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Space&Blue il beamforming è il filo invisibile che unisce mondi estremi

Dal blu al grigio lunare, la rotta passa per la direzionalità
Beamforming

Come una tecnologia nata per i fondali oceanici sta ridefinendo anche le rotte dello spazio. E perché l’Italia può giocare una partita strategica lungo questa traiettoria blu.

Se volessimo sintetizzare il futuro delle comunicazioni estreme in una sola parola, quella parola sarebbe: beamforming. È un termine tecnico, certo, ma destinato a entrare nel lessico quotidiano di chi si occupa di economia del mare, sicurezza marittima, tecnologie sottomarine e – perché no – strategia industriale.

Perché il beamforming, nato per operare sotto le onde, oggi guida le connessioni anche oltre l’atmosfera, verso la Luna.

Dall’oceano allo spazio c’è una traiettoria tecnologica, scientifica e anche politica che passa attraverso questa tecnica sofisticata di trasmissione selettiva del segnale. E l’Italia, con la sua doppia vocazione marittima e aerospaziale, può ritagliarsi un ruolo guida proprio su questo asse.

Il beamforming è una tecnica che consente di dirigere in modo preciso l’energia di un segnale, che sia acustico (come nei sonar) o elettromagnetico (come nelle comunicazioni radio), verso un bersaglio specifico.

Il risultato? Comunicazioni più efficienti, meno interferenze, migliore capacità di penetrare ambienti ostili come il mare profondo o la superficie lunare.

In ambito marino, ad esempio, il beamforming viene impiegato in:

  • Reti acustiche subacquee: per trasmettere dati tra sensori e veicoli autonomi.
  • Sonar multibeam intelligenti: per mappare i fondali in 3D con alta precisione.
  • Sorveglianza costiera e difesa navale: per identificare movimenti anomali o minacce sottomarine.
  • Monitoraggio ambientale e acquacoltura: per seguire il comportamento di pesci o valutare la qualità dell’acqua.

L’economia del mare oggi dipende da dati accurati, rilevati in ambienti dove nessuna connessione convenzionale può arrivare. Le onde radio, ad esempio, si disperdono rapidamente in acqua, rendendo inutile il WiFi o le comunicazioni via satellite. Servono onde acustiche. Ma serve anche saperle “modellare”.

Il beamforming, in questo contesto, è la chiave per:

  • Rilevare oggetti e flussi nei fondali senza ambiguità.
  • Trasferire dati tra veicoli autonomi e boe di superficie.
  • Raggiungere, tramite reti multi-hop, sensori a profondità elevate.

È grazie a queste reti che oggi possiamo immaginare miniere sottomarine automatizzate, allevamenti intelligenti o porti connessi in tempo reale con i fondali.

Quello che oggi viene sperimentato sulla Luna con orbiter, lander e habitat connessi tramite beamforming, è spesso frutto di conoscenze nate in mare. Il paradosso è che il ritorno è ora bidirezionale: l’efficienza e la miniaturizzazione delle tecnologie lunari stanno migliorando anche i dispositivi marini.

La sinergia tra economia del mare e spazio diventa così concreta. Un sonar marino può ora integrare algoritmi sviluppati per gestire le comunicazioni lunari. Una rete di boe può impiegare intelligenza artificiale “lunare” per selezionare il fascio migliore in base al moto ondoso.

Se c’è un settore dove l’Italia può contare su capacità duali (civili-militari) e visione sistemica, è proprio quello delle comunicazioni estreme. Ma serve una politica industriale integrata. Beamforming significa microelettronica, intelligenza artificiale, acustica marina, radiofrequenze, modellazione 3D, software-defined radio. Tutti settori dove il nostro sistema Paese ha eccellenze, ma spesso frammentate.

Che si tratti di localizzare un banco di pesci in mare o un rover sulla Luna, il principio è lo stesso: dirigere un segnale, evitare il rumore, aumentare l’intelligenza distribuita dei sistemi. In questo senso, il beamforming è più di una tecnologia.

È una metafora del futuro: non si tratta di parlare di più, ma di parlare meglio, e nella direzione giusta.

Mare e spazio non sono più ambiti separati, ma componenti di un unico sistema. E il beamforming è il filo invisibile che li tiene uniti.

Space&Blue il beamforming è il filo invisibile che unisce mondi estremi
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".