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AMBIENTE – Intervista alla Presidente di Legambiente Rossella Muroni

Del 4 Agosto 2016

Intervista alla Presidente di Legambiente Rossella Muroni

Milano, 12/12/2015. Congresso nazionale di Legambiente. Rossella Muroni. Foto ©DarioOrlandi2015 (www.darioorlandi.com)

Cosa significa per Legambiente stare trent’anni dalla parte del mare?

“Significa impegno, costanza e anche soddisfazione. Dalle battaglie degli anni ‘80 contro gli scarichi selvaggi in mare, alla legge sulle aree protette e sulla conservazione degli ecosistemi e della biodiversità, passando per la prima commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, le battaglie contro i condoni edilizi e gli abbattimenti degli ecomostri. E poi la legge tanto attesa sugli ecoreati, il collegato ambientale e l’approvazione – avvenuta il 15 giugno scorso – della norma sulle agenzie ambientali, che rappresenta il terzo anello di una serie di riforme ambientali indispensabili per avviare una riconversione ecologica dell’Italia. Il tutto è accaduto negli ultimi trent’anni, nel corso dei quali è stato scritto un grande pezzo di storia in difesa del mare e delle coste nel nostro Paese. Una vicenda che ha registrato un rinnovato protagonismo dei cittadini ed una crescita di sensibilità ambientale fra gli amministratori locali, la società civile e il Paese in generale, una vicenda che ha visto Legambiente spesso in prima linea”.
Quali sono secondo lei le principali criticità dei nostri mari? E quali le proposte più efficaci per contrastarle?

“Cemento, erosione costiera, inquinamento, pesca di frodo sono le principali minacce per i nostri mari. Oggi il 51% dei litorali italiani è stato trasformato da case e palazzi e la cifra, senza un cambio delle politiche, è destinata a crescere: negli ultimi decenni al ritmo di 8 chilometri all’anno, più della metà dei paesaggi costieri sono stati trasformati da palazzi, alberghi e ville. Un terzo delle spiagge è interessato da fenomeni erosivi attualmente in espansione; l’habitat marino è costantemente messo alla prova dall’inquinamento, con il 25% degli scarichi cittadini ancora non depurati (40% in alcune località) e ben 1.022 agglomerati in procedura di infrazione europea mentre solo il 19% della costa (1.235 chilometri) è sottoposta a vincoli di tutela. Eppure le coste sono uno straordinario patrimonio del nostro territorio ora minacciato anche dagli effetti dei cambiamenti climatici. Occorre rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici e spingere verso la riqualificazione e valorizzazione diffusa del patrimonio costiero”.
Ci sono buone pratiche da condividere in questo ambito?

“Il ritorno di specie a rischio nelle nostre aree, la nidificazione delle tartarughe, il recupero di sistemi dunali prima degradati e la battaglia contro il consumo di suolo dimostrano che sono tante e diverse le buone pratiche diffuse nel Paese. Esempi che hanno come comun denominatore la tutela del mare, la conservazione della biodiversità e la diffusione di un turismo sempre più sostenibile e rispettoso dell’ambiente. C’è il prezioso lavoro delle aree marine protette nazionali che favoriscono la ricerca, promuovono il turismo sostenibile, creano occasioni di buona economia e pratiche virtuose diventando modello per i territori circostanti. Ci sono le tante località costiere, premiate ogni anno con le cinque vele di Legambiente, che in questi anni con le loro esperienze di successo stanno dimostrando che è possibile coniugare l’offerta turistica con scelte innovative in tema di tutela, conservazione e gestione del territorio, di rifiuti, energia e qualità della ricettività. Ed ancora c’è la storia della spiaggia dei conigli di Lampedusa, strappata da un destino di abusivismo e degrado dove la tartaruga marina Caretta caretta è tornata a nidificare. Tra le altre esperienze di successo, si va dal sistema per l’ormeggio non impattante nelle baie dai fondali più delicati nelle isole Egadi, alla Rete delle imprese delle marine del parco di Viareggio, che hanno scelto la sostenibilità ambientale, con iniziative concrete di turismo e valorizzazione dei prodotti locali, o il sistema di tutela delle coste in Sardegna. Buone pratiche che meritano di essere replicate e condivise in tutto il Paese”.

 

Un nuovo concetto di ambientalismo può ispirarsi anche alle tematiche legate allo sviluppo sostenibile del mare?

“Parlare di ambientalismo significa parlare anche di mare e di politiche sostenibili legate al Mediterraneo. Oggi più che mai è necessario delineare un nuovo approccio nell’utilizzo del mare e delle coste, attuare la Marine Strategy e definire interventi ad hoc per tutelare il nostro mare e rilanciare la blue economy legata al turismo, a partire da iniziative a favore della pesca sostenibile, del turismo e dei trasporti, dell’utilizzo del mare e delle coste. Attuare, insomma, quel modello virtuoso che ci viene imposto dall’Europa capace di riconvertire l’economia del litorale creando uno sviluppo diverso, sostenibile e economicamente duraturo”.

 

Ambiente-sviluppo economico: un binomio possibile nell’Economia del Mare?

“Per anni l’ambiente è stato visto come freno per lo sviluppo economico, oggi per fortuna non è più così. Parlare di tutela ambientale significa parlare anche di economia e occupazione, un binomio che vale anche per l’economia del mare che, secondo Unioncamere, vale il 3,5 del nostro Pil, con 835mila occupati e 185mila imprese. Il mare, oltre ad essere una preziosa e importante risorsa da tutelare, rappresenta dunque un ottimo motore di sviluppo sostenibile per rilanciare l’occupazione e l’economia del Paese attraverso una green economy e una blu economy che incrociano le domande e i problemi dei territori, le risorse e le vocazioni delle città, delle località di mare e delle aree interne del Paese”.