Home > Energia, Eventi, Innovazione, Shipping, Porti, Logistica > Bunkeraggio e nuovi carburanti: tra fuel alternativi e sfida infrastrutture

Bunkeraggio e nuovi carburanti: tra fuel alternativi e sfida infrastrutture

Spazio al tema dei carburanti nel panel di Port&ShippingTech dedicato al green shipping, nell’ambito della Genoa Shipping Week, con un’ampia serie di analisi, soluzioni, sfide e proposte. Dario Soria, direttore generale di Assocostieri, che rappresenta il bunkeraggio italiano, ha sottolineato gli impatti delle normative sul settore, la perdita di leadership dell’Italia a favore della Spagna a partire dagli anni Ottanta e ha lanciato cinque proposte: l’esclusione del bunkeraggio dal calcolo della RED III, lo sviluppo di regole operative per i combustibili alternativi, autorizzare le bettoline alla massima capacità di carico, reinvestimento dei proventi degli ETS nello sviluppo infrastrutturale, determinare l’autorità ministeriale competente su FuelEU Maritime.

Silvia Migliorini, direttrice di Assogasliquidi, ha fatto una panoramica sullo stato dell’arte della filiera del GNL e del BioGNL, dallo sviluppo delle infrastrutture di approvvigionamento e stoccaggio, agli sviluppi in tema di autorizzazioni alle operazioni di bunkeraggio, infrastrutture, alla consistenza delle flotte alimentate a GNL e alla disponibilità delle bettoline per i rifornimenti, nonché alle caratteristiche di impatto ambientale di GNL e BioGNL, carburanti il cui impiego garantisce la compliance con gli obblighi di decarbonizzazione fissati dalla normativa europea FuelEU Maritime. “Ma il settore va sostenuto con l’adozione da parte dei porti delle linee guida definite a livello nazionale, la conferma dell’esenzione dal regime d’accise per l’impiego dei prodotti quali carburanti per la navigazione, la prosecuzione degli incentivi per lo sviluppo della produzione di bio-GNL e un contenimento delle tasse portuali per le navi a GNL” ha precisato Migliorini.

Andrea Realfonzo di Grimaldi Group, nel parlare delle sfide legate all’uso di ammoniaca e bio-etanolo, non rinuncia alla polemica: “Ci hanno consegnato l’auto a pezzi, ci hanno detto di montarcela da soli e di formare i piloti e poi ci hanno detto che manca il circuito. Come gruppo abbiamo investito molto su navi ad ammoniaca e bio-metanolo, ma vedo molto difficile che questa flotta possa rifornirsi in Italia – ha spiegato Realfonzo – manca la logistica, manca la struttura, mancano gli investimenti: Genova, uno dei principali porti in Italia per queste attività, ha perso il 50% del volume negli ultimi 4 anni: se questo non è un segnale, non sei quale altro possa esserlo”.