Il Ministero degli Esteri assumerà un ruolo anche economico, con nuove strutture dedicate alla crescita dell’export e al sostegno delle imprese italiane che operano all’estero. Lo ha annunciato il Ministro Antonio Tajani all’assemblea generale ALIS.
Il nuovo ruolo del Ministero degli Esteri
“[…] Dal prossimo gennaio il Ministero degli Esteri diventerà un ministero anche economico, un ministero bicapite […]”.
“[…] Ci sarà un segretario generale aggiunto per l’economia – ha spiegato – con una direzione generale per la crescita.
L’obiettivo è non lasciare nessun imprenditore italiano da solo ogni volta che opera oltre confine e le nostre ambasciate devono trasformarsi in piattaforme per sostenere il nostro sistema imprenditoriale.
Nelle imminenti giornate a Milano degli Stati Generali dell’Export, ci saranno incontri b2b aperti a tutti gli imprenditori che vorranno prenotarsi per incontrare gli ambasciatori dei Paesi dove intendono operare […]”.
Italia potenza esportatrice
“[…] Dove passano le armi non passano le merci e viceversa.
Ad oggi l’Italia esporta 623 miliardi di beni, siamo la quinta potenza esportatrice mondiale e la seconda industriale europea.
Noi come Sistema Paese avevamo un piano per lo sviluppo dell’export, prima del piano di Trump, con cui puntavamo moltissimo ai Paesi extra UE, dove c’è molto interesse per l’Italia e il prodotto italiano piace.
Questi mercati sono l’area del Golfo, la Turchia, l’India, il Vietnam, le Filippine, il Giappone, la Corea del Sud, e anche la Cina, i Balcani e l’Africa del Nord, ma anche il continente africano intero e ancora il Canada, il Messico e il Mercosur.
Dobbiamo accelerare con le firme, ci sono ancora problemi agricoli su riso e carne bianca ma in qualche mese si potranno risolvere.
Stiamo organizzando business forum e missioni in questi Paesi, siamo stati a Riad e a Mumbai oggi c’è l’incontro con la Mongolia.
Quanto ai dazi, l’accordo raggiunto sul 15% è buono perché la soglia è molto inferiore a quella che si rischiava e che è stata imposta ad altri Paesi e siccome dopo la Cina siamo il Paese con la maggior varietà merceologica, e quindi siamo in grado di adattarci a tutto, è una grande opportunità.
Detto questo più che i dazi mi preoccupa il rapporto dollaro-euro, se il dollaro continua a scendere… e si arriva a quota 1,15 diventa complicato esportare.
Cosa bisognerebbe fare? BCE dovrebbe tagliare ancora costo denaro, e avviare un quantitative easing, comprando titoli contro liquidità e abbassando così il valore dell’euro per salvarne la competitività sui mercati che usano il dollaro, dagli Usa in poi.
Un grazie alla Marina Militare che ha protetto nel Golfo oltre 1000 cargo, perché la politica commerciale va garantita con la politica della sicurezza.
E dobbiamo lavorare alla via del cotone dall’India ad Israele ai Paesi del Golfo all’Egitto… un nuovo corridoio commerciale importantissimo.
Di tutto questo l’industria dei trasporti dovrà essere protagonista […]”.
Acciaio e vino: obiettivo dazi al 15%
“[…] Per l’acciaio e il vino le trattative sono in corso, stiamo cercando di inserirle nel quadro complessivo dell’accordo sui dazi al 15%.
Attraverso il commissario europeo, l’obiettivo è quello. I tempi sono di qualche mese, per inserirli nel quadro complessivo ci vuole un po’ di tempo.
Per quanto riguarda la sicurezza nel Mar Rosso, non vedo un disimpegno americano.
Gli Houthi hanno detto che non vogliono attaccare navi nel Mar Rosso, questo è un fatto positivo.
La Marina Militare ha fatto un lavoro egregio.
Non credo che gli americani abbandoneranno il quadrante, credo che continueranno ad essere presenti: quei mari sono la prosecuzione del Mediterraneo; inoltre gli Usa hanno di nuovo rinforzato il legame con l’Arabia Saudita.
Trump lavorerà fino all’impossibile per arrivare a un accordo sull’Ucraina come per Gaza: ha l’obiettivo del Nobel per la pace […]”.
Transizione ambientale e tutela del lavoro
“[…] È giusto combattere il cambiamento climatico, ma bisogna dare alle imprese il tempo di potersi trasformare,
perché se noi fissiamo obiettivi irraggiungibili, non teniamo conto del problema sociale, con decine di migliaia di persone che perderanno il posto di lavoro.
Soltanto per quanto riguarda il blocco della produzione di auto non elettriche a partire dal 2035 causerà, in Italia, la perdita di 70mila posti di lavoro;
ogniqualvolta si fa politica ambientale, bisogna tenere conto della questione sociale.
Se non teniamo conto di questo, facciamo un grande danno: all’ambiente stesso, perché è l’uomo che sta al centro dell’ambiente, non è che esiste l’ambiente senza l’uomo.
Se noi penalizziamo i lavoratori, penalizziamo l’uomo, e quindi dobbiamo cambiare attitudine mentale.
Fortunatamente, con la nuova Commissione qualcosa sta migliorando […]”.
Fonte: ALIS



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