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La sfida dei mari: l’Europa alla prova della competitività marittima globale

 competitività

La navigazione marittima europea, storicamente colonna portante dell’economia e della sicurezza del continente, si trova oggi davanti a una sfida cruciale: mantenere la propria leadership in un panorama globale sempre più competitivo. È questo il cuore del nuovo EU Shipping Competitiveness Study, uno studio commissionato da ECSA e curato da Deloitte, che lancia un campanello d’allarme e offre raccomandazioni strategiche per il futuro del settore.

Con 685.000 posti di lavoro e 54 miliardi di euro di contributo al PIL UE, il settore dello shipping è ben più di una semplice attività logistica: è un asset geopolitico, fondamentale per le catene di approvvigionamento, la sicurezza energetica e il commercio internazionale. L’UE, pur rappresentando solo il 15% del PIL mondiale, controlla circa il 35% della flotta marittima globale in termini di tonnellaggio. Ma questo primato è in pericolo.

Declino relativo e concorrenza globale

Il report evidenzia una progressiva erosione della quota globale della flotta UE, passata dal 40% al 35% nel giro di pochi anni. Il motivo? La crescente attrattività di centri marittimi internazionali come Singapore, Dubai, Hong Kong, Shanghai e persino New York e Londra, che offrono regimi fiscali vantaggiosi, meno burocrazia e politiche industriali aggressive.

Singapore emerge come benchmark globale, grazie a una combinazione di visione strategica, flessibilità normativa e incentivi fiscali generosi, tra cui esenzioni per i marittimi e contributi alla formazione. A confronto, l’Europa appare frenata da normative complesse, costi più elevati e difficoltà di accesso ai finanziamenti, soprattutto per le piccole e medie imprese.

La transizione verde è cruciale, ma pesa

Il passaggio a un’economia sostenibile è necessario, ma comporta costi rilevanti. Le nuove normative europee – dal pacchetto “Fit for 55” al sistema ETS marittimo – stanno aumentando gli oneri operativi per gli armatori europei. Il rischio, secondo Deloitte, è che senza strumenti di compensazione e semplificazioni burocratiche, l’UE perda attrattività rispetto ai competitor globali.

Le raccomandazioni: strategia industriale e investimenti

Tra le proposte chiave del report:

  • Mantenere un regime fiscale competitivo, salvaguardando le linee guida sugli aiuti di Stato (SAGs);
  • Ridurre la burocrazia e semplificare l’allineamento normativo con gli standard IMO e ILO;
  • Potenziare l’accesso ai finanziamenti, in particolare per investimenti in tecnologie green;
  • Sostenere l’upskilling e il reskilling dei lavoratori marittimi: si stima che entro il 2035 saranno necessari 250.000 nuovi profili qualificati solo in Europa.
Verso una nuova strategia marittima europea

La Commissione Europea ha annunciato nel settembre 2024 una strategia industriale marittima, accolta positivamente dal settore. Il report di Mario Draghi sulla competitività, citato nello studio, ribadisce la necessità di una visione coordinata e di lungo periodo per evitare frammentazioni e duplicazioni normative.

In un mondo in cui il commercio marittimo rappresenta il 90% degli scambi esterni dell’UE, il messaggio è chiaro: senza una politica industriale forte e un ecosistema favorevole, l’Europa rischia di perdere la rotta della leadership globale nei mari.

La sfida dei mari: l’Europa alla prova della competitività marittima globale
Roberta Busatto

Giornalista, specializzata in Economia dello Spazio, in Economia del Mare e in Mindfulness - istruttrice MBSR e facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® .Dal 2004 si occupa di Aerospazio e dal 2011 di Economia del Mare. Dirige Economia dello Spazio Magazine, Economia del Mare Magazine e Space& Blue Magazine, oltre a seguire le relazioni istituzionali ed esterne in questi settori per importanti stakeholder. Ideatrice del Progetto "Space&Blue Made in Italy" con il suo Forum Space&Blue e del Progetto "Blue Forum Italia network".