Home > 3 Gli Artisti e il Mare, Interviste > Giampaolo Cantini: un produttore musicale che ha scelto il mare

Giampaolo Cantini: un produttore musicale che ha scelto il mare

Da alcuni anni ha deciso di dar forma al suo sogno, lavorando da remoto mentre con la sua barca attraversa il Mediterraneo e l'Oceano

Del 8 Gennaio 2024

di Angela Iantosca

Giampaolo Cantini ha scelto il mare. 

Lo ha scelto da sempre finché non ne ha potuto più fare a meno. 

Perché navigare è meditare e in quel blu Giampaolo si sente se stesso. 

Se gli domandi “quando hai deciso di mollare la terraferma?”, lui ti risponde che forse la domanda da porgli è perché ha passato tanto tempo a terra!

“La società, i genitori, le aspettative. Ma troppo spesso ciò che ci piace è altro. Vado in barca da sempre. Sono cresciuto guardando i documentari di Jacques-Yves Cousteau, di Ambrogio Fogar. Insomma per me la vita da vivere è sempre stata quella in mare”.

La scintilla era lì pronta ad essere infiammata da sempre, ma poi forse complice il passare del tempo, qualcosa lo ha spinto verso quel tante volte ripetuto “carpe diem”.

“Ho una barca di nove metri e mezzo. Io sono un produttore musicale e ho lavorato per anni in California, quindi ho abituato le persone che lavorano con me al fuso orario e alle mie assenze. Non ho figli, non sono sposato e sono da sempre orientato verso una vita raminga per mari. Insomma qualche anno fa ho capito che i tempi erano maturi!”.

Come hai mosso il primo paso?

“Non è stato niente di improvviso, si è trattato di un’evoluzione. Ho cercato la barca per tre anni prima di trovarla. Finché l’ho incontrata in Friuli, a Grado: era appena tornata dal giro del mondo condotta da un navigatore, un pizzaiolo che aveva anche scritto un libro! Era la dimensione giusta per me ed anche il modello era proprio quello che cercavo. È una barca del 1991, un Moana 33 e si chiama Baimaiself. E poi semplicemente ho cominciato ad organizzare il primo viaggio”.

Cosa bisogna avere per ‘cambiar vita’? 

“La testa fa la differenza. Io sapevo che volevo arrivare a questo, quindi ho preso la rincorsa per anni e il lavoro che mi dà da vivere e che mi permette di girare lo posso fare anche da remoto. C’è chi per esempio molla anche il lavoro e trova un mestiere alternativo…  Comunque è necessario lavorare perché la barca è un bene deperibile e in questi anni in giro per il mondo ho incontrato persone ferme in porto perché non più in grado di prendersi cura della loro ‘casa’, se così vogliamo chiamarla! Diciamo che a volte scegliere di vivere in barca può essere estremo e poco romantico”. 

Cosa ti sta dando?

“Quando sono partito facevo in un anno sei mesi fuori e sei mesi a Roma. In questo momento faccio partenze più brevi. Ma la cosa che mi piace davvero è questo pendolo tra il tornare e il partire. La cosa che mi piace è che quando sto sulla mia barca sento la pace. Sono proprio io sto nella natura. Seguo il ritmo del sole, mi sveglio all’alba e vado a dormire al tramonto. E poi incontri prospettive diverse, altri mondi. Gente come me che viaggia e ama i posti e ama stare fuori. Abbiamo l’illusione con i social di conoscere tutto. Ma quando sei lì, ti rendi conto che i social sono una bolla. Che c’è povertà. Che nella povertà c’è gente fantastica, interessante, curiosa, attenta, con un gran cuore. Penso ai cileni, ai panamensi”.

Parti sempre da solo?

“Di solito parto con un’altra persona. Ma il Mediterraneo me lo sono fatto in buona parte da solo. Fuori dal Mediterraneo mi serve almeno un’altra persona: può essere pericoloso e la notte è meglio fare i turni. Perché in barca ci sono dei cicli e ogni venti minuti devi mettere fuori la testa. E se capita che qualcosa sfugge al controllo, beh meglio non mettersi di traverso all’universo e lasciare fluire. L’io in mare non può esistere!”.

Emozioni?

“Ricordo quando sono arrivato a Gibilterra con il mio migliore amico, per la prima volta con la mia barca. Ho pianto mezz’ora. Anche se ci ero già stato. Il mio amico dormiva, navigavamo da tre giorni. Ricordo il sole che stava sorgendo. Era la prima tappa grossa per la mia barchettina”.

Oceano e Mediterraneo, cosa cambia? 

“Cambia tutto quando esci dal Mediterraneo. Nel Mediterraneo sai che bene o male anche se fai navigazioni lunghe, ogni 6-9 ore hai un porto. Devi stare attento al peschereccio, al traghetto, alla nave che puoi incrociare, ma per il resto è ‘semplice’. Non a caso Simenon diceva che il Mediterraneo è un canale, prima o poi incontri tutti. Invece quando esci cambia tutto, anche solo a cominciare dal vento che è costante. Tecnicamente uscire dal Mediterraneo è stato faticoso. Quindi devi programmare il più possibile. Perché magari devi stare in navigazione una settimana, ti serve cambusa, pezzi di ricambio. Devi avere più testa e devi essere disposto a stare più solo”.

I tuoi luoghi del cuore? 

“Gibilterra al primo posto, perché hai l’Africa davanti. Cambia il colore del cielo, l’aria è trasparente. Navigare lungo il Marocco mi è piaciuto moltissimo. Tangeri, i suoi piccoli porti sulla costa: ti sembra di ripercorrere una storia che ha toccato molto lateralmente noi italiani, quella coloniale. Poi la Colombia, dove la natura è forte e la gente gentile”.

La traversata più lunga?

“Diciassette giorni di navigazione in compagnia di un amico. Ero arrivato a Capo Verde e contavo di girare le isole e poi partire. Poi a causa del lockdown sono rimasto immobilizzato 10 mesi, alla fine ho trovato un nuovo amico e abbiamo navigato, mentre in Italia erano tutti dentro casa per il secondo lockdown. Ora sono in Guatemala e mi muovo verso l’Honduras e starò almeno un mese”. 

E quando devi tornare?

“Mi comincio ad agitare già una settimana prima. Un po’ contento un po’ no”. 

Cosa ti manca del mare quando rientri? 

“Tutto. Di solito la testa vuole sempre qualcosa. In barca i pensieri sono fermi, non hai bisogno di niente. Al massimo penso al meteo”. 

Insomma stare in mare è un po’ come meditare?

“Eh sì, lo dice anche un mio amico buddhista. Io ho fatto meditazione per tanti anni e quando sono in barca mi capita di farlo. La testa è ferma, non c’è l’ego e sei lì in balia della natura. Non hai nessuna illusione di poter controllare le cose, sei un pezzetto del tutto!”. 

Se volete seguirlo 

https://www.youtube.com/@sailingitalianstyle4208

https://www.facebook.com/sailingitalianstyle/

Le foto sono di Giampaolo Cantini