Le crociere che fanno scalo a Civitavecchia generano un impatto economico complessivo sull’economia del Lazio pari a 1,5 miliardi di euro, con un contributo al PIL regionale di 714 milioni, sostenendo quasi 11mila posti di lavoro per 322 milioni di euro di salari. È quanto emerge dal Cruise Port Profile: Civitavecchia, lo studio realizzato da Oxford Economics per CLIA, l’associazione che raggruppa tutte le grandi compagnie di crociera del mondo.
Un miliardo di spesa diretta, che ne attiva uno e mezzo nel Lazio
Nel 2024 la spesa direttamente riconducibile agli scali crocieristici a Civitavecchia ha raggiunto il miliardo di euro, di cui 671 milioni attribuibili a passeggeri ed equipaggi e 329 milioni alle compagnie tra diritti, tasse portuali, rifornimenti e manutenzioni. Questa spesa ha generato ulteriori 324 milioni di euro “indiretti” lungo la filiera dei fornitori e 187 milioni derivanti dei consumi dei lavoratori, portando l’output complessivo per il Lazio a 1,5 miliardi.
Sul fronte occupazionale, ai 7.440 posti di lavoro diretti si sommano 1.940 posti nella catena di fornitura e circa 1.540 generati dalla spesa dei salari, per un totale di quasi 11mila occupati. I settori più coinvolti sono l’accoglienza e la ristorazione, con oltre 2.900 posti di lavoro e 122 milioni di contributo al PIL, seguiti dal commercio (1.902 posti) e dal comparto culturale e del tempo libero (1.750 posti, 119 milioni di PIL).
Civitavecchia porta d’ingresso per Roma e per il Lazio
Il dato forse più significativo riguarda la capacità dello scalo di alimentare l’intera filiera turistica regionale. Poiché più della metà dei passeggeri in turnaround (54%) trascorre almeno una notte a Roma, con una permanenza media di 3,3 notti, e poiché più di un terzo (36%) pernotta in altre destinazioni italiane per una media di 4,4 notti, il porto si conferma come un vero e proprio moltiplicatore di presenze.
Anche la spesa riflette questa dinamica: i passeggeri in transito che raggiungono Roma spendono in media 229 euro a persona, contro gli 82 euro di chi resta a Civitavecchia, mentre i passeggeri in turnaround arrivano complessivamente a 395 euro a testa considerando anche le spese sostenute nella Capitale. I dati di geolocalizzazione confermano una distribuzione ampia dei flussi: oltre a Civitavecchia, visitata dal 60% dei passeggeri in transito e dal 73% di quelli in turnaround, i luoghi più frequentati sono il centro storico di Roma, Colosseo, Foro Romano e Vaticano, con presenze significative a Trastevere, via del Corso e Villa Borghese.
Una spesa che resta in città
Nella sola Civitavecchia passeggeri ed equipaggi hanno speso 158 milioni di euro, che hanno attivato 234 milioni di output economico, 122 milioni di PIL e quasi 2mila posti di lavoro. Il commercio al dettaglio assorbe la quota maggiore (27%), seguito da ristorazione (23%) e trasporti (18%). Tra chi sceglie di pernottare in città, il 64% si rivolge all’hotellerie e il 17% a bed & breakfast e guest house, con una permanenza media di 1,4 notti: un segnale di come i benefici si distribuiscano anche sulle strutture ricettive minori.
«L’impatto delle attività crocieristiche non si esaurisce in banchina, ma genera una filiera che attraversa produttori e fornitori locali, commercio, ristorazione, trasporti, cultura e ricettività, lasciando ricchezza diffusa sul territorio», dice Francesco Galietti, Direttore CLIA Italia. «Civitavecchia ne è un esempio evidente, perché il porto funziona da porta d’ingresso per Roma e per l’intero Lazio, sostenendo migliaia di famiglie che vivono di questa economia. Tra l’altro, grazie a una sempre maggiore diversificazione dell’offerta, delle navi e degli itinerari, andiamo verso una maggiore distribuzione degli scali lungo tutto l’arco dell’anno, garantendo sia la sostenibilità dei flussi che impatti economici positivi prolungati. Perché questi benefici possano mantenersi e aumentare nel tempo – aggiunge Galietti – è indispensabile una cooperazione continuativa con istituzioni, autorità portuali e amministrazioni locali».
Un pubblico nuovo e internazionale
Circa otto crocieristi su dieci provengono dall’estero, con gli Stati Uniti primo mercato di riferimento, seguiti da Italia, Regno Unito, Canada, Francia e Germania. Il 63% dei passeggeri in transito e il 49% di quelli in turnaround visitava Civitavecchia per la prima volta, a conferma del ruolo della crocieristica nell’intercettare pubblici che altrimenti difficilmente raggiungerebbero il territorio.
Una stagione lunga e ben distribuita
Lo studio evidenzia infine come Civitavecchia benefici di una stagione crocieristica estesa e relativamente equilibrata, che va da maggio a ottobre con una media di circa 450mila visitatori al mese. Il rapporto tra il mese di maggiore e quello di minore affluenza è di 6 a 1, in linea con la media del Mediterraneo occidentale (5 a 1) e molto distante dal Mediterraneo orientale, dove il divario raggiunge il 47 a 1. Una distribuzione che, unita al sostanziale equilibrio tra passeggeri in transito (51%) e in turnaround (49%), consente al territorio di assorbire i flussi in modo più graduale rispetto ad altre destinazioni mediterranee.
«Da anni lavoriamo perché Civitavecchia non sia soltanto un punto di transito, ma una destinazione capace di trattenere valore e di offrire un’esperienza di qualità fin dal momento dell’arrivo», afferma John Portelli, General Manager di Roma Cruise Terminal. «Gli investimenti sulle infrastrutture e sull’accoglienza vanno in questa direzione, così come il lavoro sulla distribuzione dei flussi lungo la stagione, che è la vera chiave per coniugare crescita e sostenibilità. I dati di questo studio ci confermano che la strada è quella giusta e che il potenziale del territorio è ancora ampiamente inespresso».



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