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Underwater: l’altra metà del mare

Il commento di Silvio Rossignoli al XII Rapporto sull'economia del mare

Ė sorprendente come la quasi totalità delle attività che fanno parte dell’economia del mare siano collocate sulla superficie o sulla terraferma che circonda il mare, con la sola parziale eccezione della pesca che si svolge in superficie, anche se si arricchisce delle biomasse che vivono nel mare.

I principali elementi dell’economia del mare, quali il turismo, la cantieristica, le attività sportive, la movimentazione di merci e passeggeri si svolgono in prossimità del mare o sulla sua superficie. Persino le attività estrattive si svolgono in superficie e non sfruttano il mare, ma la terra che sta sotto il mare.

XII Rapporto Economia del mare

La recente pubblicazione del XII Rapporto sull’economia del mare, peraltro eccellente per chiarezza e contenuti, mostra molto chiaramente come gli elementi economici derivanti dal mare si collocano in realtà ai suoi confini esterni.

La struttura economica che viene rappresentata nel Rapporto suddivide l’economia del mare in:

  • Cantieristica navale e riparazioni
  • Risorse marine non biologiche
  • Risorse biologiche marine
  • Turismo costiero
  • Trasporto marittimo
  • Attività portuali

Tutte attività che, come detto sopra, si svolgono ai confini del mare.

Di grande rilievo tuttavia l’introduzione a questo Rapporto del Ministro Urso che pone l’accento sul futuro, sull’innovazione, sulla sostenibilità e sulle risorse sottomarine, l’altra metà del mare.

C’è da augurarsi infatti che l’economia del mare-sotto sia al centro di una nuova visione del mare stesso, non solo per le tematiche relative alla fauna ittica, ma anche per le innumerevoli possibilità che ci può offrire questo universo sconosciuto.

L’uomo nella sua storia ha sempre vissuto il rapporto col mare in un’ottica contrastante. Da una parte il mare come immensa autostrada per viaggiare, dall’altra un Nettuno imprevedibile e minaccioso. Da una parte il mare come fonte alimentare che non si deve faticare a coltivare, dall’altra un universo buio e impenetrabile.

È giunto il momento di superare queste paure e considerare l’altra metà del mare come il luogo dove sviluppare una nuova economia.

Partendo dalla ricerca che ci può fornire i mezzi per una vera e dettagliata mappatura sottomarina dei nostri fondali (l’accuratezza della definizione dei nostri fondali è inferiore a quella della Luna) possiamo capire, per esempio, se si devono riforestare alcune aree nell’interesse della riproduzione dei pesci, oppure se ci sono le condizioni per una qualche forma di agricoltura sottomarina.

Sempre la ricerca ci può svelare il mistero della vita alle grandi profondità in condizioni di grande pressione e del buio assoluto e portarci alla scoperta di nuovi strumenti per una visione cieca o per l’esplorazione di Venere (92 Atm.).

Ancora la ricerca può accelerare lo sviluppo di mezzi subacquei in grado di rintracciare metalli rari alle grandi profondità e agevolarne l’estrazione con il minimo impatto ambientale.

Un tema importante del sottomarino è anche quello relativo alla sicurezza, in tutte le sue accezioni, dalle comunicazioni all’energia, dalla pesca alle attività militari. I mari che collegano l’Italia con il resto del mondo devono essere e restare liberi alla navigazione e alla pesca, mentre deve essere assicurata la salvaguardia dei cavi e delle condotte sottomarine. La predisposizione di piattaforme sottomarine per il controllo del traffico può essere uno strumento fondamentale per la nostra sicurezza.

Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci sin dalla nomina ha avuto, come ben sappiamo, discrete difficoltà a destreggiarsi nel suo ruolo tra gli altri ministeri importanti e con portafoglio (Ministeri imprese e made in Italy, ambiente e sicurezza energetica, infrastrutture e trasporti, turismo e agricoltura sovranità alimentare e foreste) che presidiano importanti settori legati all’economia del mare, ma chi scrive vorrebbe incoraggiarlo ad appropriarsi dell’altra faccia del mare, ovvero di tutte le attività economiche che fanno parte del dominio sottomarino, dalla ricerca all’esplorazione alla coltivazione e le estrazioni minerarie.

La speranza è che l’imminente legge sulla dimensione subacquea contenga gli elementi necessari a far sì che finalmente la subacquea rivesta per il nostro paese il ruolo che si merita e che porterà grandi benefici se sarà finanziata la ricerca e la sperimentazione al livello necessario.

In un futuro non lontano questi temi saranno sempre più all’ordine del giorno e sarebbe bene che qualcuno cominciasse a occuparsene con l’auspicio che abbiano uno spazio importante nel XIII Rapporto sull’economia del mare.

Silvio Rossignoli