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SICUREZZA – Intervista all’Ammiraglio Ispettore Vincenzo Melone, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto

Del 4 Agosto 2016

Lo Sportello Unico del Mare

Intervista all’Ammiraglio Ispettore Vincenzo Melone

Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera

melone

Il Corpo delle Capitanerie di porto opera al servizio del mare in molti modi diversi. Ci piacerebbe insieme a lei raccontarli tutti.

“Innanzitutto desidero sottolineare come l’attuale Governo, ed in particolare il Ministro Delrio, unitamente agli altri due ministri che si occupano di “mare”, il Ministro Galletti e il Ministro Martina, hanno posto un’attenzione importante alle questioni marittime e le hanno messe al centro della nuova attività politica del Governo.

Un argomento che va in tal senso è certamente la riforma sull’ordinamento portuale, così come il piano strategico nazionale della portualità e della logistica, ma anche la problematica degli escavi in ambito portuale portata avanti dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la particolare attenzione che il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali conferisce alla risorsa ittica.

Il Corpo delle Capitanerie di porto è caratterizzato da una propria identità e specificità: piena dipendenza, funzionale e di bilancio, dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti; esercita funzioni attribuite da norme primarie alle dipendenze dei Dicasteri dell’Ambiente e delle Politiche agricole.

In definitiva, il Corpo è chiamato ad assumere compiti e connesse responsabilità nei comparti civili e produttivi della vita marittima e portuale.

Senza accennare anche a tutte quelle altre limitate funzioni, comunque attribuite da norme primarie e svolte dal Corpo alle dipendenze funzionali di altri Ministeri.

Infine, quale Corpo della Marina Militare, svolgiamo concorrenti compiti di natura militare.

Il regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti definisce il ruolo e la collocazione del Comando generale, che è anche centro di responsabilità amministrativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – responsabile di definire il bilancio sulle spese di funzionamento e di investimento”.

 

Qual è il ruolo delle Capitanerie di porto che giocano a tutto campo in questo settore?

“Mi consenta di fare un passaggio storico per rendere meglio il concetto. Fino al 1993 esisteva un solo Ministero che si occupava di tutte le questioni marittime, il Ministero della Marina Mercantile. Il Corpo delle Capitanerie di porto si occupava per conto di questo Ministero di tutte le questioni di carattere marittimo, quali il comando dei porti, la sicurezza della navigazione, la nautica da diporto, la gestione del personale marittimo, le inchieste sui sinistri marittimi, il demanio, la tutela dell’ambiente marino, la tutela della risorsa ittica.

Quando il Ministero della Marina Mercantile è stato soppresso, le sue competenze sono state distribuite su tre Ministeri: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per quanto riguarda il comando dei porti, la sicurezza della navigazione, la nautica da diporto e la gestione del personale marittimo, l’allora ispettorato del mare è passato al Ministero dell’Ambiente e l’allora direzione generale della pesca è passata al Ministero delle Politiche agricole.

In buona sostanza è accaduto che tutte le questioni marittime a livello governativo, e quindi centrale, sono state divise fra i predetti tre Ministeri.

Le Capitanerie di porto, per le quali non è cambiato il quadro normativo di riferimento, si sono trovate ad essere la periferia di tre Ministeri. E ancora oggi lo sono.

Questa è una cosa molto importante, perché nei nostri 300 uffici marittimi territoriali, che sono distribuiti lungo la cosa, c’è una unicità nella trattazione delle materie marittime.

Questo in un’ottica di spending review è un valore aggiunto, perché non è necessario che ciascun Ministero venga dotato di una propria componente aeronavale, ce n’è una sola che si occupa di tutte le funzioni. Ed è quella delle Capitanerie di Porto.

In sostanza, per tutte le questioni che riguardano il mare i tre Ministeri si avvalgono di una sola organizzazione”.

 

L’esempio più evidente è quanto avviene con la Campagna Mare Sicuro.

“La sensibilità che ho prima richiamato su tutte le questioni marittime da parte del Governo italiano, ha trovato riscontro anche ultimamente in occasione della presentazione dell’operazione Mare Sicuro 2016. In conferenza stampa erano presenti tutti e tre i Ministri competenti. Questo è un bel segnale, di condivisione, di compattezza e di consapevolezza dell’importanza che l’economia del mare riveste per l’Italia.

Mare Sicuro è una campagna che si svolge durante il periodo estivo, in particolare condotta operativamente dalla Guardia costiera, che impiega circa 3.000 uomini e donne e 300 mezzi navali, con l’obiettivo di assicurare la corretta fruizione del mare e l’ordinato svolgimento delle attività ludiche e produttive a esso collegate.

