di Antonio Bufalari
Si è tenuto a Roma, presso la prestigiosa sede di Confitarma dentro Palazzo Colonna, il convegno organizzato dal Comitato Romano dell’Associazione Italiana di Diritto Marittimo dal titolo “I cavi sottomarini, nell’attuale panorama geopolitico. Il collegamento tra underwater e spazio”.

Ha aperto i lavori il dott. Luca Sisto, Direttore Generale di Confitarma, ringraziando ospiti e relatori e ricordando l’importanza dell’armamento e del trasporto marittimo per l’economia nazionale.
I lavori sono continuati sotto la guida della Prof.ssa Avv. Elda Turco Bulgherini, Presidente del Comitato Romano dell’Associazione Italiana di Diritto Marittimo, che dopo una breve introduzione ha passato la parola al Prof. Paolo Quercia (nella foto sotto), dirigente del Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha centrato il proprio intervento sull’attuale e rilevante aspetto geopolitico dell’argomento.

D’altronde a partire dall’incidente ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2, alle minacce degli Houti, i cavi sottomarini, così come le condotte da cui passano gas e petrolio, rappresentano un obiettivo strategico sempre più sensibile e complicato da difendere.
Il Prof. Quercia ha chiarito che al di là della competizione tra Stati, il mondo delle telecomunicazioni vede un impegno sempre più importante da parte delle grandi aziende e se in attualità il possesso dei cavi sottomarini è saldamente in mano agli Stati Uniti, la Cina ha intenzione di arrivare a controllarne almeno il 60% entro il 2025 e va ricordato che sono big tech come Google, Microsoft e Meta ad essere proprietari o controllori di più della metà di cavi sottomarini globali.
Dopo l’intervento del Prof. Quercia si è passati all’analisi sul regime giuridico dei cavi sottomarini con l’intervento della Prof.ssa Chiara Vagaggini dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
La Prof.ssa Vagaggini ha ben messo in luce che cavi e condotte sottomarine, regolamentante a livello internazionale da quattro Convenzioni, di cui la più recente è quella di Montego Bay sul diritto del mare del 1982 (c.d. UNCLOS), costituiscono infrastrutture essenziali alla sicurezza degli Stati, in grado di condizionare i futuri sviluppi delle relazioni geopolitiche internazionali, sempre più dipendenti dal «dominio» delle reti subacquee.
“Da ciò la necessità” ha aggiunto la Prof.ssa Vagaggini “di garantire un’adeguata protezione a queste infrastrutture così tanto strategiche quanto vulnerabili, considerando che le stesse, nel tempo, sono state oggetto di atti ostili nell’ambito di azioni militari, terrorismo e spionaggio cui si aggiungono, più di recente, rischi di attacchi informatici.
Danneggiamenti a cavi e condotte possono, inoltre, derivare da attività umane di carattere involontario oppure da eventi di tipo naturale. Le infrastrutture subacquee, pertanto, sono sottoposte a continue minacce e il loro malfunzionamento può comportare gravi conseguenze per gli Stati coinvolti.
L’apparato normativo vigente non ha accompagnato l’evoluzione del settore rimanendo ancorato ad una regolamentazione internazionale, oramai datata, e maggiormente improntata a garantire il diritto di posa di cavi e condotte sottomarine, che non ad approntarne un idoneo sistema di protezione. Lacune e criticità normative che, ad oggi, necessitano di essere superate per rispondere adeguatamente alle nuove e mutate esigenze difensive degli Stati”.

La Prof.ssa Vagaggini, si è soffermata tra l’altro sugli aspetti riguardanti le Zone Economiche Esclusive, sottolineando che la Convenzione di Montego Bay prescrive regole diverse a seconda che i cavi sottomarini siano in mare territoriale, per l’appunto, in Zone Economiche Esclusive (Z.E.E.) o in alto mare.
La posa di cavi sottomarini e l’allaccio con le infrastrutture terrestri può avvenire solo con il consenso dello Stato costiero nel caso in cui la localizzazione sia sita in acque territoriali, difformemente a quanto avviene, in alto mare, ove vige il principio della piena libertà per tutti gli Stati. Tra tutte le ipotesi, la questione è più complessa allorquando ci si trova proprio in una Zona Economia Esclusiva, dove in linea generale il diritto di posa in opera è garantito a tutti, ma è subordinato all’adozione di ragionevoli misure concernenti l’esplorazione della piattaforma continentale, lo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento marino causato da cavi e condotte. Gli Stati costieri e marittimi, dunque, in questo caso – Z.E.E. – mantengono un potere discrezionale da poter esercitare.
L’avv. Chiara Tagliaferro ha poi continuato evidenziando la necessità di un’implementazione anche del quadro normativo interno ad oggi assolutamente inidoneo a tutelare i rilevanti interessi in gioco e ciò anche considerato che la Convenzione di Montego Bay espressamente invita i singoli Stati ad adottare leggi e regolamenti e che dall’adozione della UNCLOS nel 1982 lo sviluppo tecnologico sta consentendo una progressiva antropizzazione dell’ambiente subacqueo e molte aziende private stanno investendo nel campo dell’underwater.
