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Euro-Mediterranean Water Forum 2026: oltre il Source-to-Sea, la Blue Economy ridisegna la governance delle coste

All’Euro-Mediterranean Water Forum 2026, il confronto tra istituzioni, ricerca, innovazione e società civile sulla gestione degli ecosistemi costieri e insulari.

Il nodo non è più soltanto collegare fiumi e mare, ma governare insieme risorse idriche, clima, infrastrutture, attività economiche e comunità.

La linea di costa è un confine soltanto sulle carte geografiche. Nella realtà è uno spazio di connessione: vi arrivano gli effetti dei processi che hanno origine nei bacini idrografici, vi si concentrano popolazione e attività economiche, vi insistono porti, reti energetiche e infrastrutture strategiche. Ed è lungo questa fascia, sempre più esposta, che cambiamento climatico, erosione, scarsità idrica, inquinamento e perdita di biodiversità incontrano direttamente l’economia e la vita delle comunità.

È partito da qui l’Euro-Med Talk dedicato alla Blue Economy, il 30 settembre, nell’ambito dell’Euro-Mediterranean Water Forum 2026. Il titolo scelto per la sessione T6 — “Oltre l’approccio Source-to-Sea: governance degli ecosistemi costieri e insulari” — conteneva già la questione di fondo: superare una lettura ancora troppo segmentata dell’acqua e del mare per affrontare le interdipendenze che oggi determinano la resilienza e la competitività dei territori costieri.

La scelta, maturata insieme al Comitato One Water, al CIHEAM Bari e a IME, ha portato la Blue Economy all’interno di un confronto internazionale dedicato all’acqua. Non come estensione tematica, ma come parte di uno stesso sistema. Nelle aree costiere e insulari, infatti, mare e acqua dolce si incontrano insieme a pressioni ambientali, attività produttive e infrastrutture. È qui che tutela e sviluppo cessano di essere dimensioni separabili e la governance diventa necessariamente trasversale.

Il confronto, che ho avuto il privilegio di moderare, ha riunito Silvia Paparella, presidente di Sogesid; Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA; Claudia Brunori, direttrice del Dipartimento per la sostenibilità, l’economia circolare e l’adattamento dei sistemi produttivi e territoriali ai cambiamenti climatici di ENEA; Claudio Mazza, presidente della Fondazione per l’Educazione Ambientale – FEE Italia; Fabio Bruno, co-presidente del progetto Zephyrus dell’Ecosistema dell’innovazione Tech4You; e Mila Cataldo, responsabile Relazioni Esterne e Internazionali di Marevivo.

Competenze diverse, chiamate a misurarsi con una domanda tutt’altro che teorica: come trasferire conoscenze, tecnologie ed esperienze nella gestione ordinaria dei territori? La tavola rotonda è stata costruita proprio per individuare gli strumenti disponibili, le esperienze già avviate e le condizioni necessarie per renderle replicabili e scalabili.

Il problema non è più soltanto conoscere

La prima evidenza è che una parte consistente degli strumenti necessari esiste già. Il problema è farli convergere.

L’esperienza di Sogesid restituisce la complessità del passaggio dalle strategie alla realizzazione. Risorse idriche, tutela ambientale e resilienza territoriale diventano particolarmente difficili da separare quando si interviene nei sistemi portuali, dove dragaggi e sedimenti, bonifiche, infrastrutture, qualità dell’ambiente marino e adattamento climatico insistono sullo stesso spazio fisico. domande relatori euro-med talk

È uno degli esempi più immediati di quanto la frammentazione amministrativa possa entrare in conflitto con la natura sistemica dei problemi. Le politiche continuano spesso a essere organizzate per competenze; acqua, coste ed ecosistemi funzionano invece attraverso relazioni.

Lo stesso scarto emerge sul versante della conoscenza scientifica. La capacità di osservare mare e coste è cresciuta enormemente. ISPRA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente dispongono di dati che consentono di seguire qualità delle acque, biodiversità, erosione ed effetti del cambiamento climatico. Il passaggio decisivo, richiamato nel confronto con Maria Alessandra Gallone, è fare in modo che questa conoscenza entri stabilmente nei processi decisionali: non soltanto monitorare ciò che accade, ma utilizzare i dati per prevenire, pianificare e adattare i territori.

È qui che il Source-to-Sea mostra tutta la sua attualità. Un fiume non termina amministrativamente alla foce: trasporta sedimenti, nutrienti, contaminanti e rifiuti e condiziona gli equilibri della fascia costiera. Separare la gestione dei bacini da quella delle coste significa quindi dividere, sul piano delle politiche, processi che in natura rimangono collegati.

Ma il confronto del Forum prova ad andare oltre. Il Beyond Source-to-Sea allarga la relazione fisica tra acqua e mare alle altre componenti che insistono sugli stessi territori: infrastrutture, energia, sistemi produttivi, innovazione, pianificazione e comunità.

In questa direzione si colloca il contributo di ENEA. Modelli climatici e oceanografici ad alta risoluzione, osservazioni satellitari e in situ, indicatori di rischio e digital twin stanno modificando la capacità di interpretare le trasformazioni delle coste. La questione posta attraverso l’esperienza di Claudia Brunori riguarda però il loro impiego: quando la capacità di previsione diventa effettivamente uno strumento di pianificazione?

