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Centinaia di “sentinelle” tecnologiche presidiano i fondali per salvare il mare

Monitoraggio marino

Un mare ricco di vita, ma minacciato dalla presenza sempre più invasiva dell’uomo. È la fotografia complessa che emerge dal monitoraggio marino condotto lungo le coste del Mediterraneo e non solo, presentata al convegno nazionale Il mare di domani, l’assemblea generale conclusiva dello Spoke 1, unità di ricerca del National Biodiversity Future Center (NBFC).

In particolare, è stata presentata un’innovativa campagna di monitoraggio con centinaia di sensori low-cost, stagni e miniaturizzati, applicati a vari organismi, tra cui banchi di Posidonia, in aree come Capo Gallo, Isola delle Femmine, Castellammare del Golfo e Ustica, in Sicilia.
Questa rete di “sentinelle” misura in tempo reale parametri vitali come temperatura, ossigeno e pH, rivelando come ogni organismo risenta delle condizioni microclimatiche che lo circondano.

Tecnologie e nuovi modelli di monitoraggio marino

“Abbiamo cambiato completamente paradigma: prima si usavano pochi sensori molto costosi, distribuiti ogni 100 chilometri. Oggi, grazie alle risorse del NBFC, possiamo distribuire 100 sensori ogni chilometro – ha spiegato Gianluca Sarà, professore ordinario di Ecologia dell’Università di Palermo e coordinatore scientifico dello Spoke 1 del National Biodiversity Future Center.
Questo sforzo senza precedenti è parte integrante del primo triennio di attività dello Spoke 1 ‘Mapping and Monitoring’ del NBFC, che ha riunito a Palermo il 9 e 10 dicembre la sua assemblea generale conclusiva”.

Dati, conoscenza e gestione del mare

I risultati vanno ben oltre la tecnologia: “Partiamo da un paradosso fondativo: conosciamo il 100 per cento della superficie di Marte, ma solo il 2,5 per cento degli habitat marini. Dopo tre anni di lavoro intensivo, che ha coinvolto 14 istituzioni scientifiche italiane, siamo riusciti a incrementare in modo significativo questa conoscenza, superando il 10 per cento della superficie degli habitat marini italiani mappati”.

Un avanzamento reso possibile da una strategia integrata che combina droni aerei e subacquei, intelligenza artificiale per l’analisi delle immagini, campionatori automatizzati di acqua, sedimenti e organismi, e l’impiego di ogni tipo di imbarcazione disponibile.

Questa mole di dati fornisce per la prima volta una baseline solida, una fotografia di partenza essenziale.
“Per costruire il futuro, dobbiamo sapere com’è il presente”, ha sottolineato Sarà.

Pressioni ambientali e biodiversità marina

La conoscenza si traduce in strumenti concreti per la gestione dello spazio marino: “Ora sappiamo come regolare meglio il traffico navale, definire dove la pesca è compatibile con altre attività, come il turismo. Abbiamo strumenti per ridurre i conflitti di uso del mare”. Il monitoraggio conferma però criticità profonde, soprattutto in Sicilia, hotspot di biodiversità e territorio sottoposto a forti pressioni antropiche.
“Lo stato attuale è di un uso del mare molto ampio che, in alcune situazioni, ha portato a un livello di degrado elevato. E ciò che facciamo a terra – ha avvertito Sarà – si riverbera inevitabilmente in mare, influenzandone la salute”.

Effetti cumulativi e sfide future

A sottolineare l’importanza delle pressioni multiple è stata anche Simonetta Fraschetti, ordinaria di Ecologia all’Università di Napoli “Federico II” e co-coordinatrice dello Spoke 1:
“La grande sfida è capire come le minacce – inquinamento, riscaldamento, sedimentazione, rumore – non si sommano, ma interagiscono in modo sinergico, moltiplicando il loro impatto negativo sulla biodiversità”. “La nostra ricerca – ha aggiunto – si è impegnata a trovare soluzioni: valutando l’efficacia delle aree marine protette, identificando strategie per espandere la conservazione in modo intelligente e raggiungere gli obiettivi europei del 2030, rendendo le attività umane sostenibili. Il nostro lavoro deve ora uscire dall’accademia e diventare strumento per i decisori”.

Palermo e il ruolo della ricerca

La scelta di Palermo come sede dell’evento è stata strategica.
“Palermo ha avuto un ruolo fondamentale e la sua università ne è stata del tutto partecipe”, ha affermato Massimo Midiri, rettore dell’Università di Palermo. “Si conclude qui un ciclo di tre anni che posiziona l’Italia all’avanguardia in Europa. A breve questo percorso troverà una casa fisica nel Biodiversity Gateway, luogo di incontro tra scienziati, cittadini e imprenditori, pensato per creare opportunità e favorire un futuro sostenibile per la Sicilia”.

La due giorni si è conclusa con lo spettacolo Biosphera al Real Teatro Santa Cecilia di Palermo, una produzione del National Biodiversity Future Center, che ha tradotto con il linguaggio dell’arte i temi della biodiversità.