Oggi 11 febbraio, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati, è in corso l’edizione 2026 degli Stati Generali ONTM, su iniziativa dell’On. Luciano Ciocchetti. Un appuntamento che si conferma centrale nel dibattito nazionale sull’economia del mare e sulle traiettorie strategiche del Mediterraneo.
Al centro della sessione pubblica, il focus “Mediterraneo Energetico: dalla decarbonizzazione ai corridoi energetici blu” accenderà i riflettori su nuovi carburanti, porti e logistica marittima come leve decisive per la sicurezza energetica dell’Italia. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e dalla transizione verso modelli a basse emissioni, il mare torna ad essere infrastruttura strategica: spazio fisico di approvvigionamento, piattaforma di interconnessione tra continenti e laboratorio di innovazione industriale.
Dalla sfida dei combustibili alternativi per lo shipping ai corridoi energetici che collegano Nord Africa ed Europa, fino al ruolo dei porti come hub della trasformazione green, gli Stati Generali ONTM 2026 si propongono come momento di sintesi tra visione politica, sistema produttivo e comunità scientifica. Una riflessione che intreccia decarbonizzazione, competitività e sovranità energetica, con il Mediterraneo al centro della nuova geografia strategica italiana.
I lavori della mattinata si sono conclusi con l’intervento del Ministro Pichetto Fratin che durante il suo intervento ha evidenziato quanto questa sfida inevitabilmente si intreccia con l’indirizzo ambientale e con il grande processo di decarbonizzazione in atto a livello globale. Le dinamiche climatiche e industriali ce lo mostrano con chiarezza: per secoli, fino alla metà del Novecento, le curve degli indicatori ambientali hanno mantenuto un andamento relativamente stabile. Negli ultimi decenni, invece, assistiamo a una crescita esponenziale.
Il Ministro ha proseguito sottolineando che è un’esplosione che riguarda molti fattori: la crescita demografica, l’aumento della mobilità delle persone e delle merci, l’espansione industriale. Oggi, secondo i sistemi di monitoraggio marittimo, sono circa 80.000 le navi contemporaneamente in movimento nei mari del mondo. Un dato che restituisce la dimensione reale di un fenomeno spesso lontano dall’immaginario collettivo.
Questo scenario impone un cambio di paradigma: tutela, valorizzazione e uso sostenibile del mare non sono più opzioni, ma responsabilità strategiche.
L’Italia, con oltre 8.000 chilometri di coste, pur non essendo formalmente un’isola, vive una condizione geografica e geopolitica molto simile a quella di un Paese insulare. Siamo al centro del Mediterraneo, crocevia di traffici, rotte energetiche e dinamiche internazionali. Questo ci attribuisce un potenziale enorme, ma anche un dovere: gestire in modo consapevole e lungimirante il nostro patrimonio marittimo.
Il tutto si inserisce in un contesto segnato da tre grandi trasformazioni: il cambiamento climatico, la crescita esponenziale della domanda energetica e un quadro geopolitico che, nel giro di pochi anni, ha ribaltato equilibri che sembravano consolidati. Il modello energetico su cui l’Europa aveva costruito la propria sicurezza si è improvvisamente rivelato fragile, imponendo una revisione profonda delle strategie.
In questo scenario, la dimensione marittima non è soltanto uno spazio economico, ma un elemento centrale della sicurezza, della sostenibilità e della competitività del Paese.
Proseguendo ha rimarcato quanto la questione centrale è comprendere come possiamo garantire, allo stesso tempo, tutela e utilizzo sostenibile del sistema marino.
In questo quadro, assume un rilievo strategico la prospettiva dell’Italia come hub europeo nel Mediterraneo. Non è una formula retorica: significa presidiare la catena del valore delle telecomunicazioni sottomarine, delle infrastrutture energetiche, dei corridoi logistici e digitali che attraversano il mare e collegano l’Europa ai poli del Nord Africa e del Medio Oriente.
