Non più soltanto infrastrutture fisiche, ma sistemi nei quali asset materiali e ambienti digitali sono strutturalmente integrati. È il cambio di paradigma delineato dall’indagine conoscitiva sull’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella pianificazione, nella costruzione e nel monitoraggio delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali e logistiche, realizzata dall’8ª Commissione permanente del Senato su proposta del Vicepresidente Sen. Lorenzo Basso, che ha proposto e curato lo schema del documento conclusivo, raccogliendo e sintetizzando i contributi emersi nel corso dell’indagine.
Approvato all’unanimità dalla Commissione lo scorso febbraio 2026, lo studio è il risultato di un ampio ciclo di audizioni che ha coinvolto istituzioni, operatori economici, centri di ricerca, università e rappresentanze del settore.
Porti, snodi cruciali dell’intermodalità digitale
Tra le quattro linee di azione individuate dalla Commissione, una è specificamente dedicata alla realizzazione di un “ecosistema digitale nazionale per il trasporto intermodale sostenibile e interoperabile, con focus sulla portualità”.
Il documento evidenzia come la transizione verso una logistica digitale e integrata rappresenti un passaggio indispensabile per la competitività, la sostenibilità e la resilienza del sistema economico italiano. In questo scenario attribuisce al sistema portuale nazionale un “ruolo cruciale”, considerando i porti non soltanto come porta d’accesso ai mercati globali, ma anche come principale snodo per l’integrazione modale dei flussi di merci.
La proposta punta allo sviluppo di una piattaforma digitale nazionale federata, conforme al regolamento europeo eFTI, per la gestione e lo scambio elettronico dei documenti di trasporto, integrata con i principali Port Community System presenti nei porti italiani. A questa si affianca la connessione tra piattaforma logistica nazionale e nodi portuali, ferroviari e stradali, per consentire lo scambio digitale in tempo reale tra autorità, operatori e dogane.
Un secondo asse riguarda direttamente i “porti intelligenti e interoperabili”, attraverso strumenti per la gestione automatizzata dei controlli, della sosta, delle operazioni di carico e scarico e della documentazione doganale. Il documento propone inoltre di incentivare la creazione di hub portuali digitali certificati, capaci di scambiare dati strutturati e interoperabili con interporti, terminal ferroviari e autotrasportatori.
L’obiettivo è digitalizzare i flussi informativi del trasporto merci, semplificare controlli e scambi documentali, favorire il trasporto combinato a minore impatto ambientale e rafforzare l’attrattività dei porti italiani per i traffici globali. In questa prospettiva, il documento definisce l’intermodalità digitale portuale non soltanto come un elemento tecnico, ma come una leva di “sovranità economica, attrattività internazionale e coesione territoriale”.
Lorenzo Basso: «Una strategia di lungo periodo»

