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Il Mare Festival e la costruzione di una cultura del mare

Cultura del mare

In Italia si parla spesso di mare, ma raramente si parla di cultura del mare.

Si discute di turismo balneare, di porti, di pesca, di eventi sportivi o di emergenze ambientali. Molto più raramente il mare viene affrontato come un tema culturale complesso, capace di unire scienza, economia, storia, ambiente, tecnologia e società.

È proprio in questo spazio che si colloca il Mare Festival di Santa Margherita Ligure che si è tenuto tra il primo maggio e il sei giugno.

La manifestazione non nasce come semplice rassegna di incontri dedicati all’ambiente marino, né come evento turistico costruito attorno alla bellezza della costa ligure. La sua caratteristica più interessante è quella di proporre il mare come una lente attraverso cui leggere il presente.

Osservando il programma emerge infatti un elemento preciso: il mare non viene trattato come un settore specialistico, ma come un sistema che attraversa molti aspetti della vita contemporanea. Le questioni climatiche, la biodiversità, l’energia, la geologia, la ricerca scientifica, la comunicazione ambientale, l’economia marittima e la sostenibilità vengono affrontate come parti di una stessa realtà.

La visione culturale del Festival emerge con particolare chiarezza dall’analisi degli incontri proposti. Più che una semplice successione di conferenze, il programma appare come un percorso che attraversa diversi aspetti del rapporto tra l’uomo e il mare.

L’apertura affidata a Mario Tozzi con Caro Sapiens, ti scrivo pone immediatamente una questione fondamentale: il rapporto tra la specie umana e il pianeta che la ospita. Il mare entra qui come parte di un sistema terrestre più ampio, nel quale cambiamenti climatici, trasformazioni ambientali e attività umane risultano strettamente interconnessi. È una riflessione che invita il pubblico a considerare gli oceani non come realtà separate dalla vita quotidiana, ma come elementi centrali dell’equilibrio del pianeta.

Il giorno successivo, ancora con Mario Tozzi e Lorenzo Baglioni, 50 sfumature di Sapiens. Salvare il pianeta per salvare noi stessi amplia questa prospettiva. Il tema non riguarda soltanto la conservazione della natura, ma il modo in cui il destino delle società umane dipende dalla salute degli ecosistemi che le sostengono. Il mare diventa così un indicatore privilegiato dello stato di salute della Terra.

Una seconda linea tematica riguarda la cultura marittima e la storia della navigazione. Giorgio “Getto” Viarengo, con Da Sant’Erasmo agli Oceani, richiama la tradizione marinara italiana e il rapporto secolare tra le comunità costiere e la navigazione. Non si parla soltanto di tecnica nautica, ma di una cultura che ha contribuito a costruire identità, commerci e relazioni tra popoli.

Nella stessa direzione si collocano gli incontri La barca racconta e le visite guidate al leudo storico. Qui il mare viene raccontato attraverso gli strumenti che hanno consentito agli uomini di viverlo e attraversarlo. Le imbarcazioni non sono semplicemente mezzi di trasporto, ma testimonianze materiali di conoscenze, mestieri e tradizioni accumulate nel corso dei secoli.

Particolarmente significativa è la presenza dell’Università di Genova con due appuntamenti dedicati alla ricerca marina. L’incontro su Rover, droni sottomarini e comunicazioni sottomarine nel Mediterraneo mostra come l’esplorazione del mare sia oggi una delle principali frontiere tecnologiche. Le nuove tecnologie consentono infatti di osservare e studiare ambienti che fino a pochi decenni fa risultavano quasi inaccessibili.

Il secondo incontro universitario, dedicato al Fish food: alimentazione di prossimità, affronta invece il tema della sostenibilità alimentare. La pesca e l’acquacoltura vengono inserite in una riflessione più ampia sulla filiera del cibo, sulle risorse locali e sul rapporto tra consumatori e ambiente marino.

La mattinata biologica del 6 giugno, Osservare il mare con gli occhi della biologia, rappresenta un ulteriore tassello di questo mosaico culturale. Il mare viene presentato come ecosistema vivente, composto da relazioni complesse tra organismi, habitat e processi naturali. È un invito a superare una visione puramente paesaggistica del mare per comprenderne la dimensione ecologica.

