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Stati Generali Portualità Turistica, Gian Battista Borea d’Olmo: “Stiamo lavorando sulla possibilità di rendere interessanti gli investimenti fatti sui porti turistici anche dall’estero”

L'intervento del Direttore amministratore di Cala del Forte Ventimiglia, già Direttore dei Porti turistici di Monaco

Del 27 Febbraio 2024

Nel corso degli Stati Generali Portualità Turistica Italiana svoltosi a Roma il 20 febbraio, è intervenuto Gian Battista Borea d’Olmo, Direttore amministratore di Cala del Forte Ventimiglia, già Direttore dei Porti turistici di Monaco, un super esperto di direzione e gestione dei porti.

“Sono un uomo di gestione. Ho cominciato nel 1982 a gestire un porto e ho subito immaginato che era il momento di pensare ad un modello di gestione dei porti. Fino a quel momento non c’era mai stato. E cominciammo a lavorare su quello e Porto Rotondo credo sia stato uno dei primi esempi da questo punto di vista. Poi gli anni sono passati e ho avuto la fortuna di fare una variante importante che mi ha portato ad essere uno dei primi che ha utilizzato il famoso 509 e che è n effetti forse il primo passo fatto dalla Giurisprudenza italiana per poter aprire la strada alle concessioni, agli investimenti all’economia della portualità turistica. In seguito nel 2006 sono stato chiamato a rivedere la gestione dei porti di Monaco un impegno abbastanza difficile e questo mi permette di poter essere un testimone importante di ciò che è successo in questi anni e avere anche una visione della portualità turistica italiana vista dall’estero.

Noi abbiamo lavorato sui porti di Monaco. avevano una gestione estremamente ‘statale’ se così si può dire dove non c’era un riscontro tra costi e rincari e c’erano rivoli di liquidità che sparivano per strade non controllate. Ho avuto il difficile compito di risistemare tutto questo arrivando a dei risultati quasi inimmaginabili di cui credo il Principato sia stato molto grato perché non se lo aspettava e è cambiata completamente l’immagine. Abbiamo acquisito un mercato a 360 gradi.

Prima era un club per pochi utenti. dopo qualche anno ci siamo resi conto di essere arrivati all’ottimizzazione della gestione di questi porti e che non c’era molto spazio per progredire sia da un unto di vista economico. Il che vuol dire che lo spread tra costi e ricavi andava riducendosi e questo ci ha portato a pensare che forse era il momento di prendere decisioni importanti: espandersi e fare investimenti. Abbiamo guardato l’Italia e ci siamo focalizzati su alcuni progetti che avevano la potenzialità di uno sviluppo.

Ne abbiamo acquisito uno subito che è il Porto di Cala del Forte. Lo abbiamo acquisito per un fattore fondamentale. Esisteva una concessione della durata di 85 anni, cosa molto difficile da trovare e da ottenere negli altri porti che avavamo visto. Cosa che ci ha permesso di costruire questo porto sempre con una caratteristica, una funzione sociale del porto turistico.

Quando c’è stata la prima conferenza stampa abbiamo detto con grande chiarezza che il porto non sarebbe mai stato un parcheggio di barche ma un punto di intersezione tra la cultura della comunità marina e della comunità terrestre.

Cosa è successo sugli altri progetti? Sono stati talmente difficili da fare avanzare, che ha portato Monaco a dire basta ne abbiamo abbastanza. Non facciamo altri investimenti in Italia. Una cosa che mi fa molto male. Ci avevamo lavorato tantissimo. Questo non sta andando avanti e penso che la ragione per cui siamo qua è fondamentale perché stiamo lavorando sulla possibilità di rendere interessanti gli investimenti fatti sui porti turistici anche dall’estero. Oggi abbiamo tanti capitali dall’estero che vorrebbero investire sull’Italia, ma non investono su porti nuovi da costruire, perché è impossibile. Uno non può aspettare 8 anni per avere poi un no. Bisogna avere un sì o un no in tempi ragionevoli. Il 509 questo lo faceva. Ben venga quindi quello che sta accadendo oggi”.