Il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia presenta dal 17 settembre la mostra “Chiave Terrestre” dell’artista Giulia Piscitelli (Napoli, 1965), curata da Stefano Chiodi e organizzata da D’Uva, che rappresenta la prima tappa di un nuovo percorso che intreccia i contenuti tematici e storici del mare con le sperimentazioni d’arte contemporanea, aprendo “nuove finestre” sul senso del viaggio, dell’incontro e della memoria.
La scelta di invitare un’artista come Giulia Piscitelli in un luogo simbolico così denso di storia, è legata alla sua attitudine al dialogo: le sue opere scandagliano il senso della navigazione come esperienza spirituale, del pericolo come soglia e del ritorno come promessa di salvezza, senza alterare né sovrastare l’esistente, bensì amplificandone la potenza narrativa.
Il Museo Storico Navale, istituito nel 1923 e di proprietà del Ministero della Difesa, è gestito dalla Marina Militare ed è parte del circuito dei musei militari affidati a Difesa Servizi che ne cura la valorizzazione. Si sviluppa su cinque piani, per un totale di 42 sale e circa 6.000 metri quadrati espositivi, ed è custode e racconta la storia della Repubblica Serenissima, della marineria veneziana e della Marina Militare. L’evento culturale “Chiave Terrestre” rientra nel progetto di valorizzazione del museo promosso da D’Uva, l’azienda concessionaria che da oltre un anno ne cura la gestione per conto di Difesa Servizi.
Nell’architettura storica del Museo a cinque piani tra modelli navali, sezioni dedicate alla marineria, mirabilia e antichi ex‑voto, l’artista inserisce interventi puntuali e discreti. Il titolo della mostra – Chiave terrestre –è un’espressione napoletana che indicava tradizionalmente il rubinetto generale dell’acqua di un palazzo e Piscitelli trasforma l’antico modo di dire in metafora del nostro rapporto con il pianeta: acqua e terra come poli inseparabili, da cui dipendono migrazioni, nutrimento, conflitti, salvezza. La “chiave terrestre” diventa così un emblema per rileggere la lunga storia del rapporto tra la civiltà umana e il mare attraverso oltre 45 opere che l’artista ha disseminato negli ambienti carichi di memorie del Museo.
Il nucleo più consistente di opere in mostra è rappresentato da un gruppo di inginocchiatoi rivestiti di tappeti da preghiera islamici (Una Nuvola Come Tappeto, 2019). Il sincretismo è esplicito: il mobile liturgico cattolico si tinge dei colori di tappeti industriali comprati nei bazar multietnici di Napoli, città natale dell’artista.
Il titolo deriva dal Salmo 105 nella traduzione di Erri De Luca – “Una Nuvola Come Tappeto” – e allude alla protezione divina durante l’Esodo: in un solo oggetto coabitano cristianesimo, ebraismo e islam, richiamo al Mediterraneo come mare di scambi e di conflitti. Accanto agli ex‑voto del museo, l’artista espone le sue Pitture mute: piccole tele anonime, scene bucoliche ricoperte da foglia d’argento.
Il metallo, sottile come pelle, vela e insieme rivela il dipinto sottostante; la pittura diventa rilievo tattile, specchio capace di rimandare allo spettatore l’ombra dei naufragi che popolano le tavolette votive. Al primo piano, la serie delle “mappe”, carte nautiche sulle quali l’artista sovrappone aureole realizzate a foglia d’oro le cui forme derivano da tavole dipinte tre‑quattrocentesche da cui riprendono il titolo (come in Corpus Christi Ponitur in Sepulchro, 2022).
Sottratti i santi, le ellissi dorate affiorano tra linee di costa, indicazione di rotte e di profondità marine. Il contrasto fra i colori tenui usati dai cartografi e lo splendore metallico dell’oro evoca il difficile incontro tra il soprannaturale e la storia umana: l’aureola, segno di salvezza, si trasforma in bersaglio, esplosione, miraggio di terre promesse.
La riflessione prosegue negli “arazzi” (Vela latina, 2015; Firma, 2015): l’immagine non è ottenuta dall’artista con mezzi tradizionali ma ricavata scolorendo il velluto con la candeggina. Sagome di vele, compassi, attrezzi nautici appaiono come negativi fotografici, icone dell’impronta e della rotta, mentre la superficie del tessuto ricorda carte meteorologiche o pellicole bruciate dal sale. Nel percorso trova poi posto Planeta (2018): un paramento liturgico realizzato con il kevlar ricavato da un giubbotto antiproiettile. Il giallo oro delle fibre svela qui l’ambivalenza fra guerra e rito: protezione del corpo, ma anche vulnerabilità di fronte a poteri terreni. Completano il percorso il video BRICST(2013), in cui sventola ininterrottamente la bandiera rossa utilizzata per proibire l’accesso in caso di pericolo, e altre opere (come La mia casa, 1970-2025; Il braccio di Maria, 2015, Borraccia futurista, 2020) che testimoniano ulteriori sfaccettature del lavoro di Giulia Piscitelli.