Il Mediterraneo non è uno spazio isolato. Non possiamo discutere del nostro mare – né sul fronte della tutela ambientale, né su quello delle regole di utilizzo – prescindendo dai Paesi che su questo mare si affacciano. La governance marittima è, per definizione, condivisa.
Collaborazione significa corresponsabilità. Noi dipendiamo da loro per sicurezza energetica, stabilità e scambi commerciali; allo stesso tempo, molti di quei Paesi dipendono dall’Italia e dall’Europa per infrastrutture, accesso ai mercati, tecnologia e standard regolatori.
È in questa logica che si collocano le nuove strategie di partenariato mediterraneo – penso alle iniziative di cooperazione rafforzata che superano la tradizionale relazione cliente-fornitore, soprattutto sul piano energetico.
Per anni abbiamo considerato l’Italia come semplice Paese importatore. Oggi l’integrazione dei mercati, delle infrastrutture e delle reti digitali impone una visione diversa: non più una relazione bilaterale, ma un ecosistema integrato, fondato su interdipendenza e vantaggio reciproco.
Questo non significa annullare le differenze culturali, linguistiche o storiche. Significa, piuttosto, costruire una visione unitaria delle regole e delle strategie, capace di garantire benefici condivisi e stabilità nel lungo periodo.
E il vantaggio reciproco passa inevitabilmente anche attraverso un allineamento normativo: standard comuni, sicurezza delle infrastrutture critiche, tutela ambientale coordinata, certezza delle regole per gli investimenti.
Inoltre ha ribadito quanto il mare, oggi, non è soltanto uno spazio fisico: è uno spazio geopolitico, energetico e digitale. Governarlo richiede cooperazione strutturale, non dichiarazioni di principio.
Evidenziando che dobbiamo elettrificare, dobbiamo avere il coraggio di integrare il nostro sistema energetico con la modernizzazione della flotta. E questo significa aprire, con serietà e rigore, anche al tema dell’energia nucleare applicata al settore navale.
Con forza ha voluto specificare che non stiamo parlando di un salto nel vuoto. Le propulsioni nucleari esistono da decenni: sommergibili e portaerei operano da anni con reattori a bordo. Non si tratta quindi di un’innovazione teorica, ma di una tecnologia consolidata in ambito militare che oggi può essere valutata, con i necessari standard di sicurezza, anche in ambito civile.
Per questo è fondamentale il lavoro che il Governo e il Parlamento stanno portando avanti per definire un quadro giuridico chiaro. Senza una cornice normativa adeguata non sarà possibile consentire, in prospettiva, l’accesso nei nostri porti a navi mercantili dotate di piccoli reattori modulari, né sviluppare una filiera industriale nazionale in questo ambito.
L’Italia ha un vantaggio competitivo evidente. Con Fincantieri siamo leader mondiali nella cantieristica. Dobbiamo porci l’obiettivo di essere tra i primi Paesi a sviluppare e integrare Small Modular Reactors navali, nell’ordine dei 15–20 MW, destinati anche a unità mercantili di nuova generazione.
Questo per il Ministro rappresenterebbe un traguardo ambientale, in termini di drastica riduzione delle emissioni climalteranti; un obiettivo di sicurezza energetica, riducendo la dipendenza da combustibili fossili; un elemento di tutela del mare, eliminando emissioni in atmosfera e scarichi legati alla combustione tradizionale; un’opportunità industriale strategica per l’intera filiera tecnologica nazionale.
Naturalmente, un percorso di questo tipo richiede standard di sicurezza elevatissimi, trasparenza, cooperazione internazionale e un dialogo aperto con i territori. Ma se vogliamo conciliare competitività, sostenibilità e autonomia strategica, non possiamo escludere a priori soluzioni tecnologiche avanzate.
Concludendo ha richiamato l’attenzione sulla principale sfida, che sarà quella di far convivere economia, ambiente e futuro delle nuove generazioni, trasformando il mare non solo in spazio di traffici, ma in laboratorio di innovazione energetica.

Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".



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