La storia dietro al capolavoro di Lucio Dalla
Un incidente in barca
Uno dei più grandi capolavori della canzone italiana è nato grazie, prima di tutto, a un incidente in barca. Questa è una storia che in pochi conoscono, nonostante sia stato l’autore stesso di quel capolavoro, Lucio Dalla, ad averla raccontata al pubblico e che, come sempre quando si unisce il mare alla morte, all’amore e al destino, è già entrata nella leggenda.
Il cantante si trovava infatti a navigare tra Sorrento e Capri quando la sua barca smise improvvisamente di funzionare, costringendolo a chiamare un suo amico per farsi trainare. L’amico, però, era il proprietario dell’albergo dove Enrico Caruso, considerato non solo il più grande tenore italiano ma uno dei più grandi tenori di tutti i tempi, aveva passato gli ultimi giorni prima della sua morte, avvenuta nel 1921 a soli 48 anni.
Al cantautore bolognese viene quindi riservata proprio la stanza che era stata del tenore e un barista, che quella sera era in vena di confidenze, gli racconta la storia di quegli ultimi giorni. Una storia d’amore, ovviamente. «In dieci minuti ho scritto una canzone» dirà Dalla all’Auditorium Parco della Musica di Roma, intervistato per “Incontri d’Autore” nel 2005.
Il mare, la leggenda, l’amore
Quell’estate del 1921 Caruso stava infatti trascorrendo nell’albergo di Sorrento la convalescenza dopo un’operazione ai polmoni, ma non era solo. Il barista racconta a Dalla che, con la scusa di prendere lezioni di canto dal più grande tenore della storia, una ragazza appena ventenne (e con abilità canore pressoché nulle) trascorreva regolarmente il suo tempo con un Caruso ormai, s’intende, perdutamente innamorato di lei e dei suoi «occhi verdi come il mare».
Quell’ultima notte erano insieme, e rimasero insieme fino alla mattina, quando lei fu vista scappare via piangendo. Il tenore sarebbe spirato poco dopo. Dalla inizia la sua canzone partendo proprio dal mare, come se fosse esso stesso l’energia primaria dalla quale tutto ha origine, le casualità della vita, l’amore e il destino. La scena, insomma, forse facendo eco anche a Romeo e Giulietta, possiamo porla solo «qui dove il mare luccica e tira forte il vento».
Al mare poi la canzone continua a tornare a far riferimento in modo costante mentre Dalla descrive quegli ultimi momenti con una delicatezza poetica tipica della sua scrittura: «vide le luci in mezzo al mare/pensò alle notti là in America/ma eran solo le lampare/e la bianca scia di un’elica».
E se non sapremo mai come furono davvero quelle terribili ultime ore di agonia di Caruso, almeno in questo capolavoro sono state trascorse vivendo un amore tanto grande da metterlo di fronte al sé stesso uomo e non divo, col quale si riconcilia accettando con serenità la propria fine: «potenza della lirica,/dove ogni dramma è un falso/che con un po’ di trucco e con la mimica/puoi diventare un altro/ma due occhi che ti guardano/così vicini e veri/ti fan scordare le parole,/confondono i pensieri […] ma sì, è la vita che finisce,/ma lui non ci pensò poi tanto/anzi si sentiva già felice,/e ricominciò il suo canto./Te voglio bene assaje».
Il destino d’un uomo e il destino di una canzone
«Per cui la casualità è tutto fuorché quello che noi intendiamo come casualità. Sono i grandi movimenti che ci sono sulla nostra testa e soprattutto sulla nostra anima. Io credo che tutto sia scritto prima, ognuno ha il suo destino e anche il destino di una canzone è uguale al destino di un uomo, perché una canzone ha un valore assolutamente umano». Queste le parole con cui Lucio Dalla commenta la catena di eventi che lo ha portato, quella notte, a suonare le prime tre note di Caruso (1986) al pianoforte che lo stesso tenore aveva suonato nelle ultime ore della sua vita, davanti al suo amore che resta sconosciuto e allo stesso tempo immortale grazie al miracolo dell’arte.
Fonte: i virgolettati di Lucio Dalla sono tratti dal video Lucio Dalla – Come nasce “Caruso” di Auditorium TV su Youtube.

Giulia Roncari
Giulia Roncari, Redazione Economia del Mare Magazine e Economia dello Spazio Magazine



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