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FORMAZIONE – Intervista al Presidente della Fondazione Caboto Cesare d’Amico

Del 4 Agosto 2016

ITS Fondazione “G. Caboto”: occupazione al 100%

Intervista al Presidente Cesare d’Amico

CESARE D'AMICO D'AMICO SOCIETA' DI NAVIGAZIONE

Oggi in Italia sono circa 163.000 gli addetti del settore diretti e indiretti che operano in ambito marittimo. Un trend in netta crescita rispetto agli anni passati. Significa che il mare attrae ancora i giovani?
“Le attività marittime afferiscono a tre settori: quello dei trasporti (si tratta del lavoro prestato a bordo di navi adibite al trasporto di merci e di passeggeri, delle navi speciali che operano offshore e delle imbarcazioni di servizio nei porti), quello della pesca (a bordo, cioè, delle imbarcazioni adibite alla pesca marittima e al servizio dei sistemi di acquacoltura) e quello del diporto nautico (a bordo di imbarcazioni concepite per scopi sportivi o ricreativi). Oltre ai mestieri più propriamente di bordo, una serie di profili professionali di terra rispondono alle diverse esigenze tecniche ed organizzative che intervengono ai fini della corretta gestione di una Compagnia di navigazione.
È indubbio quindi che il mare abbia, da sempre, un enorme fascino, un forte potere evocativo ma per molti è soprattutto luogo di lavoro:, mercantili, navi da crociera, da diporto, piattaforme, rappresentano un mondo di professioni ed economie tutt’altro che trascurabili, un insieme di settori ed attività complesse che offrono sbocchi professionali importanti, con ottime prospettive di crescita e di guadagno. Ecco perché di fronte alla complessità di uno dei settori dell’economia portante dell’Italia e dell’Europa, continuiamo a guardare al futuro con ottimismo ma sappiamo che l’asticella per il nostro impegno dovrà essere ancora più alta, evolversi come il settore sta facendo, e a tutti sarà richiesto un commitment ancor più importante al fine di raggiungere i nostri obiettivi di crescita”.

 

In che direzione sta andando lo shipping italiano?

“Il settore dello shipping ha una dimensione internazionale in cui l’evoluzione tecnologica e l’esigenza di rafforzare la sicurezza della navigazione, e la tutela dell’ambiente marino, hanno prodotto un quadro normativo molto complesso con inevitabili ricadute anche nel campo dell’istruzione nautica che, oggi più che mai, deve essere adeguata ai requisiti richiesti da norme nazionali, internazionali e comunitarie.

La grande sfida di oggi pone e persone come elemento fondamentale a garanzia di un trasporto marittimo sicuro, efficiente e rispettoso dell’ambiente, e impone che la professionalità delle stesse siano in linea con i più alti standard internazionali per dare risposte concrete alle esigenze reali del mercato”.

 

Quale deve essere il ruolo dell’impresa?

“Come imprenditori e operatori del settore siamo quotidianamente coinvolti e impegnati per sostenere, anche finanziariamente, politiche innovative per la crescita del settore. Dobbiamo raccogliere e mettere in atto le richieste del mercato , intercettare lo sviluppo costante che i dati annunciano, essere sentinella delle dinamiche dell’economia e del mercato, locale e globale.
Per fare questo, sempre di più dobbiamo essere in grado di rispondere ai cambiamenti e alle sollecitazioni del contesto con le giuste competenze e capacità: ecco perché la formazione e lo sviluppo delle professionalità avrà un ruolo fondamentale. In un’economia sempre più competitiva, fatta di continue innovazioni, il compito di formare le nuove generazioni di lavoratori del settore marittimo non può pesare soltanto sul nostro sistema di istruzione: deve diventare un impegno per tutti e in prima linea c’è anche il sistema delle imprese.”.

 

Secondo un recente rapporto di Bimco e ICS la distanza tra l’offerta di lavoratori marittimi meno qualificati e la domanda di ufficiali è destinata ad aumentare. Da dove nasce questo trend?

“Certe esigenze sulla formazione di allievi ufficiali nascono da lontano.

Gli armatori hanno imparato la lezione degli anni ’80, quando la mancanza di una attenta politica di formazione della gente di mare e l’assenza di percorsi mirati ad agevolare l’imbarco dei giovani allievi creò, non solo in Italia, le premesse della carenza di ufficiali; carenza che purtroppo ancora persiste e che si prevede in aumento a livello comunitario.