Le Capitanerie di porto lavorano molto sulla prevenzione, attraverso un’attività continua di informazione. Sappiamo, infatti, che la presenza di una divisa aiuta molto, specialmente nella stagione estiva, quando le spiagge e il mare sono frequentate da molte persone, legate al diporto nautico e alle diverse attività ludico-ricreative. Le vacanze si sono accorciate, e in quei pochi giorni a disposizione il bagnante o il diportista cerca di esprimersi dal punto di vista dell’energia al massimo, magari perdendo anche il controllo delle sue azioni o facendone altre che potrebbero rappresentare un pericolo per se stessi e per gli altri. Noi siamo ben consapevoli di ciò ed è per questa ragione che cerchiamo di fare prevenzione, perché la nostra presenza scoraggia eventuali atteggiamenti esuberanti”.

 

Proprio in quella occasione lei ha parlato della Capitaneria di porto come Sportello Unico del Mare.

“L’azione quotidiana svolta dalle Capitanerie di porto è dettata dall’attività connessa agli usi produttivi e civili del mare. Essendo rappresentanti sul territorio di ben tre Ministeri, sostanzialmente costituiamo uno Sportello Unico del Mare. Così come esiste lo Sportello unico doganale.

In Capitaneria di porto si trovano le risposte a tutte le domande che ogni cittadino si può fare per tutte per le questioni che ruotano intorno al mare”.

 

Vogliamo fare degli esempi?

“Io sono solito fare l’esempio del pescatore, perché penso possa rendere bene l’idea.

Il pescatore per poter esercitare la sua attività – il rilascio della licenza di pesca e l’utilizzo delle attrezzature – deve far capo necessariamente alla Direzione generale della pesca, cioè al Ministero delle politiche agricole. Per il fatto di appartenere alla gente di mare, il rilascio dei titoli professionali dipende dal Ministero dei Trasporti, così come anche accade per tutto quanto concerne la sicurezza della barca e le relative certificazioni. L’utilizzo corretto dello strumento di pesca (nei luoghi e alle distanze previste) coinvolge anche l’ambiente, laddove ad esempio sono previsti divieti di pesca nelle riserve marine.

Il pescatore, di fatto, per esercitare la sua professione si riferisce a ben tre Ministeri.

La sintesi di tutto questo si trova in Capitaneria di porto: la certificazione per la sicurezza della barca, l’ iscrizione nella gente di mare, l’iscrizione della sua impresa di pesca, il rinnovo della licenza. Il pescatore non deve trascorrere le giornate andando da un ufficio all’altro o da una città all’altra, ma può fare tutto in unico luogo.

Un altro esempio: un eventuale sinistro in mare. Premesso che il nostro primo pensiero è quello di salvare la vita umana – l’azione di salvataggio che le Capitanerie fanno avviene per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti quale titolare della funzione – , in un momento successivo, però, ci dobbiamo preoccupare che l’imbarcazione sinistrata non procuri un danno all’ambiente, funzione svolta per conto del Ministero dell’Ambiente. Rimuovere una rete derivante presente in mare, come le cosiddette spadare, che rappresentano un danno, non soltanto per l’ambiente e per la sicurezza della navigazione, ma anche per la risorsa ittica e a tutela specialmente delle specie protette, è una funzione svolta per conto del Ministero delle Politiche agricole”.

 

Quanto pensa sia importante la Riforma Portuale portata avanti dal Ministro Delrio?

“La riforma portuale è provvedimento fondamentale per rilanciare l’Economia del Mare.

Si scrive una nuova pagina sulla governance e si stabilisce che le decisioni strategiche vengano prese a livello centrale, seguendo una logica di interventi infrastrutturali che guardano al Sistema Paese e al sistema europeo, e quindi internazionale. Si esce così fuori da tendenze localistiche. A mio avviso la riforma portuale diventa strategica proprio per il rilancio di tutto il comparto mare, che significa anche occupazione, nuovi posti di lavoro”.

 

Cosa significa per le Capitanerie di porto svolgere la funzione di comando dei porti?

“I porti maggiori vedono la presenza di due figure importanti: l’Autorità portuale e la Capitaneria di porto. Sono come marito e moglie, o due mezze mele, l’uno è funzionale all’altro e insieme governano il porto.

L’Autorità portuale si occupa dell’indirizzo, dello sviluppo, degli interventi necessari da un punto di vista infrastrutturale.

Il Comandante della Capitaneria di porto si occupa di tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza della navigazione e la sicurezza portuale in generale. E’ l’autorità di sicurezza anche ai fini della security del porto e, attraverso il potere di ordinanza e di polizia marittima, disciplina il corretto uso del mare e l’ordinato svolgimento delle attività in senso lato.

C’è una perfetta sintonia fra le due figure, ognuna svolge la propria attività sapendo esattamente quali sono i rispettivi confini e la necessità di interagire nell’interesse della realtà portuale e dell’utenza”.

 

La Guardia costiera ha saputo imporsi alle cronache del nostro Paese grazie allo straordinario lavoro svolto quotidianamente per il salvataggio delle vite umane in mare.

“La missione principale che svolge la Capitaneria di porto – Guardia costiera è la salvaguardia della vita umana in mare, una competenza esclusiva che esercita su un’area di responsabilità grande due volte l’Italia: 500.000 km quadrati di mare.

