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AMBIENTE: WWF Italia: 50 anni per un Mediterraneo di qualità

Del 4 Agosto 2016

WWF Italia: 50 anni per un Mediterraneo di qualità

 

Era il 1966 quando Fulco Pratesi fondò WWF Italia, ispirandosi all’esperienza del WWF International, nato in Svizzera cinque anni prima.

Da allora sono passati cinquant’anni, ma il WWF Italia resta un punto di riferimento insostituibile per tutti coloro che credono nella possibilità di costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

Sono tanti i risultati raggiunti fino ad oggi.

In questo articolo vogliamo ricordare solo quelli legati al mare e alla sua salvaguardia, certi che la speciale sensibilità della nuova Presidente Donatella Bianchi potrà dare un impulso ancora più significativo in questa direzione.

Anima della più autorevole trasmissione dedicata al mare, Linea Blu, Donatella è un punto di riferimento importantissimo per tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori. Noi compresi.

 

LA LOTTA ALL’INQUINAMENTO

Il Mediterraneo, con i suoi 2,5 milioni di km quadrati, è un mare chiuso: il suo lento ricambio, 80-90 anni per le acque superficiali, non riesce a smaltire l’inquinamento prodotto dalle attività umane. Gli scarichi non depurati e gli sversamenti di petrolio sono le cause più evidenti. A questi si aggiunge anche il problema dei rifiuti plastici: secondo la rivista scientifica “PLOS one”, nel Mediterraneo c’è un rifiuto plastico ogni 4 metri quadrati, ossia oltre 1.000 tonnellate di massa inquinante. Questi frammenti finiscono per essere ingeriti da cetacei e tartarughe marine, che li scambiano per meduse o calamari. Ogni anno inoltre grandi quantità di petrolio finiscono in mare per operazioni di routine. Ecco perché il WWF si batte per fermare le trivellazioni petrolifere off shore, che oggi minacciano aree di inestimabile valore come Pantelleria e le Isole Egadi per passare ad un economia libera dal petrolio e dalle fonti fossili.

 

LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA’

L’Italia è uno dei Paesi più ricchi in Europa e del Mediterraneo in termini di biodiversità marina, delle 8.750 specie elencate nelle checklist il 10% è nota esclusivamente per i mari italiani, delle 10 specie di Cetacei presenti con popolazioni nel Mar Mediterraneo ben 8 possono essere considerate anche nelle acque italiane (balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio). I sistemi dunali di sabbia occupano più di 3mila km di costa. Sono ben 27 le aree marine protette e 2 i parchi sommersi. L’Italia ospita anche l’Area di tutela internazionale del Santuario dei Cetacei “Pelagos”, istituita nel 1999 grazie a un accordo transfrontaliero tra Italia, Francia e Principato di Monaco e all’impegno del WWF.

WWF opera da anni per la tutela della biodiversità del Mediterraneo, attraverso progetti e iniziative, anche a livello europeo. Citiamo su tutti MedTrends, che mira a individuare forme di compatibilità tra lo sviluppo delle economie del mare e l’ambiente marino. E la Mediterranean Initiative, che si è posta l’obiettivo di creare, entro il 2020 in Mediterraneo una rete di aree marine protette utili per la protezione del Mare nostrum.

 

LA DIFESA DELLE COSTE

Negli anni ’90 il WWF con il veliero Oloferne fece il periplo della penisola passando al setaccio le coste italiane, denunciando l’avanzata inarrestabile del cemento e la perdita di naturalità degli ambienti costieri. Grazie all’attività del proprio ufficio legale, il WWF ha scongiurato in questi anni abusi e scempi lungo tutte le coste.

Nel 2014, con il dossier “Cemento coast to coast” il WWF ha censito oltre 300 macro attività, confrontando i tratti di costa con quelli di 25 anni precedenti, che hanno sottratto suolo naturale lungo le nostre amate sponde facendo spuntare villaggi, residence, centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere.

 

I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Il riscaldamento delle acque provoca lo sbiancamento delle formazioni coralligene e ha favorito la colonizzazione di oltre 1.000 specie marine esotiche invasive (circa 160 di pesci) entrate in Mediterraneo attraverso il Canale di Suez o l’acquacoltura. Secondo l’IUCN, l’invasione di specie aliene è la seconda causa della perdita di biodiversità, dopo la distruzione degli habitat. Il cambiamento climatico influenzerà e condizionerà la vita delle specie e delle comunità che abitano le acque e le sponde del Mediterraneo. Il WWF si batte per un futuro “100% carbon free” entro il 2050 per fermare il riscaldamento globale.

 

LA TARTARUGA MARINA CARETTA CARETTA

Nelle acque del Mediterraneo si contano circa 8.500 specie marine, il 7,5% di tutte quelle censite fino ad oggi sul Pianeta, tra cui la balenottera comune, la foca monaca, la tartaruga marina Caretta caretta, il delfino comune e la posidonia, pianta marina che garantisce ossigeno e riparo a pesci e invertebrati.

La specie simbolo sulla quale si concentra l’impegno del WWF è la tartaruga marina Caretta caretta: sono migliaia ogni anno le tartarughe marine che finiscono vittime degli attrezzi da pesca. Il WWF è impegnato anche nella tutela dei luoghi di riproduzione di questi incredibili rettili marini.