Il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci ha aperto questa mattina la quarta edizione del Forum Risorsa Mare promosso da TEHA Group, in corso a La Spezia.
“Quello di oggi è un appuntamento al quale arriviamo pieni di orgoglio. Abbiamo cominciato da Trieste, poi Palermo, poi Civitavecchia, ora La Spezia. Ed è stata una sequela di appuntamenti, ritengo, di grande spessore, proprio perché hanno costituito – ed è questo l’obiettivo – una grande occasione di confronto fra tutti gli attori del mondo pubblico e privato che compongono il mosaico legato al mare e all’economia marittima.
Io credo di poter dire, e penso di non esagerare, che il mare è diventato in questi anni un elemento di novità delle agende politiche, non solo italiane.
Certo, non è merito soltanto del Governo, che ha posto finalmente il mare al centro della strategia economica. È merito anche di una maggiore e accresciuta consapevolezza da parte degli imprenditori.
In questi quattro anni, da quando il presidente Meloni ha voluto istituire prima la Struttura di missione, poi diventata Dipartimento, ho compreso, parlando in giro con gli imprenditori, come il mare possa davvero essere una grande opportunità.
C’è ancora tanto da fare, perché c’è tanta resistenza, in alcuni ambiti persino diffidenza. E questo si manifesta nelle terre bagnate dal mare e, a maggior ragione, nelle aree interne: penso alla Lombardia, penso al Piemonte.
E, paradossalmente, abbiamo trovato negli industriali lombardi una grande disponibilità ad affrontare e a parlare di mare, proprio dove il mare non c’è. Sembra un paradosso.
Il mare oggi, al di là dei sacrifici che sono connaturati a ogni onesta attività lavorativa, può rappresentare una grande opportunità di carriera. E non soltanto per gli imbarcati: penso alle tante nuove professionalità che si sono affacciate, alla robotica, alla subacquea, solo per fare alcuni esempi, ma anche ai mestieri tradizionali legati al mare.
Tutto questo va accompagnato da un processo di sostegno che deve nascere nel Governo, con il Governo, ma che deve coinvolgere gli enti locali, le Regioni e gli altri Ministeri che, direttamente o indirettamente, si occupano di mare.
Riforma dei porti
Ecco perché la riforma dei porti diventa, assieme alle altre, una novità importante, perché abbiamo capito che dobbiamo reggere una competizione sempre più feroce. E la riforma dei porti significa dare una strategia unica all’Italia nel mare, fatta salva la vocazione territoriale.
Non serve far crescere soltanto il porto. Il tema serio non è che, se aumenta il traffico delle merci, abbiamo vinto la battaglia. Il tema è capire come l’Italia pensa di affrontare il mutato contesto geopolitico, affollato di incertezze.
La libera navigazione non è più una certezza, come sembrava essere ieri o l’altro ieri, parliamoci chiaro. È chiaro che gli ostacoli che si frappongono nel vicino Medio Oriente non diminuiscono i nostri movimenti, ma cambiano le rotte, allungano i tempi, aumentano i costi, cambia persino la natura delle merci.
In questo contesto sempre più incalzante, cosa fa l’Italia? L’Italia non può avere più tante Autorità di sistema portuale slegate l’una dall’altra, non legate da un comune denominatore. Non se lo può permettere questo lusso.
Ecco perché la riforma dei porti, che è all’esame del Parlamento, è aperta al confronto delle forze politiche. Per carità, non è il toccasana di tutti i mali, ma naturalmente su quel disegno di legge ogni forza politica, ogni parlamentare ha il diritto di esercitare l’attività emendativa, come peraltro è stato fatto, perché si presta a tante considerazioni.
Può essere migliorato? Ma lo spirito qual è? Lo spirito è quello di avere una strategia nazionale unica.
La leadership italiana
L’Italia deve tornare ad essere una potenza marittima. Ha cominciato ad esserlo un po’ di anni fa, nel 241 prima che nascesse Cristo, e cominciò ad essere una potenza marittima proprio nelle acque della mia terra, con la battaglia delle Egadi. Finalmente Roma riesce a sconfiggere la potente flotta cartaginese e Roma diventa la potenza dei mari.
Da allora, con alterne vicende, con stagioni di alti e bassi, l’Italia ha mantenuto il suo primato sui mari. Il suo rapporto, via via che passavano i secoli, è diventato sempre più di cooperazione con le altre potenze.
Il Mediterraneo
Ecco, noi riteniamo di dovere tornare in un rapporto di grande dialogo con i Paesi bagnati dal Mediterraneo.
Vogliamo essere i protagonisti del mare nel nostro mare, nel Mediterraneo, ma senza sopraffazioni, senza prepotenza, con un atteggiamento improntato alla cooperazione internazionale, come siamo abituati a fare ormai da tempo, perché l’Italia è diventata la potenza dell’equilibrio e proprio in questi momenti di tensione internazionale si è riaffermata questa nostra naturale vocazione al dialogo.
E questo è un patrimonio che va necessariamente preservato.
Infrastrutture, tecnologie e risorsa umana
In questo contesto sempre più difficile e incerto noi abbiamo a che fare con la possibilità che si apra una nuova strada del mare, una nuova rotta che potrebbe rendere marginale il Mediterraneo nel collegamento tra l’Asia e l’America.
Abbiamo la necessità di dover vigilare sulla transizione ecologica, perché il mare non è un’infrastruttura naturale inesauribile.
Abbiamo la necessità di dover lavorare per la risorsa umana.
Quindi: infrastrutture, tecnologie e risorsa umana. L’industria richiede più di 150.000 lavoratori. È chiaro che parliamo di abilità professionali, diplomati, laureati, che siano in condizione di entrare e di mettersi nel circuito produttivo.
La dimensione subacquea è una grande sfida, soprattutto perché riguarda qualcosa che non conosciamo ancora pienamente. Indagare sui fondali significa porre l’accento sulla necessità di metalli rari, metalli essenziali per certe attività industriali; indagare con la biologia marina sulle nuove specie; indagare sulla geologia marina per intercettare nuovi elementi legati all’attività sismica.
E poi c’è tutto quello che tradizionalmente rimane ancorato alle politiche di sicurezza e di neutralizzazione di tentativi di sabotaggio, a difesa delle nostre infrastrutture.
Attorno a tutto questo parlerà in maniera più dettagliata Valerio De Molli, per il Gruppo Ambrosetti, perché ogni anno ci offre uno studio che è frutto di un’analisi attenta, ma che diventa anche una sorta di bussola per noi nei nostri interventi, negli elementi di comparazione, di analisi, di confronto con le altre branche dell’economia nazionale.
Voglio soltanto concludere dicendovi che questo Governo ha fatto quello che prima non era stato sufficientemente fatto. Non abbiamo inventato nulla di nuovo, abbiamo solo pensato di valorizzare una grande risorsa che sembrava rimanere ai margini degli interessi del mondo politico prima e economico dopo.
Basta tutto questo? No, certamente no. Ma, come insegna il contadino e come io amo ripetere sempre, essendo metà contadino e metà politico, bisogna prima seminare per sperare poi di raccogliere.
E questo Governo guidato da Giorgia Meloni è il Governo della semina”.

Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".



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