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Logistica portuale e industria: intermodalità e innovazione al centro del dibattito

Nella seconda parte del convegno dedicato al rapporto tra porti, territori e industria – durante la prima giornata di Port&ShippingTech – spazio al punto di vista di operatori e aziende sulla simbiosi tra logistica e produzione. Stefano de Rubertis di BIP Group ha illustrato come le nuove tecnologie stiano trasformando i porti da semplice infrastruttura a nodo strategico decisionale e il contributo dell’azienda nella costruzione di ecosistemi digitali, resilienti e competitivi.

Paolo Cornetto, AD di FHP Group Holding, ha parlato dello sviluppo di quell’intermodalità senza interruzioni che è il traguardo a cui il settore punta per diventare davvero competitivo, evidenziando alcuni degli ostacoli da rimuovere: standard tecnici diversi per ogni Stato, patenti di guida per i macchinisti non riconosciute all’estero, fasce orarie per il passaggio dei treni affidate ai gestori locali, nessuna responsabilità per i gestori delle reti, nel caso dell’Italia il doppio agente alla guida.

Michele Giromini della Dario Perioli Group ha raccontato la visione dell’azienda e le esperienze di integrazione verticale tra industria e porti, che rendono questi ultimi parte integrante del sistema produttivo.

Massimiliano Cozzani di PSA Italy ha evidenziato come la quota ferroviaria italiana (12,4%) sia ben al di sotto della media UE (17,1%) e in calo rispetto al 2021 a causa dei tanti lavori sulla rete legati al PNRR, ma il terminal container PSA di Genova Pra’ è in controtendenza, con un 19,2% raggiunto un paio d’anni fa. “Lavorare sull’intermodalità è essenziale per affrontare le sfide infrastrutturali e globali: il Mediterraneo, malgrado abbia affrontato l’impatto di noli più alti rispetto al Nord Europa, rimane interessante e competitivo per i centri della cosiddetta ‘blue banana’, che cercano alternative di diversificazione del rischio e un futuro logistico più verde”, ha detto Cozzani.

Federico Pennanzio di Navis Kaleris e Marco Fehmer di DSP Data and System Planning hanno analizzato il divario in termini di aspettative e domanda e offerta di servizi tra terminalisti e spedizionieri, spesso causati da una mancanza di interoperabilità, mancanza di standard comuni e strumenti spesso sotto-utilizzati anche a causa di una carenza di formazione degli operatori.