







La seconda giornata di Port&ShippingTech si è aperta con il convegno a cura di SRM – Centro Studi e Ricerche “I grandi scenari dei container: i nuovi mercati”. Dopo il saluto di Umberto Masucci, presidente dell’International Propeller Clubs, e Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale (“Il mercato tende a essere imperscrutabile. È probabile che ci sia un periodo di assestamento prima che il traffico riprenda la rotta ordinaria. La rotta artica non deve spaventare, ma comunque occorre tenerne conto anche per questioni di tutela ambientale”).
Alessandro Panaro ha sottolineato come il contenitore sia un indicatore cruciale delle tendenze nel world trade. “Gli eventi geopolitici hanno provocato un reindirizzamento delle principali rotte marittime e il cambiamento dei pattern commerciali e competitivi”. Il mercato cresce anche se è sempre più concentrato. La prospettiva quinquennale è +14% (2029 su 2024). Occorre però tenere conto del transhipment (il 26% del traffico mondiale). “La crescita sarà diffusa in tutto il mondo con alcune aree più coinvolte. Il Far East trasferisce agli USA il 27,6 mln di TEU e ne riceve 6,8. Il container scatena guerre commerciali e competitive e le compagnie si stanno attrezzando per bypassare il fee sulle navi cinesi”.
Emerge che i traffici gateway sono il business di Genova, vero porto al servizio dell’industria. L’Italia però rischia l’overcapacity. “Il container è un settore che non so se ci consentirà di riempire tutte queste infrastrutture che si stanno realizzando”, ha affermato Panaro che ha poi elencato i distretti industriali del Nord in cui c’è una dinamica interessante sul mercato potenziale dei contenitori.
Sabrina Falceri di Evergreen Line ha elencato le possibilità di nuovi scenari per i trasporti marittimi con la Cina che non sarà più al centro del mercato mondiale. “Si è in una situazione di overcapacity. La riapertura di Suez potrebbe sfociare in un incremento di nuovi mercati come l’India, per esempio”. Falceri ha evidenziato i porti in crescita in export e in import con il Nord Africa, la Grecia in ascesa e la Slovenia usata per tagliare le inefficienze del Nord Europa.
Le sfide per lo shipping riguardano il congestionamento dei porti provocato da carenze di personale e fenomeni naturali, i colli di bottiglia, l’instabilità geopolitica e le spinte protezionistiche. “Serve adattamento continuo”.
Paolo Guidi di CMA CGM ha commentato: “Da questi dati emerge che l’Italia ha una grande opportunità e deve mettere in campo il meglio di sé per attrarre volumi. Occorre fare sistema. Noi stiamo investendo molto non solo su navi, ma anche l’intermodalità sostenibile”.
Paolo Pessina, presidente di Federagenti (Federazione Nazionale degli Agenti Raccomandatari Marittimi e Mediatori Marittimi), ha chiesto uno studio che analizzi le percentuali di capacità realmente utilizzate.


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