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La Blue Economy nella strategia industriale 2030

Intervista a Paolo Quercia, Dirigente Divisione Studi e Analisi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Strategia industriale

Il Libro Bianco “Made in Italy 2030”, dedicato alla nuova strategia industriale ed elaborato dalla Divisione Studi e Analisi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rappresenta un’occasione importante per rileggere in chiave sistemica le filiere strategiche dell’economia italiana.

Non si tratta soltanto di una mappatura dei settori produttivi, ma di una visione che rimette al centro il ruolo dello Stato, la capacità di coordinamento e la proiezione del Paese nei nuovi domini tecnologici.

Il documento individua inoltre le grandi direttrici di sviluppo del cosiddetto “nuovo Made in Italy”, articolato in cinque ambiti emergenti: economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative.

In questo quadro, la Blue Economy assume un significato profondamente rinnovato: non più comparto tradizionale, ma sistema industriale complesso, ad alta intensità di innovazione e sempre più interconnesso con le altre traiettorie di sviluppo, a partire dal digitale e dallo spazio.

È proprio da qui che prende avvio il confronto con Paolo Quercia, Dirigente della Divisione Studi e Analisi del MIMIT, con l’obiettivo di approfondire il ruolo della filiera blu all’interno della nuova strategia industriale e il posizionamento dell’Italia nei domini emergenti.

Secondo Quercia, l’Economia del mare va letta come una vera e propria frontiera tecnologica e industriale: “la Blue economy è un sistema complesso, fatto di innovazione, esplorazione delle profondità marine, nuove energie rinnovabili, protezione dell’ecosistema marino, connettività sottomarine, navi sempre più performanti e decarbonizzate, valorizzazione di risorse dei fondali. E poi servizi di trasporto globali che sorreggono l’economia mondiale.

È una frontiera delicata, che va protetta sia dai processi di territorializzazione che da quelli di sfruttamento inopportuno e selvaggio. Ma, soprattutto nella dimensione subacquea, è una nuova frontiera che va esplorata, un grande motore di innovazioni e di scoperte, in cui alcune tecnologie e infrastrutture possono essere condivise, mutuate o adattate allo spazio.

Sono due frontiere estreme, inesplorate dall’uomo per secoli, che ora si dischiudono grazie alle nuove tecnologie e ai progressi nel campo dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e del quantum computing. Sono anche due domini fondamentali per la sicurezza nazionale, che hanno un carattere duale che rende ancora più complessa la loro esplorazione e centrale il ruolo che deve giocare lo Stato.”

All’interno di questa visione, il Libro Bianco individua nello “Stato Stratega”, nella centralità della manifattura e negli ecosistemi dell’innovazione i pilastri dell’orizzonte 2030. Una trasformazione che, come evidenzia Quercia, passa da un cambiamento profondo del ruolo pubblico: “il libro bianco, pubblicato dal MIMIT dopo ampia consultazione pubblica e confronto con i principali stakeholder, ha il grande merito di far ripartire in Italia il dibattito sulla strategia industriale nel nostro Paese, perdutosi nel penultimo decennio del secolo scorso. Fare politica industriale oggi vuol dire intercettare i grandi segnali di trasformazione e farne volano di modernizzazione del Made in Italy. Per far questo è necessario completare nella giusta direzione la trasformazione dello Stato verso un ruolo sempre più di coordinamento strategico, che favorisca il consolidamento di ecosistemi industriali strategici, basati sulla fusione tra manifattura, servizi e ricerca scientifica.”

Una sfida resa ancora più complessa dalla necessità di governare simultaneamente le quattro grandi transizioni – demografica, digitale, green e geopolitica.

Per Quercia: “Il governo delle quattro transizioni è molto complesso, anche perché esse non vanno nella stessa direzione, né sono sincrone. La loro magnitudine e globalità rende molto difficile ad un singolo Paese poter ridurne le asperità. Per questo la nuova politica industriale dovrà essere molto diversa dal passato. Non più intervento a latere per rimediare al fallimento del mercato ma capacità decisiva di anticipazione dei cambiamenti, creando nuovi processi di reindustrializzazione che mettono insieme imprese private, regioni, amministrazioni centrali e, soprattutto, l’Unione Europea.”

La Blue Economy nella strategia industriale 2030
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".