Il Senatore Basso commenta così: “Il documento è il risultato di un lavoro articolato e approfondito, durato molti mesi e costruito attraverso il confronto con un ampio numero di soggetti. L’obiettivo non era ricercare la notiziabilità o fermarsi al perimetro di una singola legislatura ma contribuire a una strategia di lungo periodo, come il Parlamento ha saputo fare in passato su un altro dossier che curai personalmente: Industria 4.0.
Per un Paese manifatturiero come l’Italia, la competitività non dipende soltanto dalla capacità di produrre. Dipende anche dall’efficienza con cui le materie prime arrivano negli stabilimenti, vengono trasformate e poi esportate sui mercati internazionali. Per questo il tema delle tecnologie applicate alle infrastrutture riguarda non un singolo settore ma il futuro economico dell’intero Paese.
L’Italia ha un patrimonio infrastrutturale vastissimo, con un numero molto elevato di ponti, viadotti, gallerie e opere che in molti casi si avvicinano a una fase critica del proprio ciclo di vita. Per questo occorre rafforzare la capacità pubblica di conoscere, monitorare, manutenere, rigenerare e sostituire per tempo le opere più esposte, così da non compromettere sicurezza, continuità operativa e competitività del sistema.”
Dall’infrastruttura fisica all’ecosistema cyber-fisico
La centralità attribuita alla portualità si inserisce in una visione più ampia della trasformazione delle infrastrutture italiane. Uno degli elementi fondanti dell’indagine è infatti la presa d’atto del “superamento definitivo della dicotomia tra infrastruttura fisica e infrastruttura digitale”.
Building Information Modelling (BIM), digital twin, Internet of Things (IoT), edge computing, sensori per il monitoraggio dinamico, reti 5G e modelli di machine learning per la manutenzione predittiva e la gestione dei flussi consentono l’integrazione tra asset materiali e ambienti digitali. Le infrastrutture possono così diventare, secondo la definizione utilizzata nel documento, “piattaforme attive”, capaci di produrre dati, adattarsi in tempo reale, ottimizzare i consumi, ridurre i rischi e supportare le decisioni operative e strategiche.
Il punto centrale dell’indagine si sposta quindi dal “se” al “come” rendere effettiva e scalabile questa transizione. L’analisi considera la maturità digitale delle amministrazioni, la standardizzazione delle informazioni, l’interoperabilità tra sistemi e attori e l’adozione di modelli digitali lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: pianificazione, progettazione, costruzione, gestione, utilizzo e dismissione.
Rigenerare e digitalizzare le opere d’arte
La prima linea di azione interviene sul patrimonio infrastrutturale esistente. L’Italia dispone, secondo le stime richiamate nell’indagine, di circa due milioni di opere, molte delle quali non ancora censite in modo uniforme. Una parte rilevante di ponti, viadotti, gallerie e cavalcavia è stata realizzata nel secondo dopoguerra e si trova oggi in una fase avanzata del proprio ciclo di vita.
La Commissione propone quindi un Piano straordinario di rigenerazione e digitalizzazione delle opere d’arte, basato innanzitutto sulla valutazione strutturata delle priorità di intervento.
Tra gli strumenti indicati figura l’istituzione, all’interno di ANSFISA, di un Sistema Nazionale di Valutazione delle Priorità di Intervento (SNVPI), in grado di costruire un ranking nazionale delle opere più critiche integrando indicatori di rischio strutturale con fattori economici, sociali e logistici.
Sulle opere individuate come prioritarie potrebbero quindi essere realizzati interventi di sensorizzazione, digital twin e manutenzione predittiva, fino al rifacimento parziale o totale. La proposta prevede inoltre un Fondo per la rigenerazione delle opere d’arte, la cui entità sarebbe definita sulla base delle priorità individuate dal SNVPI, collegando così l’impiego delle risorse pubbliche alle effettive necessità infrastrutturali.
La “logistica aumentata” come leva di politica industriale
La seconda proposta riguarda la logistica aumentata, in risposta alle trasformazioni delle catene logistiche globali e alla crescente concentrazione del mercato in pochi operatori internazionali verticalmente integrati.
Il documento evidenzia il rischio che il sistema produttivo italiano, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, possa subire una progressiva marginalizzazione e propone una strategia nazionale fondata sull’integrazione tra infrastrutture intelligenti, tecnologie digitali avanzate e capacità industriali locali. L’obiettivo è costruire un ecosistema logistico nazionale autonomo, resiliente e competitivo.
Le linee di intervento comprendono l’utilizzo di intelligenza artificiale, IoT, blockchain e reti neurali nella gestione delle merci, nella tracciabilità, nella previsione della domanda e nell’ottimizzazione dei percorsi; la sperimentazione regolata di veicoli autonomi, droni e tecnologie V2X; la modernizzazione delle infrastrutture intelligenti e l’interoperabilità tra porti, interporti e terminal; gli investimenti in formazione, cybersecurity e sostenibilità.
Mobility, Infrastructures & Logistics Data Space
La terza direttrice affronta la frammentazione del sistema informativo nazionale nel campo delle infrastrutture, della mobilità e della logistica, individuata dall’indagine come uno degli ostacoli alla programmazione strategica, alla gestione efficiente delle reti e allo sviluppo di servizi integrati.
Attualmente le informazioni sono distribuite tra sistemi differenti – tra cui NAP, DS&SRF, Piattaforma Logistica Nazionale, AINOP, piattaforme regionali e banche dati ANSFISA – che non sempre dialogano tra loro. Questa frammentazione limita la possibilità di utilizzare in modo integrato i dati per la manutenzione predittiva, la pianificazione delle politiche pubbliche e la gestione in tempo reale dei flussi di merci e persone.
La Commissione propone quindi la creazione di un Mobility, Infrastructures & Logistics Data Space nazionale, in linea con la strategia europea dei Common European Data Spaces: una piattaforma federata per la raccolta, la condivisione e l’elaborazione dei dati.
Il modello punta a integrare le piattaforme già esistenti attraverso protocolli standardizzati e interfacce condivise, accompagnando questa interoperabilità con una governance nazionale dei dati.
Le opportunità e i nodi ancora da superare
L’analisi SWOT contenuta nel documento restituisce un quadro nel quale le potenzialità della trasformazione digitale si accompagnano a criticità strutturali.
Tra i punti di forza vengono individuati un quadro normativo e strategico nazionale ed europeo coerente, la crescente adozione di tecnologie quali BIM, digital twin, IoT, intelligenza artificiale, cloud ed edge computing e un approccio che considera l’intero ciclo di vita delle opere.
Restano, tuttavia, la disomogeneità territoriale e settoriale nell’implementazione delle tecnologie, la carenza di competenze digitali nelle stazioni appaltanti, la frammentazione e la mancanza di interoperabilità, la resistenza culturale al cambiamento e l’obsolescenza di una parte significativa del patrimonio infrastrutturale.
A queste criticità si aggiungono i rischi connessi alla crescente esposizione alle minacce di cybersecurity, alla possibile dipendenza tecnologica da attori esterni, ai ritardi nell’attuazione delle riforme e alla sostenibilità finanziaria degli investimenti, soprattutto per gli enti con minore capacità amministrativa.
Il digitale come principio strutturante
Le quattro proposte sono concepite dalla Commissione non come misure isolate, ma come parti di un unico quadro strategico. Dall’indagine emerge infatti la necessità di intervenire in maniera programmata sulle infrastrutture esistenti, rafforzare l’autonomia logistica del Paese, costruire un’infrastruttura pubblica del dato e anticipare l’attuazione delle normative europee strategiche per la mobilità e il commercio internazionale.
Il punto di arrivo è una concezione dell’“infrastruttura intelligente” nella quale il digitale non rappresenta un fattore accessorio, ma un “principio strutturante” delle politiche pubbliche in materia di opere, trasporti e logistica.
L’obiettivo indicato dal documento non è quindi soltanto modernizzare le singole reti, ma renderle parte di un sistema interconnesso e capace di produrre valore per l’intera collettività.
Il documento completo

Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".


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