Nell’ambito del nostro ordinamento e sino a che la questione inerente il regime e la protezione di cavi e condotte sottomarini non ha assunto l’evidenziata rilevanza strategica, la tematica non è stata particolarmente attenzionata. Il reato di danneggiamento e/o rottura di cavi è stato inserito nel codice delle comunicazioni elettroniche introdotto con il D. Lgs. n. 259/2003 e precisamente all’ art. 146. La suddetta norma che richiama solo la convenzione di Parigi del 1884 prevede una pena, ad oggi, del tutto inadeguata sia in relazione ai beni giuridici da proteggere, sia al possibile ammontare dei danni derivanti dalla commissione di siffatti reati.
Non risultano poi ulteriori norme interne attuative ed applicative di carattere generale e si deve tener ben presente che i diversi operatori privati del settore, non trattano con unico interlocutore, ma sono invece costretti a contrattare con le diverse amministrazioni coinvolte. In questo quadro normativo interno l’Avv. Tagliaferro ha evidenziato alcune criticità, quali: la mancanza di disposizioni per la protezione dei cavi e condotte nelle zone soggette alla giurisdizione funzionale degli Stati costieri e soprattutto nella zona della piattaforma continentale, la mancanza di disposizioni regolamentari ed anche di disposizioni volte a prevenire l’inquinamento da terra; la necessità di chiarimenti sull’interazione di alcune norme dell’UNCLOS; la necessità di implementazione di zone di sicurezza di superficie (ad esempio con la creazione di “zone di sicurezza verticali”) che vietino la navigazione subacquea in prossimità di infrastrutture strategiche o isole artificiali; la necessità di estensione delle norme vigenti applicabili alla sicurezza della navigazione di superficie anche alla navigazione subacquea, nonché la necessità di estensione del campo d’applicazione delle disposizioni relative alla ricerca e al salvataggio anche alla dimensione subacquea.
Ha poi concluso ricordando che nel Piano del Mare era espressamente prevista la creazione di un’Autorità nazionale per il controllo delle attività subacquee ed in attuazione di quanto sopra il 27 settembre 2024 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge in materia di sicurezza delle attività subacquee per rispondere principalmente a tre macro-esigenze: gestione delle interferenze con l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee (ASAS); esigenza regolatoria introducendo disposizioni volte a regolamentare la navigazione, i mezzi e le infrastrutture subacquee; tutela delle persone e degli operatori che svolgono attività subacquee.
A questo punto la discussione è passata ad occuparsi di tematiche ambientali con l’intervento della Dott.ssa Ornella Nonnis, prima ricercatrice dell’ISPRA, la quale ha analizzato gli aspetti di ricaduta ambientale della posa e mantenimento dei cavi sottomarini, illustrando le infrastrutture lineari sottomarine, come cavi e condotte, fondamentali per trasmettere dati ed energia.
La Dott.ssa Nonnis ha poi aggiunto “Attraverso innovazioni tecnologiche e materiali avanzati, queste opere garantiscono collegamenti sicuri sino a grandi profondità e lunghe distanze. Contribuiscono inoltre alla transizione energetica e digitale europea, sostenendo l’aumento di fonti rinnovabili e implementando l’interconnettività. L’ISPRA, fornendo il suo supporto tecnico scientifico al Ministero dell’ambiente e della Sicurezza energetica, ha un ruolo centrale nella realizzazione di collegamenti rispettosi degli ecosistemi marini, fornendo indicazioni che minimizzino gli impatti sull’ambiente come, ad esempio, l’ottimizzazione dei tracciati per ridurre l’impatto su habitat protetti, come le praterie a fanerogame marine. La presentazione esamina anche le sfide normative e ambientali legate alla gestione e alla posa di queste infrastrutture.”
Ha preso, in seguito, la parola il dott. Massimo Chiappini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ha affermato “Oggi l’uomo conosce meglio la superficie della Luna che i fondali marini profondi. Per studiare meglio i fenomeni che caratterizzano la complessa dinamica del nostro pianeta, occorre effettuare un monitoraggio non solo dalle terre emerse ma anche dalle aree marine e dalle profondità degli abissi marini, del tutto inesplorati. È stato deposto un cavo SMART nello Ionio, al largo di Catania, con l’estremità più vicina a quasi 30 km di distanza dal porto di Catania, dove arrivano tutti i dati acquisiti, e l’estremità più lontana molto più a largo in direzione NW, ad intercettare fondali marini profondi circa 2000 m. Lo SMART cable (Science Monitoring And Reliable Telecommunications) rappresenta una nuova concezione di infrastrutture per l’osservazione geofisica, in quanto usa cavi per le telecomunicazioni opportunamente strumentati con numerosi sensori in vari punti in modo da collezionare un numero enorme di informazioni allo stesso tempo in punti diversi e completamente inaccessibili. Gli scopi della ricerca sono molteplici, e spaziano dalla mitigazione dei rischi naturali, alla maggiore conoscenza dello stato di salute del mare, alla sicurezza del cittadino e delle infrastrutture, ad un controllo più capillare dell’evoluzione climatica, in particolare in un ecosistema così prezioso e delicato come quello del Mediterraneo.”
