Nella seconda parte della sessione pomeridiana dedicata al Piano del Mare Massimo Seno, commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha elencato le numerose opere infrastrutturali in corso di realizzazione a Genova e Vado: “Dighe, banchine, ferrovie, strade per migliorare e rendere più sicura l’accessibilità marittima, potenziare lo sviluppo della rete ferroviaria e snellire i flussi su strada in ingresso ed in uscita dai terminal portuali, ma anche infrastrutture digitali. Tutto ciò per rendere ancora più performanti e competitivi i Ports of Genoa in un contesto geopolitico variabile e articolato”.
Silvia Migliorini, direttore di Assogasliquidi, che è all’interno di Federchimica rappresenta le imprese dei gas liquefattti tra cui il Gnl e il bioGNL come carburante per la transizione: “Già nella sua componente fossile il GNL consente all’armamento di traguardare fino al 2040 i target fissati dal regolamento Fuel Maritime: -23% delle emissioni Co2 conteggiati nell’ottica WtW. Dal punto di vista della riduzione degli ossidi di azoto, di zolfo e di polveri sottili siamo nell’ordine di riduzione dal d95% in su”. È in corso lo sviluppo della rete infrastrutturale. Oggi ci sono due depositi a Oristano e Ravenna e almeno altri tre impianti autorizzati e 5 con iter avviato. Presto l’infrastrutturazione sarà ampliata al Sud con gli investimenti nei microliquefattori, utile sia per autotrasporto sia per i traghetti. In programma anche rifornimenti ship-to-ship tramite le bunkerine a breve operanti nel nostro mare.
Il punto di vista degli armatori: sicurezza, competitività e supporto
Il punto di vista degli armatori è stato sviluppato da luca sisto, direttore generale di Confitarma – Confederazione Italiana Armatori, e Alberto Rossi, segretario generale di Assarmatori Shipowners Association. Per Sisto Milano è città simbolo del boom economico, ma anche della cecità del mare. “Siamo andati in difficoltà competitiva perché altri hanno capito prima la sua importanza. Oggi gli Stati si accaparrano gli spazi acquei e alcuni mari sono inibiti alla navigazione, l’Italia per esempio non poteva scalare i porti israeliani e il fatto che una nave in 24 ore può cambiare la sua bandiera è paradossale. Se vogliamo mettere al centro la sicurezza delle persone dobbiamo agire tutti insieme a livello europeo. Inoltre le recenti disposizioni americane sui dazi alla Cina danneggiano le nostre flotte visto che l’85% delle nostre navi è costruito in Cina. Il governo deve aiutare la nostra industria”.
Alberto Rossi, ricorda le tappe che hanno portato al Piano del mare e ne elenca i punti strategici: “Riforma dei porti, decarbonizzazione dei trasporti, l’ammissione del Gnl come carburante pur dovendo rispettare i requisiti delle normative europee. Il Piano ha definito il perimetro entro cui agire e va tenuto sulla scrivania. Penso che il Cipom, Comitato interministeriale per le politiche del mare sia quello che serve per mettere insieme una serie importante di addendi”.






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