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“Con Loro Come Loro”: dai salvataggi in mare ai campi profughi, dalle comunità di pace allo Yemen. I 15 anni da operatore umanitario di Gennaro Giudetti nel nuovo libro di Angela Iantosca

Parte dei proventi devoluti ad Operazione Colomba Corpo Non Violento di Pace in zone di conflitto

di Roberta Busatto

“È cambiato tutto quel giorno per me quando le mie mani non sono riuscite ad arrivare ovunque, quando le mie braccia, spezzate dalla fatica, non hanno ceduto, quando ho chiesto aiuto anche al fotografo, salito con me sul gommone, per tirare su quella donna con il suo bambino chiuso dentro il grembo e che temevo potesse nascere lì in quel mare che per qualcuno significa estate e per loro solo morte”. Lo dice Gennaro Giudetti attraverso la penna di Angela Iantosca nel libro “Con Loro Come Loro. Storie di Donne e Bambini in Fuga” edito dalle Paoline, già giunto alla seconda edizione e insignito di un importante riconoscimento, il Premio Letterario Giornalistico Nadia Toffa Sezione Giornalismo.

“Con loro come loro” è il viaggio che Gennaro Giudetti ha scelto di compiere da 14 anni ogni giorno, vivendo al fianco di chi è considerato ultimo. Un viaggio in cui i numeri diventano storie e volti, braccia tese, mani che si allontanano. Era un ragazzo difficile Gennaro finché si è trovato di fronte a chi non aveva nulla e che in lui ha visto solo un giovane arrivato in Albania per dare una mano.

Un viaggio che comincia in mare, con i salvataggi dove ha imparato cosa significa dover scegliere chi salvare e prosegue nei campi profughi del Libano e in Colombia con la Comunità di pace che all’odio risponde da sempre con la pace. In Ucraina e poi negli ospedali di Codogno e dello Yemen durante l’emergenza Covid e in Kenya tra gli ultimi degli ultimi dove chi non rispetta le regole viene bruciato vivo nei copertoni abbandonati delle auto. Dove i bambini non conoscono il mare, non sanno nuotare e che per dimenticare la fatica del vivere fumano colla tutto il giorno.

Perché questo libro?

“Questo libro nasce da una richiesta: quella dei docenti e degli studenti che negli anni Gennaro Giudetti ha incontrato andando nelle scuole. E da un incontro, quello tra me e Gennaro che risale a cinque anni fa. Avevo deciso di intervistarlo per un giornale che dirigevo e quello che ne è nato è stato un dialogo profondo, intenso, doloroso. Un dialogo dal quale è scaturito un articolo che aveva come titolo proprio “Con Loro Come Loro”, perché questa era la frase che Gennaro pronunciava più spesso. Una frase che indicava ed indica un’attitudine, un modo di essere e di concepire quello che poi è diventato un lavoro, ma che è cominciato come volontariato. Gennaro, infatti, ha sempre concepito l’azione dell’operatore umanitario non come un gesto calato dall’alto, ma come un atto di condivisione di una condizione difficile da capire se non vissuta insieme. Solo così, infatti, è possibile comprendere le vere esigenze di chi vive in situazioni per noi inimmaginabili, solo così si può capire chi risponde costantemente con la pace alla violenza, chi si sente legato visceralmente alla propria terra, chi chiede libertà invece di cibo.

Quando due anni dopo quell’intervista mi ha telefonato chiedendomi di scrivere quel libro che continuavano a chiedergli nelle scuole, non potevo che dire sì. Per un comune modo di sentire e una comune visione delle cose che, dopo un lungo lavoro fatto a distanza, fatto di interviste, telefonate, videochiamate, ci ha portato a questo libro. Un libro destinato ai giovani, a chi cerca ispirazione, a chi vorrebbe partire, a chi vuole capire e conoscere, a chi cerca riferimenti. Ma anche un libro destinato gli adulti, affinché imparino a non girarsi dall’altra parte, a guardare quegli ultimi con occhi diversi, privi di pregiudizio, perché ci si possa rendere conto sempre di più del privilegio di cui godiamo ogni giorno, a cominciare dalla possibilità che abbiamo di scegliere banalmente cosa mangiare. M è anche un libro che vuole (ri)dare nomi e volti a quei numeri che siamo abituati a sentire, un libro che ci ricorda che chi parte lo fa per fuggire da guerre, cambiamenti climatici, sopraffazioni e violenze, che non si tratta di persone irresponsabili, ma di donne e uomini e bambini in cerca di quella libertà che è negata loro. E che, come chiunque, soffrono per la distanza dalla propria terra, per la perdita dei cari, per il doversi adattare a condizioni difficili che lo stigma e i nostri sguardi a volte rendono ancora più complesse”.

