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Francesco Acquaroli: “Il porto è un’infrastruttura cardine per lo sviluppo della Regione”

Il Presidente della Regione Marche ad Ancona al convegno dell’AdSP del Mare Adriatico Centrale
Sistema portuale

Visione, infrastrutture e competitività: il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha concluso il confronto organizzato ad Ancona dal Presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Centrale Garofalo sottolineando il ruolo strategico del sistema portuale per il futuro del territorio.

Presidente, quanto è importante il porto e il sistema portuale all’interno dello sviluppo economico della regione?

“Il sistema dell’Autorità portuale e il porto di Ancona, nella nostra visione di sviluppo, rappresentano una delle infrastrutture cardine, forse l’infrastruttura cardine per eccellenza.

Lo ricordava poco fa il presidente Garofalo: settemila persone ogni giorno entrano nel porto di Ancona, lavorano, producono e contribuiscono alla crescita. Credo che sia inequivocabile che questo luogo abbia bisogno di essere proiettato nel futuro.

Noi viviamo un’epoca di profonde trasformazioni: economiche, geopolitiche, sociali, infrastrutturali, tecnologiche. Pensare a un porto fermo non è possibile. Mi si ricordava poco fa che l’ultimo piano regolatore risaliva al 1988: un mondo completamente diverso.

Oggi abbiamo fatto un passo avanti importante con il nuovo piano regolatore. Quando sarà pienamente operativo, ci consentirà di guardare in maniera strutturale al futuro. Poi però bisognerà realizzare le infrastrutture, perché sono indispensabili per recuperare competitività e garantire a tutto il retroporto – che io considero l’intera regione – gli strumenti per essere competitivo.

Naturalmente non basta il porto: servono tutte le infrastrutture di connessione.

E poi c’è un tema fondamentale, quello del rapporto città-porto. Abbiamo un capoluogo che ha subito e subisce gli effetti del porto e viceversa. Questo non ce lo possiamo più permettere. Una città capoluogo deve essere competitiva, deve diventare un luogo simbolico.

Oggi, alle porte della Capitale italiana della cultura 2028, questa esigenza è ancora più forte. È una sfida nella sfida. Ma il porto e il sistema portuale sono una priorità assoluta”.

Il lavoro di chi governa richiede visione e programmazione, ma spesso i risultati non sono immediati. Come si gestisce questo equilibrio?

“Il commento è molto semplice: sono impegni molto simili.

Si lavora nell’immediato per dare risposte, perché oltre alla progettazione c’è la necessità di intervenire sull’oggi.

Il presidente dell’Autorità portuale ha una missione definita, assegnata dal Ministero. Il presidente di Regione deve costruire una visione e cercare di realizzarla all’interno della propria comunità.

Io dico sempre che bisogna tenere insieme due livelli: la visione e l’ordinario.

Non si può guardare solo al lungo periodo, perché per realizzare grandi infrastrutture possono servire 10-15 anni. Nel frattempo però le imprese, i lavoratori, tutti i soggetti che interagiscono con il porto hanno bisogno di risposte, interlocuzioni, condizioni operative adeguate.

Quindi bisogna guardare ai grandi obiettivi, ma senza trascurare l’oggi, perché è l’oggi che ci consentirà di arrivare più forti al domani”.

Come immagina il ruolo del sistema portuale delle Marche nel contesto internazionale, in particolare nello scenario euromediterraneo?

“Questa è una domanda complessa, perché gli scenari cambiano rapidamente, non di anno in anno ma di mese in mese, a volte di settimana in settimana.

L’auspicio è che il Mediterraneo torni a essere un luogo centrale dei traffici, come è stato storicamente. In questo scenario dobbiamo candidare il sistema portuale del medio Adriatico e Ancona a essere un punto di riferimento.

Non necessariamente l’unico, ma dobbiamo individuare ambiti specifici: tipologie di merci, di traffici, di passeggeri. Su quelle specializzazioni dobbiamo costruire una strategia e cercare di primeggiare.

Oggi si resiste solo se si alza il livello della qualità e della competitività, in tutti i settori, e a maggior ragione nella logistica.

Dobbiamo costruire relazioni e opportunità, ma questo non può prescindere dalle infrastrutture. Senza infrastrutture adeguate è molto difficile recuperare il gap accumulato rispetto ad altri sistemi portuali, anche nell’Adriatico.

Non possiamo restare fermi: dobbiamo accelerare sul piano infrastrutturale.

In questo senso voglio ringraziare il presidente Garofalo. Quando è arrivato abbiamo chiesto una forte discontinuità, mettendo al centro il recupero del gap infrastrutturale.

Il lavoro fatto è propedeutico al rilancio del sistema portuale. Non è tutto fatto, c’è ancora molto da fare, ma è stato avviato un percorso importante.

Quando vedo i lavori della banchina 27, la realizzazione della 28, la progettazione della diga foranea, penso che quattro anni fa tutto questo fosse impensabile. Il porto era fermo, anche dal punto di vista progettuale.

Oggi invece vediamo un piano che si sta concretizzando, e questo genera soddisfazione e gratitudine per il lavoro svolto”.

Francesco Acquaroli: “Il porto è un’infrastruttura cardine per lo sviluppo della Regione”
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".