Proteggere le specie marine migratrici come la foca monaca e la tartaruga marina Caretta caretta ora sarà più facile grazie alla cooperazione tra stati transfrontalieri, così come identificare le soluzioni gestionali più adeguate e definire misure idonee per la conservazione di habitat o specie sensibili, di concerto con le amministrazioni nazionali ed internazionali. Ma non solo. Sarà più facile anche promuovere percorsi partecipati e condivisi per poter ampliare la Rete Natura 2000, straordinario strumento di tutela della biodiversità, e motore per la Blue Economy. Le aree protette, infatti, stabilizzano gli ecosistemi, garantendo risorse naturali per attività sostenibili e stimolando innovazione, economia circolare e gestione integrata del territorio.
Si è concluso ieri con una conferenza a Roma, il progetto europeo Life SEA.NET, che ha riunito partner, istituzioni nazionali e regionali, enti gestori, ricercatori e rappresentanti del settore della pesca per tracciare un bilancio dei quattro anni di lavoro dedicati alla rete dei siti marini Natura 2000.
Il progetto, cofinanziato dal Programma LIFE dell’UE e coordinato da Legambiente con il coinvolgimento del MASE, di ISPRA, delle Aree marine protette Isole Egadi, Punta Campanella e Regno di Nettuno; il Parco Nazionale Arcipelago Toscano e il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; la Regione Basilicata e la Regione Campania e di Federpesca, era nato con due obiettivi chiari: migliorare la governance dei siti marini Natura 2000 e far conoscere in modo più diffuso e comprensibile il valore della Rete, ancora troppo spesso percepita come un vincolo astratto anziché come un’opportunità per la tutela della biodiversità e per uno sviluppo sostenibile del mare.
Durante l’evento è stato presentato il Toolkit Governance, frutto del confronto con enti gestori e tecnici: un pacchetto che integra protocolli di monitoraggio standardizzati, una guida pratica per la definizione di obiettivi e misure di conservazione, un manuale operativo per la Valutazione di Incidenza in mare, un Libro Bianco dedicato ai siti in mare aperto e una roadmap per la gestione coordinata dei siti transfrontalieri. Un insieme di strumenti costruiti per semplificare il lavoro quotidiano, evitare procedure incoerenti e fornire basi tecniche condivise da parchi nazionali, AMP e amministrazioni regionali. Uno strumento concretamente apprezzato dagli operatori delle aree marine protette e parchi nazionali pur a fronte di carenze strutturali ancora presenti: risorse insufficienti, coordinamento non sempre efficace, dati disomogenei e necessità di un maggiore allineamento tra livelli istituzionali.
Accanto al rafforzamento della governance, SEA.NET ha centrato in pieno anche l’obiettivo di migliorare la conoscenza e la percezione della rete Natura 2000 marina, grazie ai numerosi eventi, campagne, attività di educazione ambientale, citizen science e materiali informativi dedicati.
Il dialogo e il coinvolgimento degli operatori economici, in primis i pescatori, sono stati requisiti fondamentali per rendere la pesca professionale un modello di sviluppo sostenibile basato sull’uso responsabile delle risorse marine per la crescita economica. I molti momenti partecipativi organizzati dal Life SEA.NET hanno portato ad un risultato concreto: circa 400 pescatori hanno sottoscritto un codice di condotta per la pesca responsabile nei siti Natura 2000, adottando pratiche più sostenibili e coerenti con gli obiettivi di conservazione. Un segnale tangibile di come informazione, dialogo e strumenti adeguati possano produrre cambiamenti effettivi.
“Con Life SEA.NET non abbiamo prodotto l’ennesimo documento da scaffale, ma strumenti che semplificano davvero il lavoro quotidiano degli enti gestori – ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – i prodotti contenuti nel Toolkit sono nati dal confronto con chi, ogni giorno, deve tenere insieme tutela della biodiversità, pressioni locali e aspettative delle comunità. Ora la sfida è continuare a promuovere gli strumenti, i percorsi partecipati e le metodologie condivise sviluppate dal progetto LIFE SEA.NET, lavorare con gli stakeholder per un’economia blu basata sulla tutela degli ecosistemi e impegnarsi per il completamento della Rete Natura 2000, condizione irrinunciabile per raggiungere gli obiettivi UE del 2030 e proteggere efficacemente ecosistemi chiave”.
“Questo progetto – ha sottolineato il Direttore Generale della Direzione Tutela della biodiversità e del mare del MASE Ammiraglio Francesco Tomas – che ha visto il MASE in prima linea ha mostrato che, quando istituzioni, enti gestori, mondo scientifico e operatori economici lavorano insieme, è possibile rafforzare in modo concreto la rete dei siti marini Natura 2000. Ma il percorso non è concluso: dobbiamo ancora completare la rete, rendere più omogenee le procedure, consolidare i monitoraggi e garantire strumenti e risorse stabili. Come Ministero c’è la volontà di proseguire – insieme a Legambiente – su questa strada, facendo dei risultati di SEA.NET la base di un lavoro di lungo periodo, perché la tutela del mare richiede continuità”.
Con la chiusura del progetto non si è chiusa quindi la sfida lanciata da Life SEA.NET: trasformare la Rete Natura 2000 marina in una infrastruttura ecologica realmente operativa, riconosciuta dalle comunità costiere, sostenuta dagli operatori del mare e accompagnata da una governance moderna, coordinata e stabile. Il lavoro avviato ha già prodotto strumenti e risultati concreti; ora occorre renderli parte integrante delle politiche e delle pratiche di gestione, affinché il mare italiano possa contare su una tutela all’altezza della sua straordinaria biodiversità.
“Occorre potenziare il monitoraggio nei siti della rete Natura 2000 a mare – ha concluso Gabriele La Mesa di ISPRA – risolvendo tutta una serie di criticità emerse anche durante il progetto stesso, perché la disponibilità di dati scientifici esaustivi per ogni sito è alla base sia dell’identificazione delle corrette misure di conservazione che della valutazione della loro efficacia”.



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