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Forum Masseria: l’intervento del ministro Nello Musumeci

Una direzione chiara per il futuro delle acque e dei fondali italiani

Forum Masseria

Le risorse, gli obiettivi, le leggi

Si è svolta dal 28 febbraio al primo marzo alle Terme di Saturnia la “Winter Edition” del Forum Masseria, la rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa e da Comin & Partners. A partecipare, il primo marzo, anche il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, che riguardo lo stato dell’economia del mare in Italia ha detto:

«Siamo a oltre 160 miliardi di valore aggiunto, quasi un milione di addetti, 250 mila imprese circa. Il mare è stato e continuerà ad essere soprattutto nel futuro la risorsa vincente per le economie, soprattutto quelle più depresse, penso al mio meridione, che è cresciuto nell’economia del mare negli ultimi anni. Ma non ci siamo mai occupati di quello che c’è sotto la superfice del mare. Abbiamo varato il Piano del Mare, perché di fronte a questa straordinaria risorsa della natura non c’era mai stata una strategia unitaria da parte della nazione. Ognuno degli addetti, ogni filiera, operava per contro proprio, almeno da quando è stato soppresso il Ministero della marina mercantile. Abbiamo varato il Piano del Mare, che era il primo obiettivo del governo Meloni, proprio per fissare una strategia unitaria e una serie di tappe che in una cronologia non molto lontana devono essere recuperate.»

Sono stati ribaditi quindi non solo gli obiettivi del governo, che sulla scia di una strategia iniziata nel 2022 ha iniziato a guardare al mare come a uno dei futuri settori trainanti dell’economia del Paese, ma anche quanto già è stato fatto. Il Piano del Mare è stato, infatti, già definito più volte da Musumeci un punto di partenza fondamentale a livello legislativo per le future riforme inerenti ai porti e alla dimensione subacquea, a cui il ministro fa riferimento nel suo intervento.

La dimensione subacquea

A proposito del settore subacqueo, infatti, il ministro ha dichiarato: «Non ci siamo mai occupati di quello che si trova sotto la superficie del mare, e per l’80 % quella realtà è sconosciuta. Oggi l’interesse anche su quel versante è cresciuto e mancava e manca ancora in Europa un contesto normativo che potesse disciplinare le attività, quelle militari, le uniche conosciute finora, e quelle civili.

Il crescente interesse per la subacquea ha indotto il governo nazionale a varare un disegno di legge per disciplinare questa lenta ma inesorabile antropizzazione del valore subacqueo. Un valore che potrebbe arrivare nel 2030, secondo Fincantieri, anche a 400 milioni di sterline. L’industria è interessata alla costruzione di vettori, di sommergibili, di sottomarini. L’interesse potrebbe anche lambire il settore turistico.

Una legge servirà, approderà al parlamento nelle prossime giornate, proprio in queste ore stiamo ottenendo la bollinatura dal MEF. La legge nazionale per le nostre acque servirà a disciplinare ma anche ad incentivare il ricorso all’area subacquea, ed è un grande orgoglio per quanto mi riguarda».

L’Italia e la corsa al nuovo El Dorado

È dunque molto chiara la linea che questo governo ha intenzione di seguire sul tema della corsa all’antropizzazione dei fondali marini, un nuovo El Dorado economico che l’Italia, con le sue migliaia di chilometri di coste, non può e non deve permettersi di abbandonare agli interessi di altri paesi. Proprio per questo si fa strategicamente indispensabile una legge che regoli le nostre acque, in prospettiva anche del tema delle ZEE.

Il ministro, a proposito delle possibilità del settore subacqueo e delle tecnologie utilizzate, prosegue: «oggi l’AI ci consente di arrivare dove l’uomo non può arrivare, anche a 3000 metri di profondità per l’ispezione di cavi ad esempio. Questo significa che tra qualche anno saremo in grado di esplorare tutta quella realtà del pianeta che oggi conosciamo appena.

Penso ai minerali rari, alla geologia marina, la manutenzione dei milioni di chilometri di cavi che trasportano la rete internet e anche l’energia, ma anche alla prevenzione di attacchi terroristici. Quindi la dimensione subacquea, insieme alla dimensione spaziale, diventa una delle più importanti sfide che l’Italia deve giocare. L’Europa ancora non ha legiferato su questa materia ed essendo noi il primo paese europeo a dotarsi di questa legge riusciamo ad essere interlocutori credibili anche della Commissione e del Parlamento europeo». La direzione fondamentale dell’Italia su questi temi è quindi quella di farsi interlocutore autorevole sulla scena internazionale, senza restare più indietro a causa di una mancanza d’interesse diffusa nei confronti dell’economia del mare e soprattutto della subacquea.

I porti e la riforma

Riguardo il tema dei porti e della relativa riforma, il ministro afferma: «noi abbiamo in Italia 157 mila posti barca, ne servirebbero altri 50 mila. Non riusciamo a soddisfare la domanda soprattutto dell’utenza straniera. Perché la normativa regionale frammentata non consente una pianificazione unitaria. Questo è uno dei temi di cui dobbiamo assolutamente occuparci con la riforma dei porti».

Di fronte al problema di un’Italia marittima che non riesce fornire risposte adeguate a una domanda sempre in crescita, la soluzione sembra essere quindi essere quella di un coordinamento unitario e statale della macchina portuale: «la riforma dei porti, che contiamo di varare entro l’anno, prevede questo coordinamento generale e poi l’autonomia di ogni struttura portuale.

Noi abbiamo bisogno di realizzare nel più breve tempo possibile quanti più posti barca, perché non possiamo rinunciare alla nautica, in cui siamo leader nella produzione e richiesti in tutto il mondo, e perché dobbiamo creare l’interconnessione tra le coste e l’entroterra, per far diventare un turismo apparentemente solo nautico anche un turismo dell’entroterra». Tutto è interconnesso nella prospettiva del turismo e della crescita economica del Paese. Se l’Italia riesce nella sfida di rendersi capace di sopperire alle molteplici richieste nazionali e internazionali nel settore marittimo, sarà l’intero sistema economico nazionale a beneficiarne, favorendo innanzitutto il settore del turismo, ma anche quello dell’industria e della ricerca.

Giulia Roncari
Giulia Roncari

Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine