
Nel 160° anniversario dalla nascita delle Capitanerie di Porto, il Rapporto Annuale 2024 della Guardia Costiera rappresenta una svolta: per la prima volta, infatti, il contributo dell’Istituzione viene misurato non solo in termini operativi ma anche economici. Uno studio realizzato con SRM – Centro Studi di Intesa Sanpaolo, fornisce una valutazione scientifica del valore prodotto ogni anno dalla Guardia Costiera per il Paese.
La lettura del rapporto restituisce l’immagine di un’Istituzione moderna, efficiente, capillare, ma soprattutto “utile” al sistema Paese. Il fatto che un corpo militare produca più valore di quanto costi allo Stato non è solo una curiosità economica, ma una chiamata all’azione per Governo e Parlamento: investire nella Guardia Costiera significa investire nella competitività, nella sicurezza e nella sostenibilità dell’Italia.
La presentazione è avvenuta oggi nell’ambito di un evento che ha visto la partecipazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, del Sottosegretario di Stato al MIT Antonio Iannone e di numerosi rappresentanti del cluster marittimo, l’evento “Il contributo della Guardia Costiera all’economia del Paese”.
All’evento, moderato dalla giornalista del Sole 24 Ore Manuela Perrone e aperto da un’introduzione del Capitano di Vascello Maurizio Tattoli, sono intervenuti il Comandante Generale della Guardia Costiera, Ammiraglio Ispettore Capo Nicola Carlone e Alessandro Panaro, Head maritime & Energy di SRM.
In conclusione la premiazione della “Flag State Performance Award 2024” alla compagnia Carnival Maritime GmbH, società del Gruppo Carnival Corporation, per la miglior performance tra le flotte di bandiera italiana nel corso del 2024.
Un moltiplicatore economico: 1,53 euro per ogni euro investito
Il dato più evidente è quello del moltiplicatore: per ogni euro assegnato alla Guardia Costiera, il valore economico restituito all’Italia è di 1,53 euro. A fronte di un investimento pubblico di 931 milioni di euro, il valore prodotto è stato pari a 1,43 miliardi. Una cifra che – se si considerasse anche l’indotto – potrebbe raddoppiare o triplicare. Questo risultato certifica che la Guardia Costiera non è solo un presidio di legalità e sicurezza, ma anche un vero e proprio generatore di valore economico.
Le voci del valore: capitale umano, tecnologia e servizi
Quasi il 50% del valore generato è legato alle spese per il personale, segno del ruolo cruciale del capitale umano. Seguono i servizi (30%) e gli investimenti in tecnologia e asset materiali. Tra le tecnologie spiccano Pelagus 2.0 – piattaforma per il monitoraggio di oltre 624.000 unità navali – e il PMIS (Port Management Information System), che ha gestito più di 132.000 pratiche di arrivo e partenza. Due strumenti fondamentali per garantire fluidità, sicurezza e trasparenza nel sistema logistico-portuale nazionale.
Una presenza trasversale nell’Economia del Mare
Il Rapporto evidenzia l’apporto della Guardia Costiera a ogni segmento della Blue Economy italiana, il cui valore diretto è stimato in 64,6 miliardi di euro (6,5% del PIL se si considera anche l’indotto). Dalla tutela della filiera ittica ai servizi per la cantieristica, dalla movimentazione merci alla sicurezza balneare e ambientale, l’azione della Guardia Costiera è centrale per assicurare continuità, legalità e sostenibilità.
Valore ambientale e prevenzione delle infrazioni UE
La funzione ambientale è al centro dell’azione della Guardia Costiera, con oltre 143.000 controlli nel solo 2024. Ma c’è anche un valore nascosto ma significativo: il contributo alla prevenzione delle infrazioni europee. In un contesto in cui l’Italia ha pagato oltre 1 miliardo in sanzioni UE tra 2012 e 2022 (di cui il 70% per questioni ambientali), l’attività ispettiva della Guardia Costiera si rivela un investimento strategico.

Roberta Busatto
Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".


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