Già alla fine degli anni ’90 la marina mercantile italiana doveva rispondere ad una duplice esigenza.

Da un lato, i giovani che volevano intraprendere la carriera marittima si trovavano di fronte ad un vuoto formativo tra il conseguimento del diploma rilasciato dagli istituti nautici e la possibilità di acquisire la preparazione teorica per superare l’esame presso le Capitanerie di Porto, e anche i necessari mesi di navigazione certificati. Occorreva quindi offrire agli allievi sia percorsi formativi strutturati e conformi alle normative di settore, sia mesi di imbarco a bordo di navi italiane come allievi ufficiali.

Dall’altro lato, navi sempre più grandi, sempre più complesse e con sistemi sempre più sofisticati per la navigazione e la movimentazione delle merci richiedevano nuove competenze e una formazione della gente di mare aggiornata e in linea con regimi normativi e di sicurezza sempre più severi che impongono personale di bordo sempre più qualificato”.

 

Cosa si può fare per invertire questo trend?

Flotta all’avanguardia e personale specializzato sono i prerequisiti indispensabili per fronteggiare la concorrenza internazionale, e lo shipping sta affrontando una sfida generazionale: senza giovani professionisti del mare e uno Stato maggiore qualificato, l’intero cluster marittimo rischia di perdere la sua principale risorsa.

Certamente, nel perseguimento di questo obiettivo, l’armamento e le organizzazioni sindacali svolgono un ruolo strategico e il recente accordo sull’imbarco degli allievi italiani su navi di bandiera italiana ed estera ne è la prova concreta. Il recente interesse manifestato dalle istituzioni italiane sul tema della formazione nautica è di buon auspicio per il futuro della gente di mare”.

 

Oggi cosa sta avvenendo nell’armamento italiano?

“Gli armatori italiani stanno investendo molto nella formazione dei professionisti del futuro, promuovendo una migliore qualità della formazione del personale navigante e amministrativo, fornendo conoscenze e competenze funzionali agli effettivi fabbisogni delle loro stesse imprese offrendo posti di lavoro e percorsi di carriera a bordo, a terra e anche negli altri comparti del cluster marittimo, in linea con le esigenze dell’industria: nel 2005 Confitarma ha supportato la nascita dell’Accademia Italiana della Marina Mercantile a Genova e successivamente ha sostenuto la nostra Fondazione G. Caboto a Gaeta e di recente quella di Trieste.

La costituzione nel 2014 in seno a Confitarma della Commissione Education intende perseguire l’obiettivo strategico di avere percorsi formativi idonei per raggiungere più alti livelli di qualità in linea con i migliori standard europei, passando per:

L’inserimento negli istituti tecnico-nautici di docenti provenienti dalle aziende;

L’alternanza tra lezioni scolastiche con periodi trascorsi a bordo o in azienda;

La promozione della formazione continua per migliorare il bagaglio di competenze, l’aggiornamento e la riqualificazione professionale del personale delle compagnie di navigazione, in linea con i fabbisogni formativi richiesti dal mercato del lavoro.

La Commissione Education ha anche attivamente partecipato alla redazione della “Guida ai Mestieri del Mare” con cui sono state finalmente definite tutte le professioni dello shipping, in conformità con le più recenti novità normative internazionali”.

 

Come descrive la sua esperienza alla guida della Fondazione Caboto?

“Come armatore, e anche grazie al coinvolgimento di altre aziende dello shipping, sono, già da tempo, impegnato al fine di realizzare una formazione più innovativa, aperta, costruita sui fabbisogni del mondo del lavoro e che possa rappresentare un vero fattore di sviluppo per il nostro settore e per l’intera economia italiana.

Gli Istituti volti alla formazione dei lavoratori marittimi del futuro non devono più rappresentare torri d’avorio chiuse al mondo dell’impresa e del lavoro, ma luoghi aperti e capaci di recepirne le istanze.

Da queste premesse è nata la idea di costituire l’ITS Fondazione Caboto, con un obiettivo ben preciso, quello di intervenire sulla formazione marittima al fine di migliorare la qualità della didattica fornita, ispirandoci finalmente ai modelli formativi comunitari più efficienti: la promozione dell’alternanza scuola-lavoro e l’inserimento strutturale negli istituti di docenti provenienti dal mondo dell’impresa che, portando nella scuola l’esperienza sul campo, consentono agli studenti di arricchire il proprio bagaglio formativo e di competenze nonché un avviamento immediato al lavoro qualificato.

