Politiche del mare e sovranità: Italia verso una strategia nazionale

L’Italia non ha più paura del mare, ha sintetizzato Gian Enzo Duci, professore del Dipartimento di Economia, in conclusione alla sessione “Risorse marine e rotte marittime: opportunità di crescita e sfide del cluster marittimo italiano nell’era del confronto egemonico”, moderata dalla giornalista Roberta Busatto. “Siamo nella fase in cui abbiamo iniziato a costruire” ha sottolineato Duci.

E la costruzione ha in Pierpaolo Ribuffo, capo dipartimento per le politiche del mare della Presidenza del Consiglio dei ministri, uno dei responsabili: “Sul mare scorre la linfa vitale globale, basta un’interruzione per far collassare l’economia di un Paese trasformatore come l’Italia. Noi stiamo cercando di andare avanti per disciplinare l’accesso agli abissi.

C’è un disegno di legge che sta andando avanti per stabilire un sistema regolatorio per gli accessi sia dei mezzi, sia del personale e per la prevenzione delle interferenze di mezzi pilotati e non pilotati. In preparazione ci sono provvedimenti per istituire la zona contigua e passi avanti sono stati fatti per la Zona economica esclusiva, che riguarderà aree nell’Adriatico con cui l’Italia ha accordi con Grecia e Croazia e il Tirreno Meridionale dove non ci sono rivendicazioni. Si tratta di 90 mila miglia di ZEE, il 48% del totale di ciò che intendiamo rivendicare. Oggi affrontiamo tematiche con visioni d’insieme, abbiamo una nuova consapevolezza marittima, che è una discontinuità a livello di governo.”

Duci ricorda che questa consapevolezza è partita dalla Marina Militare e dall’ammiraglio De Giorgi, e Carmine Lapia, capitano di vascello, ha ricordato che oggi sono 48 le navi operative della Marina e anche l’importanza del mare per l’Italia, una piattaforma sul Mediterraneo, mare dove circolano 10 mila navi al giorno.

Di sicuro l’underwater è uno dei fattori caldi di questi tempi sia per quanto riguarda la sovranità anche tecnologica (cavi sottomarini) sia per la tutela di infrastrutture critiche che possono essere attaccate da Paesi ostili, anche se, ha detto Edoardo Balestra del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, la maggioranza degli incidenti è ancora legata a fattori involontari. “Abbiamo però notato che gli strumenti di soft law per la deterrenza, in un quadro normativo ancora incerto, hanno dimostrato un alto grado di efficacia”. Il mercato dei cavi è in forte ascesa e interseca la sovranità economica, energetica e digitale. Dal 1990 sono 48 i miliardi di dollari investiti.

Il cambio di paradigma governativo si è tradotto con la creazione alla Spezia del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, di cui Roberta Pinotti è presidente: “La politica è stata ricettiva, questa volta. È un mercato che potrebbe valere 400 miliardi entro il 2030 con oltre 50 ambiti di applicazione.” Il Polo per ora è finanziato solo con risorse pubbliche e il compito di Pinotti è quello di coinvolgere anche i privati. Oggi, tramite i bandi, il Polo conta 20 grandi aziende, 175 PMI e 56 università.