Nell’ambito di quest’area operano circa 500 unità navali dalle grandi e piccole dimensioni, che garantiscono h 24 per tutto l’anno la disponibilità di una struttura dedicata al soccorso immediato. Per garantire la risposta più rapida possibile alle emergenze, abbiamo creato lungo tutti gli 8.000 km di costa una maglia in cui prevediamo di avere una motovedetta di soccorso che dista rispetto all’altra 20 miglia.

Con il fenomeno dell’immigrazione è avvenuto che il soccorso si è amplificato all’ennesima potenza. Siamo passati da circa 9.000 soccorsi all’anno solo nei confronti di diportisti, pescatori, bagnanti, membri di equipaggio e turisti in crociera, a coordinare operazioni per quasi 170.000 persone. La differenza è l’immigrazione.

Per affrontare tutto questo che facciamo da 25 anni, ci siamo strutturati in modo tale che tutte le motovedette d’Italia ruotino su Lampedusa a turno per tre mesi. Questo ci consente di avere sull’Isola, per garantire lo sforzo e fronteggiare questa emergenza umanitaria, sempre sei motovedette, oltre a due pattugliatori grandi.

Ovviamente per svolgere questa funzione di coordinamento ci avvaliamo anche di unità mercantili, di unità da pesca, di rimorchiatori in assistenza alle piattaforme, di mezzi delle ONG e di unità militari sia della Marina Militare italiana che di altre marine, nonché di mezzi messi a disposizione da Frontex e di motovedette delle altre forze di polizia.

Tutti questi mezzi sono coordinati dalla centrale operativa della Guardia Costiera – Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”.

 

Nel mese di maggio è accaduto un fatto straordinario: il Corpo delle Capitanerie di porto ha ottenuto un riconoscimento da parte del Continente africano per premiare l’impegno nel Mediterraneo.

“Quella di voler premiare il Comando generale è stata un’iniziativa degli Ambasciatori del Continente africano.

Il lavoro che svolgiamo costituisce, in termini di mezzi, uno sforzo enorme per il Corpo, ma è soprattutto un grande impegno per il personale, perché chi opera a Lampedusa naviga in tre mesi tante di quelle miglia che normalmente si percorrono in un anno.

Ciò che fa la differenza e che ha portato all’attenzione del mondo la Guardia costiera italiana è il cuore, che costituisce un valore aggiunto.

Perché quando noi chiamiamo a rotazione gli equipaggi, non ce n’è uno, né un singolo membro, che si tira indietro. Sono tutti pronti a partecipare.

Prima di dichiarare l’indisponibilità del mezzo per eventuali disfunzioni tecniche, l’equipaggio opera con ogni energia per ristabilire l’operatività del mezzo. E questo fa la differenza”.

 

Recentemente a Napoli, in concomitanza con la Naples Shipping Week, si è svolto il Forum delle Guardie Costiere del Mediterraneo. Come è andato?

“Abbiamo organizzato il Forum delle Guardie costiere del Mediterraneo, su specifico mandato della Commissione Europea – Direzione Generale per gli Affari Marittimi e la Pesca (DG MARE).

Il Forum nasce da un’idea dell’Ammiraglio Raimondo Pollastrini, allora Comandante generale del Corpo, che nel 2009 organizzò la prima edizione. E’ stata un’intuizione geniale, perché allora non esisteva il Forum delle guardie costiere del Mediterraneo (che abbraccia il numero maggiore di guardie costiere), ma il forum delle guardie costiere europee, quello delle guardie costiere del baltico, quello delle guardie costiere del Mar Nero.

Questa intuizione ha avuto un seguito. Infatti, quest’anno ci è stato conferito per la seconda volta il mandato di organizzare il forum, che si è svolto alla Stazione Marittima di Napoli dal 30 giugno al 2 luglio.

Hanno partecipato 23 Paesi e 16 tra Organizzazioni internazionali /Istituzioni Europee e Regionali , 63 delegazioni straniere e rappresentanti di 4 continenti.

Questa edizione si è proposta di rafforzare il dialogo all’interno del bacino del Mediterraneo, con particolare riferimento ai cambiamenti che riguardano il settore marittimo. Abbiamo voluto trovare un tema, la tutela del mare, che unisse tutte le guardie costiere del Sud Europa ma anche quelle del Nord Africa. La salvaguardia dell’ambiente ci unisce e rientra tra le funzioni delle guardie costiere.

Un elemento di successo di questo forum è aver strutturato l’organizzazione, creando un segretariato, in modo da dare una continuità e iniziare a condividere le regole di ingaggio, il linguaggio, la mappatura di quello che è presente, per poter pianificare le azioni.

L’idea di strutturare un segretariato, che sarà curato dall’EMSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima, è un grande successo perché consentirà al forum di avere un’organizzazione nel tempo.

Il prossimo appuntamento sarà ospitato dalla Guardia costiera turca”.