Anche l’incontro di Mauro Avvenente, Cuor di corallo. L’epopea di un popolo, assume un valore particolare. Attraverso la storia delle comunità legate al corallo emerge il rapporto profondo tra risorse marine, economia e identità culturale. Il mare non appare soltanto come ambiente naturale, ma come spazio sociale e storico.

La chiusura affidata a Guido Barbujani con Homo sapiens, una specie migrante introduce infine una prospettiva antropologica. Le migrazioni hanno accompagnato l’intera storia della nostra specie e il mare, da sempre, è stato uno dei principali vettori di movimento, incontro e scambio tra popolazioni. In questa lettura, il Mediterraneo non è un confine ma una connessione.

Perfino gli eventi collaterali contribuiscono a questa impostazione. I mercatini artigianali, le esposizioni dedicate agli oggetti marinari e l’omaggio musicale a Lucio Dalla richiamano infatti il patrimonio culturale che il mare ha generato nel tempo, mostrando come la dimensione marittima non riguardi soltanto la scienza, ma anche l’arte, la memoria e le tradizioni popolari.

Questa impostazione appare particolarmente significativa in un Paese che possiede quasi ottomila chilometri di coste e una delle più antiche tradizioni marittime del Mediterraneo, ma che continua a mostrare una limitata consapevolezza collettiva del ruolo strategico del mare.

L’Italia è una potenza marittima per geografia, posizione e interessi economici. Gran parte delle merci che alimentano il sistema produttivo nazionale arriva via mare. Il Mediterraneo è una delle principali infrastrutture energetiche europee. Le attività portuali, la cantieristica, la pesca, la ricerca oceanografica e il turismo costiero rappresentano componenti fondamentali dell’economia nazionale. Eppure questi temi rimangono spesso confinati all’interno di comunità professionali o accademiche.

Il valore di iniziative come il Mare Festival consiste proprio nella capacità di trasferire tali argomenti nello spazio pubblico.

Non si tratta soltanto di divulgare conoscenze scientifiche. Si tratta di costruire una cittadinanza marittima più consapevole. Una società che comprenda il funzionamento degli ecosistemi marini, il ruolo degli oceani nel sistema climatico, le implicazioni economiche della Blue Economy e le sfide che attendono il Mediterraneo nei prossimi decenni.

Anche la scelta di Santa Margherita Ligure assume un significato particolare. La città si trova al centro di un territorio che storicamente ha sviluppato un rapporto diretto con il mare, dalla navigazione alla pesca, dal turismo alla ricerca scientifica. Portare qui un festival di carattere nazionale significa collocare il dibattito in un contesto che conserva ancora una forte identità marittima.

Le immagini delle piazze affollate durante gli incontri costituiscono probabilmente il segnale più interessante dell’intera manifestazione. Non tanto per il numero dei partecipanti, quanto perché dimostrano l’esistenza di una domanda crescente di conoscenza su temi che fino a pochi anni fa erano considerati marginali. La presenza di divulgatori scientifici, studiosi, giornalisti e professionisti del settore marittimo testimonia inoltre la volontà di creare un dialogo tra mondi che spesso comunicano poco tra loro.

Considerati nel loro insieme, gli appuntamenti del Mare Festival delineano una visione ampia e interdisciplinare. Il mare non viene raccontato come un tema specialistico riservato a biologi o oceanografi, ma come una realtà che attraversa ambiente, tecnologia, alimentazione, economia, storia, antropologia e cultura.

In questo senso il Mare Festival può essere interpretato come qualcosa di più di una manifestazione culturale. Rappresenta un tentativo di costruire una nuova alfabetizzazione marittima, capace di avvicinare il grande pubblico alle questioni che riguardano il mare e, attraverso di esso, il futuro delle nostre società.

In un’epoca in cui il Mediterraneo è al centro di trasformazioni ambientali, economiche e geopolitiche sempre più rapide, la diffusione di una cultura del mare non è soltanto un obiettivo culturale. È una necessità strategica.

Ed è probabilmente questo il contributo più importante che il Mare Festival offre oggi al dibattito pubblico italiano.

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Silvio Rossignoli
Economia del Mare Magazine

Coordinatore Scientifico ed Esperto Economia del Mare, Underwater,Space&Blue