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AMBIENTE – Intervista alla Fondatrice e Presidente di Marevivo Rosalba Giugni

Del 4 Agosto 2016

Intervista alla Fondatrice e Presidente di Marevivo Rosalba Giugni

 Rosalba Giugni

Quali sono i principi a cui vi ispirate nella vostra attività in difesa del mare?

“La nostra attività può sembrare una cosa per appassionati ma è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo sul Pianeta. La salute del mare è essenziale per quella dell’uomo.

Se pensiamo che il mare rappresenta il 71% della superficie del Pianeta, assorbe un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo e fornisce oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo, capiamo quanto sia indispensabile per la vita.

Questo avviene non solo perché l’acqua è salata ma perché sotto l’acqua c’è un sistema fatto di organismi viventi, di fauna e flora marina che l’azione dell’uomo rischia di ferire.

Per questo Marevivo ha condotto battaglie in favore della Posidonia, gli squali, i delfini o contro le plastiche, perché il mare ci consente di vivere.

La nostra è una filosofia al positivo, che parte dal presupposto che operare a favore dell’integrità del mare significa lavorare per il benessere dell’uomo.

Non siamo mai stati duri e radicali perché siamo convinti che è attraverso l’educazione, l’informazione, l’agire sulla mente delle persone che possa avvenire il grande cambiamento che tutto il mondo si auspica. Pensiamo alle tematiche dell’energia, dei rifiuti, di una terza rivoluzione industriale verso una produzione sostenibile, dell’economia circolare, esattamente come ci insegna Madre natura dove tutto è in equilibrio”.

 

Come tentate di raggiungere questo cambiamento?

“Attraverso due strade. Il lavoro nelle scuole, con i ragazzi e i bambini perché speriamo che i semi che lasciamo diventino i frutti che vogliamo. E poi con le grandi campagne e manifestazioni che creano un’attenzione nei media e diventa uno stile di vita essere ambientalisti.

Nel 1985 siamo stati i primi a pulire le spiagge e negli stessi mesi dall’altra parte del mondo in California persone come noi andavano a togliere le plastiche. Era il segno che qualcosa si stava muovendo. Da allora la campagna di raccolta delle plastiche dentro e fuori il mare è andata avanti, fino alla recente iniziativa nazionale di sensibilizzazione sull’impatto delle plastiche e delle microplastiche “Mare Mostro”, perché si tratta di una delle emergenze che dobbiamo affrontare. Perché coinvolge persino la nostra alimentazione”.

 

Marevivo si avvale di una grande squadra di collaborazioni. Qual è lo spirito che vi tiene tutti uniti?

“E’ uno dei nostri obiettivi coinvolgere tutti nelle nostre iniziative. E’ quanto avviene ad esempio con Delfini Guardiani, il nostro progetto di educazione ambientale di punta degli ultimi anni. Oggi abbiamo 1.173 guardiani nelle isole minori italiani, ragazzi e bambini che difendono il territorio. Su questo progetto aggreghiamo tutte le buone pratiche che esistono nei singoli territori, dalle forze dell’ordine agli artigiani locali, dai diving alle scuole. E poi ci sono le istituzioni nazionali, Guardia Costiera, Marina Militare con cui collaboriamo dal 1987, Corpo Forestale. Noi consultiamo sempre tutte le realtà pubbliche che sono preposte alla difesa del mare, anche quando le cose non vanno. Perché vogliamo sempre essere propositivi più che critici”.

 

Il Mediterraneo: un mare di naviganti, migranti, pescatori. Ma anche un incredibile sistema di specie animali e vegetali sotto e sopra l’acqua. Come si conciliano secondo lei le attività dell’uomo con la vita del mare?

“L’uomo dal mare prende tutto: energia, salute, ossigeno, pesca, trasporti marittimi, turismo. Ci sono tante buone pratiche per usufruire di questo bene e non distruggerlo. Oggi il mare è sotto attacco. Pensiamo alla pesca illegale. Ancora si pescano i datteri di mare distruggendo tutto l’habitat marino.

Io penso che l’ambientalismo dovrebbe essere trasversale nel senso che ciascuno nel suo ambito dovrebbe fare qualcosa per l’ambiente.

Ad esempio, i trasporti marittimi oggi hanno attenuato l’impatto inquinante sui mari ma i carburanti sono ancora ad alto contenuto di zolfo. Si tratta di lavorarci, investire delle risorse per migliorare la situazione.

Oppure perché non fare turismo senza cementificare? Insomma ci sono tanti modi per salvaguardare quello che è un valore per tutti.

Se il mare è in salute tutta l’economia sale.

Se distruggiamo questo nostro patrimonio inestimabile, che produce anche ricchezza, nessuno ce lo ridarà indietro”.

In questi 30 anni di attività come pensa sia cambiata l’attenzione per il mare da parte delle istituzioni e delle persone?

“Nelle persone c’è molta più sensibilità. La gente si pone più domande. Basta vedere la preoccupazione per i cambiamenti climatici che è sotto gli occhi di tutti. Anni fa l’attenzione dei Paesi dimostrata a Parigi nella COP21 forse non si sarebbe avuta.

La sensibilizzazione dell’opinione pubblica è aumentata. Negli amministratori non tantissimo.

Le faccio un esempio: il fiume Sarno, il più inquinato d’Italia. Nel 1988 facemmo un’iniziativa, coinvolgendo tutte le istituzioni locali e nazionali, le associazioni, le scuole e riuscimmo ad ottenere 800 miliardi di lire per il suo disinquinamento.

Il fiume Sarno è stretto e lungo solo 22 km, ma sfocia nel cuore del Golfo di Napoli e dell’economia strepitosa che vi ruota attorno. Ai tempi dei Borbone era un fiore all’occhiello.

Ancora oggi il Sarno è inquinato in maniera spaventosa. Il mare è marrone, lercio, morto, boccheggiante. Quindi mi chiedo, cosa possiamo fare per costringere i nostri amministratori a depurare, disinquinare le acque?

Dopo tanti anni siamo ancora come allora, nonostante le risorse messe a disposizione per risolvere questo enorme problema. E mi chiedo, che vuol dire tutto questo? Possibile che l’uomo non abbia ancora capito che questo significa compromettere prima di tutto la propria salute?”.