Home > Isole e Comunità Insulari, Economia delle Isole - Island Economy, Economia del Mare - Un Governo del Mare, Enti, Eventi > Isole minori italiane tra rischio e resilienza nel panel “Terre belle, ma fragili”

Isole minori italiane tra rischio e resilienza nel panel “Terre belle, ma fragili”

Le isole minori italiane rappresentano un patrimonio naturalistico, umano e culturale unico al mondo. Allo stesso tempo, come è emerso dal panel “Terre belle, ma fragili” ospitato agli Stati Generali delle Isole Minori Marine all’Hotel Tritone di Lipari, sono territori esposti a rischio geologico, sismico, idrogeologico e ambientale crescente. Moderato dalla giornalista Francesca Cantini, il confronto ha messo in luce criticità reali, ma anche visioni e strategie concrete per costruire un nuovo modello di resilienza e sviluppo sostenibile.

A introdurre il tema è stato Nicola Casagli, Presidente dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, che ha spiegato come la fragilità delle isole minori italiane sia collegata alla loro stessa natura geologica e morfologica: «Bellezza e rischio convivono in questi territori: dai fenomeni vulcanici attivi come a Stromboli e Vulcano, alle frane sottomarine, fino agli eventi estremi indotti dai cambiamenti climatici». Casagli ha richiamato l’importanza di un monitoraggio scientifico continuo e integrato: dalla sensoristica satellitare alla strumentazione geotecnica marina, fino alle reti di osservazione locale. «Senza conoscenza non esiste prevenzione: le isole devono diventare laboratori permanenti di ricerca e resilienza».

Subito dopo, Gaia Checcucci, Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, ha centrato il suo intervento sul tema dell’acqua, questione vitale nelle isole minori italiane: «Soffriamo sempre più spesso condizioni di siccità estrema alternate a fenomeni di piogge intense e flash flood. Le falde non riescono a rigenerarsi e la dipendenza idrica dal continente è ormai strutturale». Checcucci ha indicato nella depurazione avanzata, nella raccolta e riutilizzo delle acque reflue e nel risparmio idrico diffuso «una strategia possibile e immediatamente attuabile».
Ha inoltre proposto un Piano strategico speciale di protezione civile dedicato alle isole minori: «Serve un approccio sistemico, che metta insieme prevenzione, conoscenza del rischio e pianificazione territoriale».

Ha poi preso la parola Stefano Branca, direttore della sezione INGV di Catania (Osservatorio Etneo), presente in sostituzione di Fabio Florindo. Branca ha riportato il valore del monitoraggio vulcanico e sismico nelle isole minori italiane: «I segnali premonitori esistono ma vanno interpretati. Le comunità locali devono essere informate e formate, perché l’emergenza nelle isole non è solo naturale ma anche logistica e sociale. Un’isola isolata diventa più vulnerabile di fronte alla crisi: la prevenzione parte dalla consapevolezza».

Stefano Laporta, Presidente di ISPRA, ha richiamato con forza il ruolo centrale della conoscenza ambientale certificata: «La tutela delle isole non è solo paesaggistica, ma ecologica. Abbiamo il dovere di proteggere ecosistemi fragili che ospitano biodiversità endemiche e habitat marini di pregio. I progetti futuri devono essere legati alla sostenibilità, senza deroghe».

Il sindaco di Ustica Salvatore Militello ha portato invece il punto di vista dei territori: «Parliamo di quotidianità: collegamenti insufficienti, servizi essenziali fragili, isolamento sanitario e demografico. La vera sfida è garantire qualità della vita per chi resta e opportunità per chi vuole investire». Ha ricordato che la transizione ecologica deve generare anche economia reale.

Simona Petrucci, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare, ha ribadito il ruolo delle istituzioni: «Lo Stato deve assumersi la responsabilità di accompagnare queste comunità nel cambiamento. Le isole non possono essere “periferie dello Stato”: devono tornare centrali nelle politiche nazionali e nella pianificazione strategica».

A chiudere il panel, il Presidente della Società Geografica Italiana Claudio Cerreti ha offerto una visione culturale: «Le isole sono luoghi di identità, memoria e civiltà. Proteggerle significa preservare un pezzo dell’anima del Paese. Ma la conoscenza geografica deve guidare le scelte politiche: sviluppo non significa consumo, ma equilibrio tra uomo e natura».