autorizzativi compatibili con le esigenze del mercato.

Marco Piendibene, Sindaco del Comune di Civitavecchia

Accanto ai nuovi hub industriali del Sud, il dibattito ha posto l’attenzione anche sulle opportunità offerte dalla riconversione delle aree interessate dalla dismissione delle centrali a carbone. Il Sindaco del Comune di Civitavecchia, Marco Piendibene, ha evidenziato come la transizione energetica possa rappresentare un’occasione di rilancio industriale e occupazionale per il territorio, valorizzando infrastrutture esistenti, aree disponibili e collegamenti strategici anche verso la Sardegna.

La posizione di Civitavecchia appare particolarmente interessante perché interpreta la transizione non come una semplice sostituzione di fonti energetiche, ma come l’opportunità di costruire una nuova vocazione industriale per il territorio. Una prospettiva che riguarda molte aree costiere italiane chiamate ad affrontare il passaggio dall’economia fossile a quella delle energie rinnovabili.

L’eolico offshore non riguarda solo l’energia

Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: l’Italia possiede le competenze industriali, i porti, le imprese e la posizione geografica per diventare uno dei principali hub mediterranei dell’eolico offshore. La vera sfida riguarda il “quando”. Perché il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dalla qualità dei progetti, ma dalla capacità di trasformare rapidamente una visione strategica in cantieri, investimenti e occupazione.

Forse il messaggio più interessante emerso dal convegno è che l’eolico offshore non parla soltanto di energia. Parla di porti, di politica industriale, di occupazione, di manifattura e di Mediterraneo. In altre parole, parla della capacità dell’Italia di costruire una strategia di sviluppo integrata.

Ed è probabilmente questa la sfida più importante che il Paese ha davanti. Perché in gioco non c’è soltanto la produzione di energia rinnovabile, ma la costruzione di una nuova filiera industriale nazionale capace di rafforzare l’autonomia energetica, la competitività manifatturiera e il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo.

AERO, eolico offshore: la sfida del tempo per costruire una filiera industriale italiana
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".