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Pesca: la Visione 2040 è un’occasione, ma senza la revisione della PCP le imprese restano senza strumenti

Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Legacoop Agroalimentare, Agci AgroIttico, Federpesca, Coldiretti Pesca e le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Pesca chiedono alla Commissione europea di inserire la riforma della Politica comune della pesca nel Programma di lavoro 2027.

Le associazioni italiane della pesca Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Legacoop Agroalimentare, Agci AgroIttico, Federpesca, Coldiretti Pesca e le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Pesca sostengono la lettera aperta inviata dalle organizzazioni europee di rappresentanza alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in vista della presentazione della Vision for Fisheries and Aquaculture 2040, e chiedono un intervento concreto a sostegno delle imprese del settore ittico.

La Visione 2040 può dare al comparto una strategia di lungo periodo. Ma per essere credibile deve poggiare su un quadro normativo aggiornato. La Politica comune della pesca (PCP) risale al 2013 e non riflette più le condizioni in cui le imprese operano oggi.

«In tredici anni il contesto è cambiato radicalmente», dichiarano le associazioni. «Imprese e cooperative devono affrontare costi di esercizio in crescita, una flotta in contrazione, un ricambio generazionale difficile e gli effetti del cambiamento climatico, con regole pensate per un’altra fase. Serve una PCP che metta le aziende nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, non che si limiti a fissarli».

Il cambiamento climatico sta modificando gli ecosistemi marini e la distribuzione delle specie, con effetti diretti sull’operatività delle flotte. Le imprese hanno bisogno di modelli di gestione flessibili e fondati su solide evidenze scientifiche, che permettano di adattarsi senza compromettere né le risorse né la continuità produttiva.

Per le associazioni e le organizzazioni sindacali, la sostenibilità ambientale va integrata con quella economica e sociale. Le imprese di pesca producono cibo, creano occupazione e sostengono l’economia delle comunità costiere. Per continuare a farlo servono meno burocrazia, regole stabili e strumenti finanziari adeguati e prevedibili, così da poter investire in innovazione, sicurezza e ammodernamento delle flotte.

«Non chiediamo di arretrare sulla sostenibilità, ma di renderla concretamente perseguibile per chi lavora in mare», proseguono le associazioni. «Tutela delle risorse marine e competitività della pesca europea devono procedere insieme».

Associazioni e sindacati chiedono quindi che la Visione 2040 sia accompagnata da un impegno esplicito alla revisione della PCP. Chiedono inoltre che la revisione sia inserita nel Programma di lavoro della Commissione per il 2027, con una tempistica definita e proposte legislative concrete.

Aggiornare la PCP è la condizione per avere un settore ittico europeo competitivo, sostenibile e resiliente. Un settore così può garantire reddito alle imprese e continuare a contribuire alla sicurezza alimentare dell’Unione.