L’ing. Michele Riccardi di SNAM è stato chiamato a concentrarsi sull’importanza delle condotte sottomarine in relazione all’approvvigionamento energetico. I gasdotti sottomarini rendono possibile trasporto di gas altrimenti impossibile nelle quantità richieste, trattasi di infrastrutture limitate per dimensionima fondamentali per “ricollegare” le strutture con la terraferma. Il Sistema di Trasporto Nazionale del gasè interconnesso ad una rete di gasdotti internazionali per garantire i livelli di importazione da diversi paesi (anche con la partecipazione di SNAM come per TMPC e TAP).
Queste strutture garantiscono connettività internazionale,come nel collegamento dalla Tunisia alla Sicilia (per il gas proveniente dall’Algeria), dalla Libia alla Sicilia (per il gas proveniente dalla Libiastessa) e tra Albania e Puglia (per il gas proveniente dall’Azerbaigian).Tutte le condotte sono soggette ad attività di monitoraggio e manutenzioneperiodiche in linea con le prescrizioni derivanti dalle autorizzazioni e dalle normative vigenti, nonché in coerenza con le best practices internazionali.
Fondamentale a questo punto, il contributo delle Forze Armate, per la Marina Militare Italiana è intervenuto il Comandante C.V. Francesco Iavazzo il quale ha ricordato quale sia la presenza dell’Italia sul Mare, quanti siano i cavi e le condotte subacquee e gli aspetti strategici e difensivi per l’Italia che grazie anche al lancio del Polo Nazionale sulla subacquea istituito a La Spezia nel 2023 ha ribadito l’essenzialità dell’underwater per l’economia e la difesa nazionale.
Ha concluso i lavori l’ing. Giancarlo Varacalli dell’Agenzia Spaziale Italiana. Quest’ultimo cambiando prospettiva all’analisi fin a qui effettuata ha evidenziato che lo scenario internazionale di utilizzo dei fondali marini come luogo per ospitare infrastrutture fondamentali per la moderna economia, richiede agli stakeholder competenti di dotarsi dei necessari mezzi per il monitoraggio, la manutenzione e la protezione di tali asset e delle funzionalità ad essi collegate.
In particolare, l’infrastruttura di connettività intercontinentale ed interregionale mondiale si basa ad oggi esclusivamente sulla rete sottomarina di collegamenti in fibra ottica, che risulta pertanto essenziale proteggere ed a cui risulta opportuno affiancare soluzioni alternative. L’uso delle moderne tecnologie spaziali di telecomunicazioni consente di sviluppare architetture per la rete mondiale di trasporto dell’informazione alternative a quelle in fibra sottomarina, attraverso collegamenti ottici in spazio libero ad alta velocità. Oltre alle “mega costellazioni” già sviluppate (quale Starlink) o in corso di sviluppo, che però dipendono in varia misura anche dall’infrastruttura terrestre, vi sono in tal senso alcune importanti iniziative internazionali governative.
Tra queste si evidenzia la Space Development Agency (SDA) del DoD Statunitense, che ha sviluppato un layer spaziale di telecomunicazioni ottiche, principalmente al servizio della Difesa USA. A livello Europeo l’ESA, con il programma civile HydRON, sta ponendo le basi tecnologiche per un’analoga iniziativa per il nostro continente, ed è da sottolineare l’importante contributo tecnologico italiano previsto per questo progetto.
Malgrado le intrinseche limitazioni della propagazione di segnali a radiofrequenza ed ottici nel mezzo marino, nel più generale panorama delle operazioni underwater (ispezione, manutenzione e installazione di infrastrutture sottomarine) lo spazio può essere un elemento abilitatore, come testimoniato da alcuni progetti di ricerca.
In particolare, si evidenzia il progetto PROTEUS – in fase di avvio con un finanziamento italiano tramite l’ESA – per la navigazione underwater di precisione che sfrutta i segnali di navigazione satellitare (GNSS) per estenderne le funzionalità in acque profonde.
L’ing. Varacalli ha concluso soffermandosi sul fatto che lo sviluppo e le operazioni di infrastrutture critiche sottomarine non potranno prescindere in futuro dall’evoluzione delle tecnologie spaziali in quanto esse potranno fornire un valore aggiunto alla loro resilienza e sostenibilità.
A conclusione dell’evento di siffatto spessore scientifico la Prof.ssa Turco Bulgherini e il Direttore Luca Sisto hanno ringraziato della partecipazione le diverse Amministrazioni ed Autorità partecipanti.



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