Cosa ti hanno lasciato le storie raccolte?

“Ogni storia raccontata da Gennaro è una storia che colpisce, perché è la storia di chi chiede solo di essere libero, di vivere in pace e nella propria terra. Sono storie che riguardano ogni parte del pianeta, dalla Colombia allo Yemen, dal Kenya al Mar Mediterraneo, dalla Calabria agli ospedali di Codogno e Lodi durante il Covid. Sono storie di donne, uomini, bambini in fuga, storie di guerre, storie di vite difficili e disumanizzate. Storie di bambini, come quelli dello slum di Nairobi, che per sopravvivere alla fame sniffano la colla. Storie come quella di Kimama, un ragazzino di 15 anni della baraccopoli di Soweto, nei pressi di Nairobi, che Gennaro ha incontrato quando è stato lì con la Papa Giovanni XIII e con il quale ha condiviso la baraccopoli. Un ragazzo ‘difficile’, come lo era lui quando era un adolescente inquieto a Taranto. Un ragazzo che ha perso la madre, giustiziata dal padre perché sorpresa a rubare, il peggiore dei peccati in un luogo in cui non c’è nulla, per poi subire la stessa sorte per quello che viene considerato il peggiore dei reati tanto che chi lo commette viene bruciato vivo nel copertone di una ruota… E poi ci sono le donne salvate dal mare durante i naufragi e le loro storie che proseguono in altre terre, o quelle donne che giacciono in fondo al mar Mediterraneo e la storia di Brighida della comunità di Pace di San José de Apartadò dove si risponde con la pace alla violenza e che ci ricorda che la pace è come il seme di una pianta di almendro: non necessariamente vedrai quel seme diventare pianta, ma la semina di oggi garantirà l’ombra di quella pianta un domani… perché odiar putre el corazón”.

A fine ottobre il libro è tornato con una seconda edizione impreziosita da un nuovo capitolo dedicato a Gaza.

“Quando le Paoline ci hanno detto che avevamo già finito la prima edizione, abbiamo pensato che la seconda dovesse essere impreziosita da un nuovo capitolo, quello su Gaza, dove questa estate (quando il libro era già andato in stampa) Gennaro Giudetti è stato per conto della Fao con la quale collabora da un paio di anni. I suoi racconti, ciò che ha visto andavano scritti per dar voce ancora una volta a chi è inascoltato, ad una guerra che ha visto morire sino ad ora 44mila persone, che ha prodotto 25mila orfani, fame, sofferenza, ferite e la distruzione non solo del presente ma anche di un futuro. È un capitolo molto duro, come gli altri, ma necessario e siamo contenti che le Paoline abbiano sentito la nostra stessa urgenza”.

Il libro ha appena ricevuto un importante riconoscimento: il Premio Letterario Giornalistico Nadia Toffa Sezione Giornalismo.

“Siamo felicissimi di questo riconoscimento perché non solo si tratta di un premio intitolato ad una giornalista d’inchiesta e di straordinaria forza, ma perché vuole omaggiare anche Nadia Toffa come essere umano, come colei che non ha avuto paura ad affrontare la malattia con il sorriso. Proprio questo coraggio e questa forza sono gli ingredienti delle donne e dei bambini che popolano questo libro. Quindi ringraziamo la giuria e la Presidente Antonietta Greco per questo riconoscimento”.

Ricordiamo che il libro è impreziosito dalla postfazione di Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento Europeo, nota e battagliera attivista per i diritti umani.

Parte dei ricavati derivanti dai diritti d’autore sarà devoluta a Operazione Colomba Corpo Nonviolento di Pace in zone di conflitto (www.operazionecolomba.it).