Lo screening delle coste italiane
L’Italia peninsulare – Lungo l’Adriatico emerge la notevole limitazione della componente forestale (con densità mediamente sempre inferiore al 10%) e un impoverimento deciso di tutti i caratteri ambientali del territorio nel segmento geografico che va dall’Emilia Romagna centro-settentrionale, attraverso tutte le Marche fino all’Abruzzo centrale. In questa parte di costa le costruzioni e le infrastrutture, con densità medie fino al 60%, hanno sostanzialmente sostituito ogni altro soprassuolo di valore ecologico le cui densità non superano il 10%. Il restante 30% circa sono aree agricole. Sul versante tirrenico il valore massimo dell’indice dei suoli di valore ecologico è sempre mediamente inferiore al 20% mentre la situazione complessiva è nettamente migliore per le aree forestali, con un indice variabile tra il 10 e il 30%. I settori costieri tirrenici molto densamente urbanizzati sono comunque estremamente estesi, in particolare con valori medi dell’indice di urbanizzazione che oscillano dal 50 fino ad oltre il 60%. Come già detto un ruolo piuttosto importante viene svolto dalle aree protette e delle aree di valore ecologico-habitat soprattutto nel Sud Italia tirrenico.
Le due isole maggiori – La fascia litoranea siciliana, con l’attuale 33%, ha visto incrementarsi le superfici urbane di circa il 300%, quindi un valore ben superiore alla media italiana del 20% che è “solo” il doppio del valore rilevato nel dopoguerra. A fronte di ciò la Sardegna denuncia un aumento di 10 volte, anche se i valori assoluti sardi attuali restano comunque molto contenuti rispetto a quelli siciliani (meno di 10.000 ha totali contro quasi il doppio pur con una fascia costiera più estesa del 25%). Il rapido decollo turistico della Sardegna avviatosi negli anni ’60 è naturalmente la causa prima della proliferazione di costruzioni sulle sue coste, anche a fronte di una dinamica demografica dei comuni rivieraschi sostanzialmente stabile dalla metà degli anni ’70. Un trend lievemente crescente riguarda invece la popolazione litoranea della Sicilia, che con oltre 3 milioni di abitanti, rappresenta comunque oltre il 60% di quella totale. Ma ad un 6% di aumento in mezzo secolo fa riscontro il 300% già dichiarato di aree urbane, e quindi anche per la Sicilia la sovra-dotazione di abitazioni turistiche ha evidentemente portato alla situazione odierna, anche se indubbiamente la presenza di impianti produttivi e commerciali ordinari è molto superiore e diffusa che non in Sardegna.
* Approfondimento collegato al Dossier “Italia: l’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola”


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