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PRP, nuovi scenari per la logistica energetica, la nautica e una pianificazione integrata con la città di Genova

La competitività del sistema portuale passa anche dalla capacità di integrare nuove opportunità di sviluppo, infrastrutture efficienti e una migliore relazione con il tessuto urbano. È questa la prospettiva che ha guidato gli incontri di lunedì 12 ottobre organizzati dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale nell’ambito del percorso di confronto sul nuovo Piano Regolatore Portuale, con un’attenzione particolare alle attività energetiche, alla nautica di alta gamma e alla valorizzazione degli spazi tra il porto e la città di Genova.

Al mattino il confronto ha coinvolto Assocostieri (Dario Soria), mentre nel pomeriggio gli incontri sono proseguiti con Camera di Commercio di Genova (Maurizio Caviglia, Marco Marozzo

Stefano Messina e Deborah Saverino), Confcommercio (Alessandro Cavo), Genova4Yachting (Alberto Amico, Giovanni Costaguta, Ennio Luglio e Gabriele Randi) e ASTOI (Laura Cannone). Dagli incontri è emersa una valutazione positiva di un’impostazione che affianca allo sviluppo dei traffici e delle attività portuali interventi di co-pianificazione, con l’obiettivo di generare nuove opportunità economiche e, al tempo stesso, restituire valore e fruibilità a spazi oggi solo parzialmente accessibili alla città.

Sul versante delle attività energetiche, le ipotesi del Piano prevedono la delocalizzazione dei depositi chimici di Multedo all’interno dell’area di Porto Petroli, mantenendo le tre banchine esistenti e riorganizzando le aree a terra e i collegamenti logistici di ultimo miglio. L’obiettivo è ottimizzare la configurazione degli spazi e accompagnare l’evoluzione della logistica energetica, compresa quella legata ai nuovi combustibili, preservando la vocazione polifunzionale del porto. Lo sviluppo delle attività è accompagnato da interventi di mitigazione ambientale e paesaggistica, tra cui la realizzazione di aree verdi pubbliche.

Un ulteriore elemento di connessione tra sviluppo portuale e trasformazione urbana riguarda l’ex centrale termoelettrica a carbone. Le ipotesi del Piano ne considerano la possibile riconversione in un hub energetico per la produzione di energia a basso impatto destinata alle esigenze portuali, con una prospettiva di estensione anche al contesto urbano, affiancata dalla valorizzazione del patrimonio architettonico e di archeologia industriale. L’intervento si inserisce in una visione più ampia volta a mettere a sistema i siti di maggiore interesse storico, culturale e architettonico che oggi si trovano all’interno del contesto operativo portuale, individuando soluzioni per recuperarli e renderli accessibili al pubblico senza interferire con le attività dello scalo.

Nel pomeriggio il confronto ha messo al centro, tra le altre,  le opportunità di crescita della nautica da diporto e del refitting di grandi yacht, un segmento in espansione nel quale Genova può rafforzare la propria presenza internazionale, anche nella fascia delle imbarcazioni superiori ai 100 metri. Tra gli elementi considerati prioritari figura una più chiara distinzione funzionale tra le attività nautiche e quelle di riparazione navale, che comportano lavorazioni e condizioni operative non sempre compatibili.

In questo quadro si inseriscono le ipotesi relative a Molo Giano. Il possibile trasferimento dei circoli nautici oggi presenti nell’area verso una darsena più funzionale alle loro esigenze consentirebbe di riconvertire gli spazi liberati a nuove attività nautiche, tra cui l’allestimento finale degli yacht e le lavorazioni di interni. La discussione ha inoltre evidenziato il ruolo dell’accessibilità stradale e ferroviaria e delle infrastrutture digitali per sostenere la competitività del sistema logistico, insieme all’importanza di un Piano flessibile, fondato su interventi concreti e sulla capacità di valorizzare le attività in grado di generare occupazione e valore aggiunto.

«Il Piano Regolatore richiede di compiere scelte sulla destinazione degli spazi, tenendo conto dell’evoluzione dei mercati e delle esigenze operative delle diverse attività. Questo significa, da un lato, accompagnare la trasformazione della logistica energetica, dall’altro creare condizioni più funzionali per sviluppare settori come la nautica di alta gamma e il refitting dei grandi yacht, distinguendo attività che hanno necessità operative differenti.

Allo stesso tempo, il recupero di strutture come l’ex centrale termoelettrica può aprire prospettive che vanno oltre la funzione originaria, dalla produzione di energia a basso impatto alla valorizzazione del patrimonio storico-portuale. Sono esempi di come il Piano debba tradurre una visione di sviluppo in ipotesi concrete, capaci di rispondere alle esigenze delle imprese e di generare nuove opportunità per il porto e per il territorio», ha dichiarato il presidente dell’AdSP Matteo Paroli evidenziando i temi che sono stati trattati con maggiore puntualizzazione nel corso degli incontri con le associazioni di categoria.

L’Autorità di Sistema Portuale resta aperta a osservazioni e proposte da parte dei soggetti interessati, invitati a trasmettere i propri contributi entro il 15 novembre. Il termine consentirà agli uffici tecnici dell’AdSP di procedere alle valutazioni e di avviare i successivi passaggi con gli enti territoriali, in vista della deliberazione del Comitato di Gestione sulla pre-adozione del Piano.