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I Mediterranei globali e la loro centralità in un sistema mondiale sempre più interdipendente

Presentato alla Sapienza di Roma il volume a cura del Centro Studi Militari Marittimi

Mediterranei globali

È stato presentato a Roma, presso l’Università “La Sapienza”, il volume Mediterranei globali. Politiche e strategie per i “mari ristretti”, a cura di Giuseppe Schivardi, Francesco Zampieri e Davide Ghermandi del Centro Studi Militari Marittimi e pubblicato da Edizioni Nuova Cultura.

Si tratta di un’opera che propone una riflessione innovativa sulle dinamiche geopolitiche, economiche e culturali che attraversano i “mari mediterranei” del mondo – cioè spazi geopolitici dalle caratteristiche specifiche, ma anche sorprendentemente simili a quelle del Mediterraneo propriamente detto – superando l’idea che siano semplici luoghi geografici per descriverli come veri e propri “pivot” di altrettanti complessi regionali di sicurezza, le cui dinamiche, però, assumono un valore globale.

Attraverso un approccio multidisciplinare che intreccia geografia fisica, oceanografia, geopolitica, economia e strategia, il libro propone una chiave di lettura nuova e articolata e una visione integrata della sicurezza e della politica marittima che si caratterizza per l’attenzione riservata ai Mediterranei quali elementi centrali di un ordine globale sempre più complesso e interdipendente. Il volume sottolinea come tali spazi siano uno specchio della regionalizzazione politica ma anche economica dell’attuale sistema globale o, meglio, della crescita del peso che le dinamiche regionali stanno avendo sul contesto globale. I “Mediterranei globali”, in questa prospettiva, si configurano come spazi strategici per le relazioni tra gli stati, per la sicurezza, come aree pivot nella competizione per le risorse economiche e, allo stesso tempo, come luoghi di scambio e confronto culturale tra popoli e civiltà.

L’opera è divisa in quattro parti: nella prima (Definire i Mediterranei) viene individuata una categoria geopolitica nuova – quella della “mediterraneità” – poi applicata per identificare, tra i diversi mari del globo, quelli che rientrano nella fattispecie esaminata; nella seconda parte (Descriver ei Mediterranei), gli autori si concentrano sull’analisi dei diversi Complessi Regionali di Sicurezza incentrati sui mediterranei; nella terza parte (Il valore economico dei Mediterranei), l’attenzione si sposta sulle dinamiche economiche, trasportistiche e sociali legate al valore estrinseco e intrinseco di questi spazi marittimi; infine, nell’ultima parte (Il valore geostrategico dei Mediterranei), la riflessione si fa prassi, dedicandosi all’analisi di come cambiano il ruolo delle Marine e la guerra navale all’interno di spazi geostrategici così complessi.

Come ha osservato il Prof. Edoardo Boria – ordinario di Geografia Politica ed Economica della Sapienza di Roma – in occasione della presentazione del libro, avvenuta nell’ambito dell’iniziativa “I dialoghi sull’Europa” del Dipartimento di Scienze Politiche, “nel volume si alternano analisi d’area a elaborazioni concettuali piuttosto originali e raffinate e, del resto, bastano “i plurali mediterranei” a dare l’idea dell’originalità di un libro che mette al centro una categoria del pensiero geopolitico – quella dello spazio marittimo – una categoria poco studiata nel passato ma che, è percezione comune, diventa sempre più centrale oggi». In tal senso,ha chiosato il Prof. Boria, il volume presenta una«prospettiva autenticamente geopolitica, che mette al centro lo spazio e che si interroga su alcuni passaggi decisivi, quali la transcalarità, ponendo l’accento sulle interdipendenze tra i diversi livelli: locale, regionale e globale.

Credo che questo libro – ha concluso il docente – sia uno strumento che aiuta a decifrare tempi complessi – come quelli in cui viviamo – e che aiuta ad apprezzare la differenziazione che caratterizza lo spazio marittimo».

In questo quadro di attenzione a tutti i Mediterranei del globo, quale ruolo viene ad occupare il Mediterraneo latino, quello “paradigmatico”? Esso continua a rivestire un ruolo cruciale nell’ordine mondiale, non solo come spazio geopolitico oggetto di fenomeni globali – cioè, influenzato dagli stessi –, ma anche come soggetto attivo nel plasmarli. Le interazioni tra dinamiche regionali e influenze sistemiche lo collocano all’interno di una rete di altri mari strategici – dal Mediterraneo giapponese a quello australasico, da quest’ultimo al Mediterraneo mesoamericano – che rappresentano oggi autentici crocevia del potere mondiale.

Con riferimento alla dimensione economica, la crescente efficienza del sistema mondiale dei trasporti ha connesso tra loro le aree ad alta densità abitativa ed economica situate nei pressi di questi mari, rendendoli nodi della rete globale di scambi e trasporti. È quanto ha osservato il Prof. Sellari – direttore del Master in Geopolitica e sicurezza globale della Sapienza – nel proprio intervento, insistendo sulla centralità dei Mediterranei, tutti attraversati dalla grande linea di comunicazione marittima circumequatoriale, che li rende tra loro interconnessi.

Matteo Marconi – docente di Geopolitica del Mare e Geopolitica dell’ambiente e delle risorse presso l’Università “Sapienza” – ha sottolineato come questo libro ben analizzi il cambiamento nel modo in cui pensiamo alla configurazione politica dello spazio. «È evidente – ha sottolineato – che siamo di fronte ad una variazione talmente ampia della configurazione politica dello spazio da porre in discussione il rapporto tra terra e mare. Ciò che sta avvenendo è lo smantellamento del “contesto colombiano”, cioè dell’epoca in cui il vero mare era l’oceano, l’epoca in cui i mari interni, i Mediterranei, avevano una funzione politica marginale.

Oggi, proprio l’idea che possiamo regionalizzare il mare globale – cioè, che possiamo pensare a una configurazione politica diversa dello spazio oceanico – chiarisce bene come si stiano modificando strutturalmente le gerarchie della geopolitica marittima. L’oceano sta perdendo importanza a favore di altri spazi marittimi. Ne consegue che anche il ruolo dell’Italia cambia: se eravamo tagliati fuori dai grandi flussi globali, oggi siamo in un contesto geopolitico differente che cambia indipendentemente dalle nostre volontà politiche. Questo ci offre possibilità e responsabilità che, prima, non avevamo. Spetta al potere decidere come sfruttare queste possibilità che lo studioso offre e questo è ciò che fa questo libro».

Per questo, il volume non si limita solo a un’analisi teorica, ma propone anche una prospettiva operativa, interrogandosi su come mutino ruolo e impiego delle Marine nel contesto globale contemporaneo. Ne deriva una riflessione molto innovativa sulla trasformazione della guerra navale negli spazi marittimi “confinati” – quali sono, per l’appunto, i Mediterranei – dove “la tirannide della geografia”, cioè l’incidenza del fattore distanza, vede diminuire il proprio potere di condizionamento. Ciò che viene proposto con riferimento alla dimensione geostrategica è l’idea che gli spazi mediterranei siano identificabili come i nuovi narrow sea.

I Mediterranei globali e la loro centralità in un sistema mondiale sempre più interdipendente
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".