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Risorsa Mare 2026 al via a La Spezia: industria, porti e tecnologie al centro della nuova economia marittima italiana

Il 17 e 18 settembre La Spezia ospita la quarta edizione di Risorsa Mare. Al centro del confronto il futuro dell’economia marittima italiana, tra portualità, industria, dimensione subacquea, sicurezza, energia e innovazione tecnologica.

Il mare italiano entra sempre più nel cuore delle strategie industriali del Paese. Non soltanto come risorsa economica, ma come spazio nel quale si incrociano infrastrutture, energia, sicurezza, tecnologie e nuove filiere produttive.

È con questo scenario sullo sfondo che prende il via oggi, 17 settembre, a La Spezia la quarta edizione di Risorsa Mare, il Forum promosso dal Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, in collaborazione con The European House – Ambrosetti.

Due giornate di confronto tra Governo, istituzioni, imprese, associazioni, ricerca e territori, ospitate presso l’Auditorium dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale.

Il programma riflette quanto il perimetro dell’economia del mare si sia ampliato negli ultimi anni. Accanto a porti, shipping, cantieristica, nautica, pesca e turismo trovano oggi sempre più spazio la dimensione subacquea, la protezione delle infrastrutture critiche, le energie offshore, i sistemi autonomi, il monitoraggio marino e le competenze digitali.

Non si tratta più di osservare comparti distinti, ma di capire come possano funzionare insieme.

La Spezia, un territorio che concentra molte delle nuove economie del mare

La scelta di La Spezia appare particolarmente significativa.

Nel territorio convivono porto commerciale, logistica, cantieristica, nautica, Difesa, ricerca e attività ad alto contenuto tecnologico. Una concentrazione che rende l’area uno dei laboratori più interessanti per comprendere come sta cambiando l’economia marittima italiana.

I dati diffusi con il XIV Rapporto sull’Economia del Mare 2026 di Ossermare – Tagliacarne -Unioncamere evidenziano la forte specializzazione spezzina nelle attività legate alla Blue Economy, con un peso rilevante della nautica, della cantieristica e della costruzione di yacht e megayacht, insieme alle attività connesse alla Difesa.

È quindi da un territorio che già sperimenta una forte integrazione tra industria e mare che parte il confronto nazionale sulle prossime direttrici di sviluppo.

Porti, industria e dimensione subacquea

Tra i temi centrali dell’edizione 2026 figurano la competitività dei porti, la sicurezza marittima, la formazione di nuove competenze e la crescita della dimensione subacquea.

Quest’ultima sta assumendo un peso sempre maggiore anche dal punto di vista economico.

Sui fondali si concentrano infrastrutture decisive per il funzionamento delle economie moderne: cavi per telecomunicazioni, interconnessioni elettriche, pipeline, sensori, sistemi di monitoraggio e impianti energetici. Proteggerli, manutenerli e sviluppare tecnologie capaci di operare in profondità apre nuovi spazi per industria, ricerca e servizi avanzati.

Robotica, veicoli autonomi, sensoristica, intelligenza artificiale e sistemi di comunicazione stanno trasformando un ambiente tradizionalmente difficile da raggiungere in una nuova frontiera tecnologica.

È anche per questo che la dimensione subacquea non può più essere considerata un settore marginale: sta diventando uno degli ambiti nei quali si misura la capacità di un Paese di presidiare infrastrutture strategiche e sviluppare nuove competenze industriali.

Un confronto che riguarda l’intero sistema Paese

Risorsa Mare 2026 vede una presenza significativa di rappresentanti del Governo, delle istituzioni, delle Forze Armate, della Guardia Costiera e del sistema produttivo.

Il quadro che emerge dal programma è quello di un mare sempre più legato alla sicurezza economica, alla logistica, alla produzione energetica e alla capacità tecnologica nazionale.

La vulnerabilità delle rotte commerciali, la protezione delle infrastrutture offshore e la crescente importanza dei fondali hanno modificato profondamente il modo in cui il mare viene percepito.

Da spazio prevalentemente commerciale e produttivo è diventato anche un luogo nel quale si gioca una parte della sicurezza e dell’autonomia strategica dei Paesi.

Quando le filiere iniziano a convergere

La trasformazione più interessante riguarda però il rapporto tra i diversi settori.

La cantieristica incorpora tecnologie digitali e sistemi autonomi. I porti diventano hub logistici, energetici e tecnologici. I satelliti supportano navigazione, comunicazioni e osservazione del mare. Le infrastrutture offshore richiedono nuove capacità di monitoraggio e manutenzione. I fondali diventano uno spazio nel quale operano insieme industria, energia, telecomunicazioni e sicurezza.

È in questa convergenza che si stanno formando nuove catene del valore.

Per l’Italia, che dispone di una posizione centrale nel Mediterraneo, di oltre ottomila chilometri di coste e di una forte tradizione industriale e marittima, la questione non è soltanto accompagnare questa evoluzione.

La sfida è trasformarla in vantaggio competitivo.

Risorsa Mare 2026 nasce precisamente dentro questo passaggio: il mare non più considerato come somma di singole attività, ma come un ecosistema economico e tecnologico integrato.

Da La Spezia parte quindi un confronto che riguarda il futuro industriale del Paese e una domanda destinata a diventare sempre più importante nei prossimi anni: quale spazio riuscirà a conquistare l’Italia nelle nuove economie che si sviluppano sopra, sul e sotto il mare?