L’aggregazione stabile degli attori del percorso formativo-occupazionale ha consentito la realizzazione di un’azione sinergica, non occasionale e innovativa per l’economia del mare e per il panorama delle politiche della formazione: imprese del comparto, università, scuole, enti di formazione e istituzioni sono finalmente il primo grande esempio di governance multilivello e di interazione pubblico-privato nel settore della formazione professionalizzante del mare”.

 

Perché la scelta della formula dell’ITS?

“Gli ITS sono l’espressione, a livello formativo, del tessuto industriale ed economico del nostro territorio, diventano il canale di formazione terziaria di questo Paese, efficace e visibile, alternativo e comunque non più subalterno all’università, di pari dignità e con una validità riconosciuta anche attraverso i crediti formativi.

Gli ITS ci parlano con i loro numeri! Sono numeri che ci convincono che questa è la strada giusta per ricostruire il legame vincente tra istruzione, formazione, università e impresa. È una delle strade da percorrere per dare opportunità di lavoro ai nostri giovani e per arricchire le nostre imprese e i centri di ricerca con tecnici altamente qualificati. Quando la scuola dialoga sistematicamente con l’impresa i risultati si vedono.
La premialità e il maggior raccordo con le imprese e il territorio è la strategia per consolidare e innalzare sempre più la qualità di questo innovativo sistema di istruzione”.

 

E a proposito di numeri, la Fondazione Caboto si conferma tra i migliori ITS d’Italia.

“Secondo la recente riforma del sistema scolastico , gli ITS sono sottoposti a un sistema di monitoraggio gestito dall’INDIRE che ogni anno valuta i risultati di tutti quei corsi che si sono conclusi da almeno un anno e che permettono una verifica degli esiti occupazionali sugli allievi diplomati ad un anno dal conseguimento. Solo gli istituti che raggiungono determinati criteri di premialità possono usufruire di finanziamenti da parte del MIUR. L’ITS Fondazione G. Caboto a seguito valutazioni effettuate sui corsi che al 31/12/2015 erano terminati da almeno un anno, si è posizionato al 10 posto della graduatoria nazionale, con il Corso Conduzione del Mezzo Navale ed. 1/2011, che ha fatto registrare un tasso occupazionale del 100%”.

 

Quali sono i vostri programmi per il prossimo triennio 2016-2018?

“Ci stiamo lavorando proprio in questi giorni. In ogni caso terremo conto degli importanti risultati raggiunti nell’ultimo periodo, che ha visto incrementare il numero degli allievi previsti dall’iniziale proposta da 20 a 50, dei fabbisogni espressi dal settore e dei piani della Regione Lazio. La nostra intenzione è proporre nuovamente i percorsi formativi destinati alla formazione dei futuri Ufficiali di Coperta e Macchina. Il bando di selezione è previsto per settembre con inizio dei Corsi dopo la metà di ottobre. Vogliamo poi incrementare il lavoro di partnership con le aziende, che è comunque già notevolmente cresciuta. Sono 11 le Compagnie di Navigazione che collaborano con l’ITS, condividendo in modo concreto il progetto e contribuendo oltre che con l’imbarco degli allievi alla buona riuscita del percorso formativo. Molto intensa è infatti la partecipazione anche durante le fasi formative in aula, dove con la presenza di Comandanti o Direttori provenienti dalle diverse Compagnie, si può garantire una formazione tecnica, molto pratica e soprattutto effettivamente corrispondente alle esigenze aziendali.

 

In questi mesi c’è stata la grande novità relativa all’introduzione dell’Esame Unico al termine del percorso Tecnico Superiore. Cosa succederà?

“Questa novità permetterà agli allievi promossi di conseguire nello stesso momento il Diploma Tecnico Superiore e il titolo di abilitazione ad Ufficiale di Navigazione. Infatti è stato firmato in Conferenza Unificata Stato Regioni l’accordo che prevede la costituzione di una Commissione di Esami unica, tra ITS e Direzione Marittima di competenza, che per i soli allievi degli ITS “del mare” permetterà di evitare il tradizionale giro delle Direzioni Marittime per lo svolgimento dell’esame.

Si attende di passare alla fase operativa per l’organizzazione concreta dell’esame. Ci auguriamo di riuscire a sperimentare questa nuova modalità già dai prossimi esami che vedranno diplomarsi altri 40 nostri allievi dei Corsi Conduzione del Mezzo Navale e Gestione degli Apparati ed Impianti di Bordo iniziati nel 2013”.