Nell’esposizione Chiave terrestre il Museo Storico Navale diventa palinsesto: il mare come specchio, la fede come ancoraggio, l’oro come luce e ferita. Viaggio, salvezza, tecnica, volontà di conquista e consapevolezza del limite si intrecciano in un percorso aperto e sorprendente. Fra disincanto e slancio rigenerativo, le opere di Giulia Piscitelli scuotono l’inerzia dello spettatore, ricordando la caparbia persistenza delle cose e l’illusione della durata, mentre l’acqua – prima e ultima frontiera dell’umanità – resta la chiave da cui dipende il nostro futuro comune.
Contrammiraglio Antonino Lo Duca – Direttore del Museo Storico Navale: “Il Museo Storico Navale della Marina Militare è stato formalmente istituito con Regio Decreto 8 febbraio 1923, unitamente al Museo Tecnico Navale di La Spezia, con l’intento di mantenere vive le tradizioni della marineria, fin dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia, e della Marina Militare.
Il Museo di Venezia può vantare le sue origini proprio dall’esigenza di conservare, fin dal 1600, i progetti delle navi ai tempi della Serenissima non come disegno bensì come modelli in scala, custoditi entro le mura dell’Arsenale. Il patrimonio storico cultuale da allora raccolto, dal 1964 è organizzato e custodito nell’attuale sede, in un edificio che fu uno degli antichi granai della Serenissima; negli anni ha conosciuto progressivi ampliamenti, anche in spazi aperti interni all’Arsenale, ed iniziative gestionali per una sempre più efficace valorizzazione del bene culturale, raccontandolo nel modo più idoneo a generare un profondo senso di coinvolgimento del visitatore. L’idea di realizzare una mostra temporanea, pensata per integrarsi nel tradizionale contesto permanente, costituisce un ulteriore tassello di questa progettualità, secondo un filo conduttore di sintesi sul piano estetico e di incentivo su quello intellettuale.”
Ilaria D’Uva, CEO D’Uva srl: “È con grande soddisfazione che D’Uva ha organizzato al Museo Storico Navale di Venezia la mostra di Giulia Piscitelli, prima tappa di un percorso inedito che intreccia la tradizione del MUNAV con le sensibilità dell’arte contemporanea. Da marzo 2024 abbiamo avviato un piano di valorizzazione che ha portato, in un solo anno, al raddoppio dei visitatori. Oggi il museo prosegue in un cammino di rinnovamento e con questo evento si apre a una programmazione culturale che include eventi capaci di aprire nuove finestre sul senso del viaggio, dell’incontro e della memoria, per offrire ai visitatori esperienze sempre più significative. Ringrazio la Marina Militare e Difesa Servizi della fiducia e invito tutti a visitare la mostra “Chiave Terrestre” che, senza alterare la struttura museale, ne stravolge e ne arricchisce la prospettiva, invitandoci a guardare il museo con occhi nuovi.”
Stefano Chiodi, curatore della mostra “Chiave Terrestre: “Con le loro configurazioni allusive, le opere di Giulia Piscitelli condensano la frizione fra un presente disordinato – segnato da migrazioni, conflitti, precarietà –, un sentimento del mondo e dell’umanità inseparabile dai manufatti che ne raccontano la storia e la caparbia ma non scontata resistenza dell’arte. Trasformando il Museo Storico Navale in un palinsesto da decifrare, l’artista vi innesta una fitta trama di rimandi: dal viaggio come promessa di conoscenza e di conquista cruenta al rischio ineludibile del naufragio e della sconfitta; dall’ambivalenza della tecnica all’errore che insidia ogni progetto; dalla violenza inscritta in armi e uniformi alla speranza e all’illusione custodita negli ex voto.”
Giulia Piscitelli, artista: “Penso che l’acqua sarà la prossima frontiera dell’umanità: risorse idriche, siccità, migrazioni – tutto oggi riguarda o coinvolge l’acqua. Il titolo (della mostra) è un promemoria futuro. Venezia, poi, è acqua che si fa città, potenza marittima, rete di relazioni, di commerci, di guerre, di scambi, di viaggi. Nel Museo Navale convivono archetipi diversi – nave mercantile, nave da guerra – che raccontano i diversi significati dell’acqua: scambio, conquista, difesa. (…) quando espongo in luoghi non progettati per l’arte – chiese, musei, qui un museo navale – mi interessa innestarmi in un organismo preesistente. Porto lavori già nati, li scelgo come moduli da incastrare in una narrativa che mi precede. Non è uno spazio neutro: è una stratigrafia, un deposito di storie.”



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