Il problema si amplia ulteriormente quando si considera il nesso acqua-energia-clima. Rinnovabili marine, dissalazione, trattamento e riuso delle acque, decarbonizzazione delle attività marittime e monitoraggio ambientale appartengono a politiche tradizionalmente distinte, ma sulle coste producono effetti nello stesso sistema. L’esperienza di Smart Bay Santa Teresa, richiamata nella preparazione del confronto, offre in questo senso un caso interessante di osservatorio marino associato a un ecosistema dell’innovazione e a un modello di governance partecipata.

La disponibilità della tecnologia apre però un secondo problema: il trasferimento.

I sistemi di early warning per le mareggiate, il monitoraggio dell’erosione, i veicoli autonomi per l’acquisizione di dati marini, l’osservazione satellitare e gli strumenti sviluppati per analizzare l’interazione tra fiumi e costa mostrano quanto la capacità tecnologica sia già avanzata. Il lavoro sviluppato nell’ambito di Tech4You, illustrato attraverso il contributo di Fabio Bruno, sposta l’attenzione dalla sperimentazione alla scala: quali soluzioni sono mature per entrare nella gestione dei territori e quale rapporto tra università, imprese e pubbliche amministrazioni può accelerarne l’adozione?  È un passaggio determinante. Una tecnologia efficace ma incapace di superare il perimetro del progetto che l’ha generata produce conoscenza, non ancora trasformazione.

La costa come spazio economico, ambientale e sociale

Il banco di prova resta il territorio.

L’esperienza della Fondazione per l’Educazione Ambientale – FEE Italia porta la discussione nella gestione quotidiana delle destinazioni costiere, dove sostenibilità, turismo, servizi e utilizzo delle risorse devono trovare un equilibrio che non può essere limitato alla stagione balneare.

La questione affrontata con Claudio Mazza è significativa proprio perché riguarda il tempo della programmazione: nei territori sottoposti a una forte pressione turistica, acqua, ecosistemi e sostenibilità non possono diventare emergenze stagionali. Devono entrare nella gestione ordinaria e nelle scelte strutturali delle amministrazioni e degli operatori.

Anche il contributo di Marevivo riporta la discussione alla concretezza delle connessioni. Plastiche e microplastiche, biodiversità, aree marine protette e rigenerazione degli ecosistemi dimostrano perché la protezione del mare cominci spesso lontano dalla costa. Il Floating Hub sul Tevere, avviato con il CNR e richiamato nel confronto con Mila Cataldo, lavora proprio su questa relazione attraverso monitoraggio, ricerca e sensibilizzazione sul rapporto tra fiume e sistema costiero. domande relatori euro-med talk

Ne emerge una concezione della costa diversa da quella di semplice margine geografico. È piuttosto uno spazio di interdipendenza, nel quale sistemi naturali e sistemi economici condividono risorse, infrastrutture e vulnerabilità.

Ed è qui che la Blue Economy entra pienamente nella discussione.

Il perimetro indicato dalla sessione comprende gli ecosistemi naturali, le piccole isole e le aree marine protette insieme a pesca, portualità, trasporto marittimo, turismo, nautica da diporto, energia offshore e underwater economy. A questi si aggiungono porti e waterfront, reti energetiche e di dati, sistemi idrici e collegamenti logistici, senza dimenticare la dimensione sociale: identità marittima, competenze professionali, patrimonio culturale e qualità della vita.

Non è un tema marginale per l’economia italiana. Il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, richiamato nella documentazione della sessione, quantifica in 224,9 miliardi di euro il valore aggiunto complessivamente generato e attivato dall’Economia del Mare, pari all’11,4% del PIL, con 253.599 imprese e 1.133.949 occupati.

Numeri che spiegano perché la governance delle coste non possa più essere confinata alla sola politica ambientale. È contemporaneamente politica industriale, infrastrutturale, energetica, territoriale e sociale.

Il confronto dell’Euro-Mediterranean Water Forum lascia allora un punto preciso. Il salto dal Source-to-Sea al Beyond Source-to-Sea non consiste nell’aggiungere un’altra formula alla già ampia terminologia della sostenibilità. Consiste nel riconoscere che la continuità fisica tra acqua e mare deve trovare una corrispondenza nella capacità delle istituzioni di governare ciò che quella continuità mette in relazione.

La conoscenza scientifica è più avanzata, gli strumenti di osservazione sono più sofisticati e molte tecnologie sono già disponibili. Il passaggio ancora da compiere è fare in modo che dati, innovazione, capacità amministrativa e sviluppo economico operino sulla stessa scala dei fenomeni che intendono governare.

Per il Mediterraneo, dove sulle coste si concentrano contemporaneamente vulnerabilità ambientali, infrastrutture strategiche e una parte rilevante della capacità economica, non è più soltanto una questione di sostenibilità. È una questione di resilienza e competitività dei territori.Inizio modulo

Euro-Mediterranean Water Forum 2026: oltre il Source-to-Sea, la Blue Economy ridisegna la governance delle coste
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".