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WSense, dalla ricerca all’industria: una case history italiana di trasferimento tecnologico

Da sin Levi, Polimeni, Petrioli, Folgiero. Credito: WSense

Dalla ricerca della Sapienza Università di Roma alla crescita internazionale, fino all’ingresso nel perimetro di uno dei principali gruppi industriali europei. La storia di WSense, spin-off universitario oggi scale-up deep tech con una presenza internazionale, rappresenta un caso concreto di come una tecnologia nata dalla ricerca pubblica possa trasformarsi in impresa e arrivare alla grande industria. E racconta, attraverso un percorso che oggi rappresenta ancora un’eccezione nel panorama italiano, come ricerca, capitale, ecosistema e industria possano concorrere alla costruzione di un campione tecnologico europeo.

Nata dalla ricerca accademica della Sapienza nel campo delle comunicazioni subacquee, WSense ha sviluppato tecnologie proprietarie per il monitoraggio e la comunicazione underwater e per l’Internet of Underwater Things, portando la capacità di trasmettere dati in ambienti subacquei complessi verso applicazioni industriali e mercati internazionali.

Un percorso reso possibile non soltanto dalla qualità della ricerca e dalla capacità imprenditoriale del team, ma dalla progressiva costruzione di un ecosistema di sostegno alla crescita: investitori italiani e internazionali hanno accompagnato le diverse fasi di sviluppo della società, mentre CDP Venture Capital ha contribuito a rafforzare la capacità del sistema italiano di sostenere una deep tech nel passaggio dalla ricerca alla dimensione industriale.

Oggi questo percorso entra in una nuova fase con l’ingresso di Fincantieri come azionista di maggioranza. Un’operazione che, come annunciato lo scorso luglio, apre una nuova fase per WSense, che mantiene autonomia, identità e continuità manageriale, mettendo al tempo stesso le proprie tecnologie e competenze al servizio della strategia underwater di uno dei principali gruppi industriali europei.

Il valore della storia, tuttavia, va oltre l’operazione societaria. WSense rappresenta infatti un caso concreto di trasferimento tecnologico compiuto: una tecnologia nata nella ricerca pubblica, trasformata in impresa attraverso capitale e competenze, portata sui mercati internazionali e infine integrata nella strategia industriale di un grande gruppo globale. È questa la traiettoria che l’ecosistema italiano è chiamato a rendere sempre più frequente: non soltanto generare ricerca di eccellenza, ma creare le condizioni perché quella ricerca possa diventare impresa, crescere, scalare e contribuire alla competitività industriale del Paese.

È proprio questo il significato dell’incontro tenutosi nella sede romana di WSense, che ha riunito l’AD di Fincantieri Pierroberto Folgiero, la Magnifica Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, l’AD di CDP Venture Capital Emanuele Levi, e gli investitori internazionali che hanno creduto in WSense e ne hanno sostenuto il percorso fino all’ingresso di Fincantieri.

“Sei anni fa parlavamo del potenziale dell’università e della possibilità di trasformare la ricerca in innovazione e impresa. Oggi la storia di WSense dimostra concretamente che questo può accadere: quando l’ecosistema universitario viene correttamente stimolato e sostenuto, la ricerca può trasformarsi in un’impresa capace di crescere e competere a livello internazionale. Per questo credo che la storia di WSense vada raccontata ai nostri giovani ricercatori e dottorandi: perché dimostra che tra università e industria può esistere una traiettoria concreta e che, quando si costruisce una visione comune, si liberano energia, creatività e nuove opportunità per il sistema e per il Paese.”, ha sottolineato Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice della Sapienza Università di Roma.

“L’ingresso di Fincantieri apre per WSense una nuova fase, ma soprattutto rende concreto un modello di polo industriale underwater basato sull’integrazione verticale e sulla collaborazione tra realtà che mantengono autonomia, competenze e identità imprenditoriale. – ha spiegato la CEO e co-founder di WSense, Chiara Petrioli – In questi primi mesi abbiamo già potuto sperimentare il valore delle sinergie tra le diverse realtà che ne fanno parte, con WSense nel ruolo di abilitatore e integratore delle soluzioni. È un modello nuovo, in cui una grande azienda sceglie di mettere l’innovazione al centro del proprio posizionamento in un dominio strategico e, allo stesso tempo, crea le condizioni perché l’imprenditorialità e le competenze specialistiche continuino a crescere. L’obiettivo è costruire un ecosistema underwater unico in Europa per capacità di integrare tecnologie, competenze e soluzioni lungo l’intera filiera.”

“WSense è la dimostrazione che l’Italia possiede tutte le competenze necessarie per generare innovazione di livello mondiale: ricerca universitaria, imprenditorialità, capitale e capacità industriale. La sfida è mettere questi elementi a sistema e accompagnarne la crescita. L’ingresso di WSense nel perimetro di Fincantieri si inserisce proprio in questa prospettiva: favorire l’incontro tra tecnologia e mercato e contribuire alla costruzione di una filiera underwater d’eccellenza, con l’ambizione di consolidare un campione internazionale capace di competere nei domini strategici del futuro.”, ha commentato Pierroberto Folgiero, AD e Direttore Generale di Fincantieri.

Un modello da rendere replicabile

La storia di WSense mostra che il trasferimento tecnologico non si esaurisce nel passaggio di una tecnologia dal laboratorio al mercato. Richiede un ecosistema capace di accompagnare una ricerca ad alto potenziale lungo tutte le fasi della sua trasformazione: dalla validazione scientifica alla costruzione dell’impresa, dalla raccolta di capitali alla crescita internazionale, fino all’incontro con la grande industria.

È un modello particolarmente rilevante per il deep tech, dove tempi di sviluppo, complessità tecnologica e fabbisogno di capitale rendono indispensabile la collaborazione tra università, investitori, istituzioni e industria. WSense dimostra che questa traiettoria può essere costruita anche in Italia. E che una tecnologia nata dalla ricerca pubblica italiana, quando trova le condizioni per crescere, può diventare un’impresa internazionale e contribuire alla competitività di un grande gruppo industriale europeo.

La sfida, ora, è fare in modo che WSense non resti un caso isolato, ma diventi un modello replicabile: perché la ricerca italiana possa trasformarsi più spesso in tecnologia, impresa e competitività industriale.