Al panel del pomeriggio del primo giorno di lavori presente anche il ministro Musumeci
Competitività dei porti e blue economy
Il panel del pomeriggio di Shipping, Forwarding & Logistics, dal titolo “Il Piano del Mare e la blue economy nel cuore industriale e logistico del Paese”, moderato dal professore Gian Enzo Duci, è stato aperto dall’intervento di Massimo Deandreis, direttore generale di SRM – Centro Studi e Ricerche, che ha tracciato quali sono gli scenari competitivi marittimi. Per lui le sfide da affrontare con decisione per rilanciare la competitività dei porti italiani sono «le connessioni con la ferrovia, la sostenibilità, la digitalizzazione, ma anche la capacità di utilizzare al meglio le risorse del Pnrr».
A seguire Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare, che si è focalizzato sulla competitività dell’economia blu. Il trasporto marittimo è infatti il settore più green: oltre il 90% delle merci si muove via mare, generando solo 3% delle emissioni. «To be green» ha detto, «think blue». Il settore La Blue economy vale 180 mld di euro, ogni euro investito dà un ritorno di 1,8, «eppure», ha ricordato Mattioli, «per lungo tempo non è stata considerata nei programmi governativi. Dobbiamo rendere i porti più efficienti per attrarre navi».
Zee, incertezze e una nuova visione
Fabio Caffio, Ammiraglio in congedo della Marina Militare, si è poi interrogato sull’interesse dell’Italia per la Zee, riguardo la quale il nostro Paese è rimasto scettico per qualche tempo: «il problema è che altri Paesi non l’hanno pensata così. Ora si tratta di cambiare registro. Dobbiamo dotarci di una legge che regolamenti tutti questi aspetti». Rodolfo Giampieri, Presidente di Assoporti, ha posto l’accento sull’epoca di incertezza che stiamo vivendo: «visione e coraggio sono i due elementi che ci servono adesso». Giampieri ha spiegato come i modelli dei porti del Nord Europa non ci appartengano e come dopo le molte incertezze di questi anni questo governo stia finalmente mettendo al centro la vera economia del mare.
Nuove energie e infrastrutture
È stata poi la volta del Presidente di Assiterminal Tomaso Cognolato, che ha sottolineato la necessità di creare nei porti un sistema di governance centralizzato per rilanciarne la competitività, toccando poi il tema dell’energia e delle tecnologie: «i porti sono luoghi dove si deve sviluppare la transizione energetica e digitale». A seguire Massimo Seno, commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, ha elencato le opere infrastrutturali che sono in corso di realizzazione a Genova e Vado: «Dighe, banchine, ferrovie, strade per migliorare e rendere più sicura l’accessibilità marittima, potenziare lo sviluppo della rete ferroviaria e snellire i flussi su strada in ingresso ed in uscita dai terminal portuali, ma anche infrastrutture digitali».
Silvia Migliorini, direttrice di Federchimica-Assogasliquidi, è poi tornata sul tema della transizione ecologica e a proposito del GNL e bioGNL: «già nella sua componente fossile il GNL consente all’armamento di traguardare fino al 2040 i target fissati dal regolamento Fuel Maritime: -23% delle emissioni Co2 conteggiati nell’ottica WtW».
Shipping italiano e il Piano del Mare
Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, ha ringraziato il ministro Musumeci per aver insegnato ad ascoltare tutti i componenti del mare e riguardo allo shipping italiano indica la via maestra: «divulgare la marittimità, agire sulla formazione, investire sui giovani, far conoscere il valore del mare», verso mari aperti e porti competitivi. Alberto Rossi, segretario generale di Assarmatori, che a suo tempo aiutò a scrivere il Piano del Mare stesso, dichiara: «lo stesso CIPOM e la struttura del Ministro per le Politiche del Mare sono quello che serve in questo momento per mettere insieme le varie anime, anche e soprattutto industriali, coinvolte nel processo di decarbonizzazione».
L’intervento del ministro Musumeci
Al termine del panel ha preso la parola il ministro per la protezione civile e per le politiche del mare Nello Musumeci, che ha ricordato come l’economia del mare possa essere un settore trainante per i prossimi 20-30 anni. Manca però la formazione, su cui è importante puntare, come è altrettanto necessario superare la diffidenza della politica da una parte e del settore dall’altra: «abbiamo un grande ostacolo da superare, che è un ostacolo culturale. Bisogna innanzitutto crederci. Occorre fare un ragionamento serio col mondo dell’Industria, per far capire che se si apre la competizione in Europa non ce n’è per nessuno con l’Italia, e non solo perché abbiamo migliaia di chilometri di coste, ma per la nostra creatività, per la nostra fantasia, la nostra tenacia, perché siamo pronti a tutte le esperienze, perché siamo forgiati a fuochi e a fiamme inimmaginabili, ma dobbiamo fare squadra».

Giulia Roncari
Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine



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