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Net-zero shipping tra costi, ETS e strategie IMO per il futuro

La mattinata dedicata al green shipping nell’ambito della Genoa Shipping Week si è chiusa con una serie di interventi focalizzati sulle prospettive del settore. Giovanni Vallarino di DNV ha offerto diversi spunti sulla prossima fase della transizione marittima, tra cui un case-study condotto dalla compagnia su una nave operante all’interno del Net-Zero Framework (NZF), in vari scenari e con diverse configurazioni. I risultati mostrano come il NZF porterà al raddoppio dei costi del carburante al 2036, l’uso diretto dell’elettricità promette di portare maggiori riduzioni rispetto agli e-fuel e che, con l’installazione di strutture di stoccaggio in soli 20 porti, con l’installazione di sistemi di ricattura della CO2 a bordo si potrebbero ridurre le emissioni di petroliere, rinfuse e portacontainer del 19%.

Stefano Milanese di PwC Strategy ha parlato dei rischi e delle opportunità legati alla sostenibilità nel settore marittimo, evidenziando anche come dal 2018, nonostante i meccanismi di carbon pricing, le emissioni a livello UE siano aumentate del 14%. “La riduzione delle quote sul mercato porterà a un aumento del 60% nei prezzi degli ETS al 2030, la corsa ai combustibili resterà incerta e l’invecchiamento delle flotte spinge soluzioni dual-fuel. Gli shock climatici e geopolitici hanno generato un aumento del 400% nel costo medio di spedizione dei container da Shanghai e circa 1,25 milioni di marinai avranno bisogno di formazione aggiuntiva entro il 2025” ha spiegato Milanese.

Andrei Korsström di Kongsberg Maritime ha presentato alcune caratteristiche rispetto alle scelte di propulsione nelle RoRo, evidenziando come la tripla propulsione offra il minor consumo e, spesso, potenza e velocità risultino sproporzionate rispetto alle necessità delle rotte percorse e su questo si può lavorare in termini di flessibilità.

Denise Sofia di Contship Italia ha spiegato la visione dell’azienda rispetto alla decarbonizzazione, ponendosi come target il net-zero aziendale, a fronte di un footprint composto per l’81% da cause esterne, cioè dalle emissioni delle navi in banchina. “Possiamo abbattere quel 20% che dipende direttamente da noi o dai nostri fornitori con investimenti mirati, formazione, partnership e la conversione in elettrico rinnovabile – ha spiegato Sofia – per il restante 80% è fondamentale il cold ironing delle banchine, l’efficientamento delle operazioni, l’utilizzo di bio-fuel”.

Per Mattia Canevari di Assarmatori Shipowners Association è compito dell’IMO tracciare la rotta. “La discussione di queste ore in seno alla IMO a Londra ridefinirà il futuro. Se gli accordi attuali verranno confermati, avremo una doppia tassazione estremamente penalizzante per l’Europa, generando un caos regolatorio che andrà armonizzato; se non si trovasse un accordo, gli armatori si troveranno di fronte a una giungla e si apriranno spazi per il dumping da parte di alcuni Stati.”