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Porti italiani e strategia nel Mediterraneo: la visione di Rixi

Mediterraneo

“Sul Mediterraneo l’Italia deve giocare un ruolo strategico nella marittimità. Dobbiamo essere noi a far crescere le prospettive dei Paesi esteri. In passato è questo che ha reso grande l’Europa.”

Così il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, intervenendo a LetExpo 2026, in corso a Verona.

“La centralità del Mediterraneo deve essere legata al traffico marittimo e deve contemplare anche gli investimenti a terra. È questa la direzione su cui ci stiamo muovendo”, ha aggiunto il Vice Ministro.

Secondo Rixi, la riforma Porti d’Italia S.p.A. si fonda su tre pilastri principali.

  1. Uniformare la qualità dei servizi nei porti italiani

In una fase di forte instabilità geopolitica e commerciale, se il mercato globale dovesse realmente aprirsi maggiormente verso l’Italia, il Paese dovrebbe poter contare su un sistema portuale accessibile in condizioni omogenee. Oggi, invece, esistono ancora differenze significative tra i vari scali: le procedure di sdoganamento, i controlli fitosanitari, la gestione delle commodity e le stesse facilities portuali possono variare sensibilmente da porto a porto.
Per un operatore internazionale è difficile comprendere perché sdoganare una merce a Venezia comporti procedure diverse rispetto a Bari o Napoli. Si tratta quindi di un tema che richiede una forte semplificazione e una maggiore uniformità delle regole di accesso ai mercati.

  1. Coordinare e programmare gli investimenti in modo pluriennale

Un secondo elemento riguarda il riequilibrio e il coordinamento degli investimenti. Oggi molte decisioni arrivano tardi, spesso concentrate negli ultimi mesi dell’anno, quando si chiude la legge di bilancio. Le richieste vengono presentate tra settembre e novembre e, inevitabilmente, una parte significativa non riesce a trovare spazio nelle manovre finanziarie.
Diversamente, nella programmazione ferroviaria o stradale esiste una visione pluriennale: si definiscono gli interventi da realizzare e si pianifica nel tempo anche ciò che verrà sviluppato successivamente. Nel sistema portuale questa programmazione strutturata è ancora limitata e il tema riguarda quindi anche l’impostazione del bilancio dello Stato.

  1. Dotare il sistema portuale di una regia operativa e di monitoraggio continuo

Un ulteriore aspetto riguarda la necessità di monitorare in modo continuo lo stato di salute del sistema portuale nazionale. In un contesto globale sempre più instabile e in rapida evoluzione, diventa necessario dotarsi di una sorta di “cruscotto” permanente, capace di orientare rapidamente investimenti, infrastrutture e capacità operative.
Un monitoraggio di questo tipo richiede una struttura in grado di accompagnare costantemente il sistema portuale italiano. Tuttavia, la pubblica amministrazione si trova spesso in difficoltà anche sul piano organizzativo: i ministeri sono sottodimensionati rispetto ai compiti richiesti e le regole di reclutamento del personale risultano particolarmente rigide. Per questo diventa fondamentale rafforzare il dialogo con gli operatori industriali e con il mercato, muovendosi con tempi compatibili con quelli dell’economia reale.

In questa prospettiva, la creazione di una società unica di diritto privato potrebbe rappresentare uno strumento utile per accompagnare la crescita infrastrutturale del sistema portuale, intercettare i bisogni del mercato e indirizzare in modo più rapido ed efficace energie e investimenti.

L’obiettivo, nelle intenzioni del Vice Ministro, è anche rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia nel settore marittimo, con la possibilità che questa struttura possa nel tempo partecipare o acquisire quote in porti esteri, contribuendo ad ampliare la presenza strategica del Paese nelle principali rotte commerciali.

Porti italiani e strategia nel Mediterraneo: la visione di Rixi
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".